Avremmo voluto parlare con Sigfrido Ranucci. Avremmo: perché purtroppo non siamo riusciti a farlo. La telefonata con il conduttore di Report è infatti durata qualche minuto.
Giusto il tempo di esser ripresi per non averlo interpellato prima di pubblicare il vocale che, nel 2021, aveva inviato alla giornalista Valentina Pelliccia: «Tu puoi immaginare come sto; che ti devo dire?». Gli chiediamo se possiamo porgli qualche domanda, ma mette subito le cose in chiaro: «Se convinci il mio avvocato… Mi ritrovo dei virgolettati sul giornale…».
Ribattiamo che però quei virgolettati sono veri e riprendono parola per parola ciò che lui stesso aveva inviato alla giornalista qualche fa. «Mi dovevi chiamare prima, capisci? Prima di pubblicare quella roba (sic), che te la spiegavo bene».
Rispondiamo che però a Report non funziona proprio così, come del resto dimostra anche l’audio riguardante Gennaro Sangiuliano sbattuto su Rai3. «Si vede che non vedi Report perché noi ci basiamo proprio sul contraddittorio».
Allora, contraddittorio per contraddittorio, proviamo ancora una volta a ribattere, a guadagnare un po’ di tempo, per porre qualche altra domanda ma nulla: «Ti mando il numero di telefono del mio avvocato, se riesci a convincerlo…».
Ci proviamo. Scriviamo all’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, che ci chiama prontamente. Modi affabili, gli spieghiamo la nostra necessità: abbiamo appena sentito il conduttore di Report, vorremmo parlargli con calma, soprattutto per chiedergli a cosa si riferisse esattamente quando diceva che in Rai «c’è un po’ di mafia e di massoneria».
Ma lui ci spiega che «in questa entropia generale data da uno sfondo di indagine e la vivacità dei rilasci giornalistici trasversali e sui temi più disparati, il mio consiglio tecnico, e di opportunità, è di non aggiungere rumore al rumore di fondo». Che è pure comprensibile, anche se quella dichiarazione rilasciata da Ranucci su mafia e massoneria in Rai meriterebbe un approfondimento e, soprattutto, non ha nulla a che fare con l’inchiesta riguardante l’attentato da lui subìto.
Quindi, almeno teoricamente, se ne potrebbe (e dovrebbe) parlare. Continuiamo ad ascoltare l’avvocato che poi però, come ci aveva anticipato, ci lascia, con una promessa: «La posso richiamare tra poco?». Certo. Quando ormai avevamo perso ogni speranza, De Vita richiama. Modi sempre affabili, ma tetragono nel non far parlare il suo assistito. Una preoccupazione perché, sottolinea, si è perso di vista che, all’origine di tutto, c’è stata una bomba piazzata contro Sigfrido e la giustizia deve fare il suo corso. Niente da fare, quindi. Per ora, di mafia e massoneria in Rai non si può parlare. Speriamo nel futuro.
Abbiamo poi provato così a contattare Luca Bertazzoni e Giulia Innocenzi. Il primo non ci ha risposto al telefono ma, dopo avergli scritto che avremmo avuto piacere ad avere una sua dichiarazione su mafia e massoneria in Rai, ci risponde gentilmente: «Ciao Matteo, grazie dell’interesse ma non so proprio come potrei esserti utile. Buon lavoro». Nulla di più. Resta però singolare che una redazione abituata a fare domande sia però così poco propensa a riceverne.
Certo, ha ragione l’avvocato del conduttore di Report quando dice che la situazione è complessa. Lo dimostra anche l’articolo, a firma Fabrizio Caccia, pubblicato ieri dal Corriere e intitolato Da De Gregorio alla tiktoker fino all’amica Boccia. Nella galassia di Ranucci. Un affresco del mondo che gravita attorno al vicedirettore Rai, il cui caso è stato definito da Fulvio Abbate «il giallo dell’estate». Del resto, in questa vicenda c’è tutto: un evento drammatico (l’attentato), il sesso appassionato raccontato ne La scelta e poi ritrattato, i rapporti poco limpidi con l’«amico fraterno» Valter Lavitola, che potrebbe essere pure il mandante dell’attacco. Sono questi gli elementi del «giallo dell’estate» su cui sta indagando il comitato etico della Rai.
Di Ranucci ieri ha parlato anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha risposto a Elly Schlein. La segretaria dem infatti aveva affermato: «Non ho mai fatto nessun collegamento fra governo e mandanti, parlavo del fatto che bisogna difendere la libertà di stampa in ogni Paese sennò chi fa quel mestiere è più esposto. La destra continua a strumentalizzare per coprire i fallimenti del suo governo». Dichiarazione subito smentita dalla Meloni, che ha citato le frasi pronunciate dalla democratica in questi mesi che collegavano, in modo più o meno palese, l’esecutivo all’attentato a Ranucci: «Le parole hanno un peso. Anche le allusioni. E chi ha scelto di gettare ombre sul Governo e sull’Italia, addirittura davanti a una platea internazionale, oggi non dovrebbe negare l’evidenza. Dovrebbe semplicemente chiedere scusa», conclude la presidente del Consiglio.
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