Lo Stato «manganella» i poliziotti
iStock
A Terni, un rumeno nudo sfascia le auto e attacca gli uomini in divisa. Solo che a finire nei guai è l’agente che, per fermarlo, usa lo sfollagente. Allora, che glielo danno a fare?

Venerdì sera un agente della polizia ha arrestato a Rieti un venticinquenne romeno mentre, dopo essersi denudato, e in evidente stato di alterazione, danneggiava alcune auto parcheggiate ed evidentemente, dopo aver provato a dissuaderlo e non riuscendo a farlo, ha nientepopodimeno che utilizzato il manganello. Finale della vicenda: il poliziotto è stato sottoposto a un procedimento disciplinare e gli atti sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria, poiché qualche passante ha filmato il poliziotto mentre manganellava colui che è indagato per danneggiamenti e offese e resistenza a pubblico ufficiale, in stato di evidente alterazione. Io non so cosa succederà al venticinquenne romeno, ma con tutta probabilità a Terni, tra non molto, lo ritroveremo in giro in attesa di fare qualche altra buona azione, mentre sono certo di quello che succederà all’agente di polizia, che dovrà subire un procedimento disciplinare e magari anche un processetto, con tutto ciò che questo implicherà per il suo lavoro e per la sua eventuale carriera. Certo non si tratterà di encomi.

Ora, mettiamo che – ed è tutto da dimostrare che il poliziotto potesse agire diversamente – il romeno non dovesse agire così come ha agito e dovesse essere sottoposto non a un procedimento disciplinare, ma a uno legale e anche in modo veloce, proprio a partire dallo stesso video che, invece, per ora, è stato utilizzato ai danni del rappresentante delle forze dell’ordine, il quale, tentando di riportare all’ordine una situazione che stava degenerando, anzi era già degenerata, è intervenuto con gli strumenti che gli mette a disposizione lo Stato non certo per giocare a baseball o per allontanare le zanzare ma per proteggere gli altri, le cose e anche sé stesso.

Ma facciamo in Italia un atto di coraggio: togliamo i manganelli ai poliziotti, forniamoli di micro megafoni per intimare ai delinquenti la resa: «Sei circondato, arrenditi!». Per intenderci, tipo telefilm dell’ispettore Callaghan. Diamo ai poliziotti dei manganelli di plastica come quelli che si usano a carnevale, forniamogli delle bombolette di gas puzzolente (non urticante, per carità), forniamogli pistole ad acqua tipo quelle che si usano sulle spiagge d’estate, al massimo concediamogli di fare gavettoni ai delinquenti.

Questo il comunicato della Questura: «In riferimento a un video che riprende il momento del controllo, sebbene sia evidente che il soggetto (il romeno, ndr) è in stato di forte alterazione, uno degli operanti utilizza lo sfollagente in dotazione; per tale comportamento è già stata avviata un’inchiesta disciplinare a suo carico ed è stata informata l’autorità giudiziaria». Ma non finisce qui: «Il venticinquenne rumeno», continua la nota, «che si era anche denudato, è stato arrestato dalla polizia per i reati di danneggiamento aggravato, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e, su disposizione dell’autorità giudiziaria è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione». Arresti domiciliari? Ma uno che è in stato forte di alterazione, provoca lesioni a un agente di polizia e, denudatosi, sfascia delle auto, è un soggetto socialmente pericoloso o no? Chi lo controllerà presso la sua abitazione? Sarà controllato? No, perché non è necessario un criminologo o uno psichiatra forense per capire che uno così, il giorno dopo, può drogarsi o ubriacarsi di nuovo e commettere altri reati. Troppe ne abbiamo viste per non porci questi interrogativi.

Dice il comunicato della Questura che lo sfollagente – il manganello – il poliziotto lo aveva «in dotazione». Bene, per fare cosa? Non c’erano qui gli estremi per usarlo? È lo stesso comunicato che ce lo dice descrivendo la scena, gli oltraggi e le lesioni. Non lo supponiamo noi. E allora perché il procedimento disciplinare? E nel caso occorreva darne pubblicità, creando un effetto di via libera per altri potenziali sfasciatori di auto?

Cosa avrebbe dovuto fare il pubblico ufficiale, cioè colui che è lì per difendere i cittadini e i loro beni: mettere il suo corpo tra le auto e il romeno a mo’ di airbag? Provare a spiegargli gli articoli del Codice civile e penale che lo riguardavano in quel momento? Fare un’opera di catechesi legislativa? Mah, francamente, si tratta di qualcosa di cui ci sfugge la logica. Che andrebbe spiegata non a noi, ma ai proprietari di quelle auto e ai cittadini di Terni.

Da non perdere

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone
Le Firme

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone

Caro Roberto Giachetti, le scrivo questa cartolina perché confesso che siamo rimasti delusi: quando l’abbiamo vista lì, incatenata al seggio di Montecitorio con le manette comprate al sexy shop, armato di pazienza e di pannolone, ci aspettavamo uno show degno…