Caro Orazio Schillaci, caro ministro della Salute, le scrivo per esprimerle la mia ammirazione: nel Paese delle porte aperte, lei è diventato il maestro delle porte chiuse.
Per esempio: è bravissimo nel chiudere la porta in faccia ai danneggiati dei vaccini Covid, a differenza di quello che hanno fatto i suoi colleghi negli altri Paesi europei. È giusto, santo cielo: che cosa vogliono costoro? Si sono fidati delle istituzioni, hanno esposto il loro braccio alla punturina di Stato, poi sono stati male e sono stati abbandonati come stracci usati. Ora continuano a bussare alla sua porta, ma lei orgogliosamente resiste: non li vuole proprio vedere. Non ne vuol sapere. Li lascia fuori. Al che devo dire che mi sono un po’ ricreduto su di lei: certo, come ministro è una pippa. Ma come buttafuori potrebbe avere un futuro.
Qualche giorno fa le vittime degli effetti avversi si sono ritrovati a Padova. Erano presenti anche alcuni danneggiati di altri Paesi. Hanno testimoniato come i loro rispettivi ministri li abbiano ricevuti. All’estero qualcosa si muove, insomma. Lei invece, niente. Irremovibile. È così che si fa, caro ministro, tanto prima o poi questi disgraziati moriranno no? Così non la disturberanno più. Per altro, oltre un anno fa (era il marzo 2024) lei aveva anche annunciato la nascita di una commissione scientifica per studiare gli effetti avversi da vaccino Covid. Che fine ha fatto? Si è persa nelle nebbie del ministero? Ha deciso di lasciare fuori dalla porta anche quella? Complimenti ministro: grazie alla sua implacabile fermezza, lei è riuscito a ridarci Speranza. Purtroppo con la maiuscola.
Del resto era stato proprio l’ex ministro a nominarla nel Consiglio superiore della Sanità. E lei, caro Schillaci, fervido sostenitore del green pass, non ha mai voluto tradirlo. Cinquantanove anni compiuti ad aprile, romano de Roma, laurea alla Sapienza, docente e poi rettore a Tor Vergata, catapultato al ministero non si sa da chi (Mattarella?), sul Covid ha continuato la linea del suo predecessore. E per il resto non ha fatto nulla. È passato un anno ormai dalla sua legge sulle liste d’attesa, e le liste d’attesa sono ancora lì, insieme alla legge inattuata. Negli ultimi giorni l’ho sentita scagliarsi contro la piaga dei medici gettonisti, la piaga delle disuguaglianze territoriali e la piaga della mancanza di prevenzione. Dimentica che è da tre anni che lei è lì, e le piaghe avrebbe dovuto fare qualcosa per combatterle, anziché denunciarle. «Serve un nuovo approccio», ha detto l’altro giorno. Sicuro, serve un nuovo approccio. Ma non è che serve pure un nuovo ministro?
Nel caso dovesse venire qualcuno per farla sloggiare, però, non sarà facile perché ovviamente lei terrà la porta chiusa. È l’unica cosa in cui è imbattibile: chiudere la porta in faccia. Come sta facendo con le vittime di effetti avversi: «I vaccini hanno sempre un rapporto rischi/benefici favorevole» ha messo per iscritto nei suoi documenti. Come faccia a dirlo, dal momento che gli effetti dei vaccini Covid non li ha ancora fatti studiare, è difficile dirlo. Ma sugli studi scientifici c’è poco da dire, lei è un maestro: qualche tempo fa, per esempio, l’hanno accusata di aver pubblicato dati copiati e farlocchi. «Mi sono fidato di un microscopista», s’è giustificato lei. Bella scelta, si capisce. Solo che non spiega perché noi dovremmo ancora fidarci di lei.
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