I colori delle moschee e i percorsi di Agatha Christie salvano Istanbul dalla morsa di Erdogan

- Torsione autoritaria verso l'interno e progressiva "iranizzazione" verso l'esterno: è questa la doppia curvatura che sta caratterizzando in questi mesi la Turchia. Ed entrambi i processi, per nulla rassicuranti, sembrano purtroppo incoraggiati - o almeno non ostacolati - da una relativa mancanza di strategia da parte dell'Occidente, da un'anomala carenza di iniziativa non solo da parte della solita Ue ma pure da parte dell'amministrazione Trump.
- Restano però tanti motivi ancora validi per trascorrervi un week end. I celebri monumenti e i luoghi di culto. Perché non scegliere il giallo come filo conduttore di una vacanza nella città del Bosforo? Da Agatha Christie a Esmahan Aykol: tour della città seguendo i più noti detective della letteratura.
Lo speciale comprende due articoli, una gallery fotografica e consigli utili ai viaggiatori
Torsione autoritaria verso l'interno e progressiva "iranizzazione" verso l'esterno: è questa la doppia curvatura che sta caratterizzando in questi mesi la Turchia di Recep Erdogan. Ed entrambi i processi, per nulla rassicuranti, sembrano purtroppo incoraggiati - o almeno non ostacolati - da una relativa mancanza di strategia da parte dell'Occidente, da un'anomala carenza di iniziativa non solo da parte della solita Ue ma pure da parte dell'amministrazione Trump.
Sul piano interno, la stretta già pianificata dall'autocrate prima del tentato e confuso golpe del 2016 si è così perfezionata, assumendo proprio il rischio di golpe contro di lui come la perfetta ragione per procedere a vere e proprie purghe: dunque, è stato instaurato uno stato d'eccezione che di fatto non è mai venuto meno, con arresti e licenziamenti a valanga, e un'atmosfera di paura che domina tutta la vita pubblica.
Chi scrive ha assistito personalmente, anche in convegni internazionali, alla scena abbastanza impressionante di personalità politiche turche accompagnate da occhiuti interpreti (chissà: forse incaricati non solo di tradurre, ma anche di sorvegliare…) e preoccupate di scandire e lasciare a verbale la propria giustificazione di ogni atto del regime, senza sfumature: perfino le chiusure di giornali di opposizione (in qualche caso riaperti, ma con una linea improvvisamente filogovernativa), perfino gli arresti, perfino la descrizione di qualunque avversario interno come potenziale terrorista o pericolo per la stabilità. In questo quadro, immaginare bilanciamenti istituzionali, pesi e contrappesi, sarebbe pura illusione.
A tutto ciò ha fatto da pendant, sul versante esterno, un processo di "iranizzazione". È come se, proprio mentre a Teheran il modello islamista-nazionalista a tendenza imperiale (in versione sciita) mostra crepe e scricchiolii, ad Ankara Erdogan stesse immaginando un analogo schema, sempre islamista-nazionalista, ma ovviamente con protagonismo turco. Un avvitamento che - per certi versi, mutatis mutandis - accosta l'Ankara del 2019 alla Teheran del 1979.
Così, la Turchia moderna e laica, l'ambizione di Ataturk, la membership piena della Nato e dell'Occidente, sono oggi soltanto un ricordo sempre più pallido e scolorito. Ciò che prevale è un richiamo a un destino assai diverso, a spinte profonde e quasi archetipiche per la società turca: islamismo, nazionalismo, culto dell'uomo forte, e aspirazione a giocare un ruolo da potenza autonoma.
Tutto ciò determina conseguenze pesanti, la prima delle quali riguarda la Nato, della quale la Turchia è ancora formalmente parte. Ma in una condizione di ambiguità che rischia di nuocere profondamente all'Alleanza atlantica, che si ritrova con un membro così influente con un piede dentro e l'altro fuori (insieme alla testa).
E qui sorge un dubbio legittimo su una carenza di iniziativa – finora – da parte dell'amministrazione Trump, che è stata attivissima su vari fronti e teatri (Cina, Nord Corea, Arabia Saudita, Iran), ma che finora non ha voluto o potuto affrontare questo dossier, e non ha posto Erdogan di fronte alle sue responsabilità, e a nodi e contraddizioni da sciogliere.
Inutile dire che una paralisi ancora più completa investe l'Europa, che ha ricoperto la Turchia di ingentissime risorse per la gestione dell'immigrazione, ma che si è di fatto consegnata a un ambiguo controllo del rubinetto di profughi e migranti da parte di Erdogan. Un chiaro ricatto politico rispetto al quale Bruxelles non sembra avere elaborato alcuna credibile contromisura.
Il terzo fronte riguarda la triangolazione tra Turchia-Iran-Russia, tre paesi che coverebbero reciproche ostilità e diffidenze. Nel caso di Russia e Iran, c'è anche un'oggettiva concorrenza sul terreno energetico. Eppure, la carenza di un'iniziativa occidentale può sempre più indurre Ankara, Teheran e Mosca a una convergenza di comodo, ad attenuare e mitigare le differenze. Laddove una decisa iniziativa occidentale potrebbe essere utile ad evitare di compattare quei tre paesi, e semmai a evidenziarne le diversità di obiettivi e interessi. Ad esempio, un nuovo e convincente piano americano e occidentale per la pace in Medio Oriente potrebbe immaginare un ruolo, un posizionamento per la Turchia, riducendo gli spazi di intesa tra Ankara e Teheran.
