Grillo ritorna per delirare: «Passamontagna e brigate di cittadinanza»
Beppe Grillo (Ansa)
Il comico inneggia al reddito universale flirtando con gli Anni di piombo. La Lega dura: «Il capo dei dem si deve dissociare».

Vicini per un abbraccio ma non sul palco. Dopo una telefonata notturna con il leader M5s, Giuseppe Conte, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha cambiato idea e ieri si è fatta vedere alla manifestazione contro il precariato del M5s. «Questa non è la piazza del M5s, è la piazza della maggioranza del Paese. Al di là delle aspettative (10-15.000 persone hanno esagerato gli organizzatori, ndr). Serve una piazza per osteggiare l’andamento e il lassismo del governo», ha detto Conte prima di mettersi a correre per raggiungere la testa del corteo e reggere lo striscione #BastaVitePrecarie per le foto opportunity.

La Schlein ha spiegato così la sua presenza: «Vogliamo unire le nostre battaglie dentro e fuori il Parlamento. Una di queste è per il lavoro di qualità e per il salario minimo». «Per il dialogo siamo sempre disponibili», ha precisato il leader pentastellato, «apprezzo il fatto che sia venuta Schlein, che sia venuto Fratoianni e tantissime forze sociali e politiche».

Sul palco l’ex avvocato del popolo ha riunito gli esodati del superbonus e quelli del reddito di cittadinanza, Ultima generazione e il mondo pacifista con Moni Ovadia, le tendine, i cattolici dell’Acli e il mondo Arci. «Questo governo da quando si è insediato ha subito cambiato faccia: sono tornati alle trivelle, al carbon fossile e hanno voltato le spalle alla transizione ecologica. Non lo permetteremo», ha esordito Conte dal palco. «La premier Meloni, gradassa, si è rimangiata la formula 1.000 euro con un clic». Poi le critiche all’autonomia differenziata, «riforma scellerata con cui Fdi paga dazio alla Lega».

Poi l’affondo sulla scomparsa di Silvio Berlusconi: «Abbiamo avuto una celebrazione a reti unificate. Un’orgia celebrativa, mi hanno attaccato perché non sono andato al funerale. Noi non siamo ipocriti, sappiamo distinguere il cordoglio ai familiari, ma non ci chiedete di confondere la nostra storia e i nostri valori con la parabola politica di Berlusconi. La nostra parabola politica non può avere a fondamento chi ha contribuito al degrado dell’etica pubblica».

Un commento anche sugli attivisti per il clima: «Possiamo anche non condividere gli atti dimostrativi di Ultima generazione ma li dobbiamo ascoltare». Poi Conte ha «minacciato» una sorta di countdown con cui il M5s incalzerà il governo e la Meloni, «ormai brutta copia di Renzi» su salario minimo legale, rafforzamento del reddito di cittadinanza, eliminazione del precariato selvaggio e delle disuguaglianze salariali nelle aziende, prelievo degli extraprofitti, tutela del servizio sanitario nazionale. «Non faremo sconti sulla pace a una Meloni che si era detta pronta e invece è prona alle indicazioni di Washington e Bruxelles sulla guerra».

Alla fine, a sorpresa, è arrivato Beppe Grillo, il garante del Movimento che tra un vaffa e l’altro ha parlato del lavoro: «È un incantesimo. Bisogna disincantarlo. Non dobbiamo proteggere il lavoro ma il lavoratore. Ci sarà una pandemia che farà milioni di disoccupati: l’industria che oggi assume un ingegnere italiano lo licenzierà per assumerne uno cinese o indiano, e noi non ce ne stiamo accorgendo. Le grandi multinazionali stanno facendo profitti distruggendo, non costruendo posti di lavoro. Le università e le scuole sono impreparate a capire che tipo di lavoro ci sarà fra 20 anni. Il progresso va talmente veloce che non ce ne accorgiamo neanche più. Il reddito universale incondizionato è l’unica battaglia che dobbiamo portare avanti». Per poi concludere: «Fate le brigate di cittadinanza, mettete il passamontagna e reagite».

Parole durissime, che non sono andate giù alla maggioranza. «Gravi, sconcertanti e inaccettabili», le ha definite la Lega. «Parlare di brigate di cittadinanza e passamontagna per invitare i cittadini a reagire evoca pagine drammatiche», prosegue la nota, «ci chiediamo se anche Elly Schlein sia pronta a indossare il passamontagna, si dissoci».

Da non perdere

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone
Le Firme

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone

Caro Roberto Giachetti, le scrivo questa cartolina perché confesso che siamo rimasti delusi: quando l’abbiamo vista lì, incatenata al seggio di Montecitorio con le manette comprate al sexy shop, armato di pazienza e di pannolone, ci aspettavamo uno show degno…