E questo avrebbe un effetto di sponda interessante anche dal punto di vista di Israele. Un'intesa (anche energetica: gasdotti, eccetera) con la Turchia renderebbe ad esempio meno necessaria la ricerca di alternative complicate, quelle che coinvolgono Cipro e la Grecia. Si ricorderà che proprio a Nicosia, a margine del recente South Eu Summit, cioè l'incontro dei Paesi del Sud dell'Ue (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Grecia), si è molto parlato del gasdotto EastMed, chiamato a portare gas israeliano e cipriota verso la Puglia, transitando per la Grecia. Previsti 4-5 anni di lavori, con partenza entro il primo semestre di quest'anno. Si tratta di un dossier - dal punto di vista italiano - su cui si registra continuità tra i governi precedenti e l'esecutivo gialloblù, con un ok ribadito da Matteo Salvini nel corso della sua recente visita in Israele. Ma è evidente che un'intesa piena e credibile con la Turchia offrirebbe a tutti opportunità e alternative.
Daniele Capezzone
Da Agatha Christie a Esmahan Aykol: tour della città all'insegna del giallo

Iham Gencer, il pianista ultra novantenne del Pera palace
Che Istanbul sia una città piena di fascino lo si può leggere su centinaia di guide turistiche o sbirciandone fotografie su qualche sito Internet; ma è solamente visitandola che si riesce a percepirne a pieno tutto il carisma, i profumi e i colori.
E perché proprio tra i suoi mille colori non sceglierne uno, il giallo, come filo conduttore per scoprire l'affascinante metropoli turca?
Partiamo dai romanzi di Esmahan Aykol (il più famoso è il best seller Hotel Bosforo), dove la protagonista Kati Hirschel, mentre gioca a fare la detective, ci racconta caratteristiche e peculiarità di questa città e dei suoi abitanti.
Tra le zone preferite di questa avventurosa donna stambuliota di origini tedesche c'è Sultanahmet, probabilmente il quartiere più famoso di Istanbul, che racchiude in poche centinaia di metri i suoi monumenti più conosciuti. Dopo una visita alla Cisterna Basilica, capolavoro dell'architettura romana e scenario delle fasi finali dell'Inferno di Dan Brown, perché non concedersi una passeggiata notturna ammirando l'imponenza della Moschea blu e di Ayasofia illuminate? Lontani dal caos e dai turisti, sono senza dubbio uno degli spettacoli più suggestivi che questa città possa offrire. Continuiamo a seguire i passi di Kati. L'improvvisata detective ci accompagna su e giù per la città turca tra i vecchi quartieri europei (dove il consiglio è di pranzare in una delle tipiche kebabberie e fare uno spuntino con un simit, la ciambella al sesamo), fino al ponte di Galata dove è quasi d'obbligo per una breve crociera sul Bosforo.
Situato a cavallo dei due continenti, dove Europa e Asia si incontrano, la crociera permette di osservare i bellissimi palazzi ottomani da una prospettiva particolare e sorseggiando un bicchiere di tè. Al gelsomino, allo zenzero, anticolesterolo, ottomano, al melograno o alla rosa: è un'usanza tanto tipica quanto piacevole e un momento fondamentale della vita stambuliota.
Attraversando le acque blu del Bosforo e approdando nel moderno quartiere di Beyoglu ci si imbatte nella tappa forse più significativa per gli amanti del giallo: il Pera palace. Hotel ormai annoverato a edificio storico, fu fatto costruire nel 1892 dallo stesso imprenditore che realizzò l'Orient Express, il lussuoso treno che collegava Parigi all'allora Costantinopoli, per offrire ai suoi passeggeri una sistemazione che fosse all'altezza del loro rango. Tra i suoi ospiti può vantare personaggi del calibro di Greta Garbo, Ernest Hemingway, Alfred Hitchcock e Mata Hari, che non si sarà di certo fatta sfuggire qualche interessante conversazione origliando tra le vetrate dell'hotel. Ma l'ospite d'eccezione del Pera palace fu senza dubbio la regina del giallo, Agatha Christie, che nella camera 411 scrisse una delle sue opere più celebri: Assassinio sull'Orient Express. Entrando in questo hotel ci si tuffa immediatamente in un'atmosfera da romanzo venendo conquistati dalla raffinata maestosità della sala da tè, un tempo probabilmente adibita a sala da ballo, dove il color porpora fa da padrone. Si inizia con l'immancabile "cerimonia del the", dove Sir Iham Gencer, arzillo pianista di 93 anni, nonché grande protagonista della musica jazz turca, intrattiene gli ospiti esibendosi in un repertorio internazionale. Ti ritrovi così ad ascoltare "Il cielo in una stanza" in una cornice suggestiva, assaporando la magia di immaginare come, nei primi lustri del Novecento, in quello stesso salone, la regina del giallo studiasse quali indizi svelare sapientemente al suo piccolo ma perspicace investigatore belga Hercule Poirot. Può essere che dopo la cerimonia del the, la scrittrice si sia concessa un drink nell'adiacente e delizioso Orient Bar. Seduta su una poltrona di velluto, la si può pensare mente definisce i tratti salienti da attribuire ai suoi personaggi, per poi salire nella sua camera, e davanti alla sua adorata macchina da scrivere, dar loro vita.
La sensazione di trovarsi in un'atmosfera un po' romanzata, ti accompagna fino all'uscita, quando il portiere ti saluta con un sorriso cortese e quella sua eleganza un po' retrò che ti ricordano di aver appena sorseggiato un tè dove, quasi cento anni prima, nasceva quello che sarebbe poi diventato uno dei romanzi gialli più famosi al mondo, con un eccellente finale a sorpresa, difficile da prevedere anche per i fan più agguerriti e preparati della Christie.
Alessandra Giussani
Dove dormire
Pera Palace Hotel, Meşrutiyet Caddesi No:52, 34430 Tepebaşı Beyoğlu. Storico hotel di lusso reso famoso per i suoi ospiti, tra cui spicca il nome di Agatha Christie.
Four Seasons Hotel Istanbul at the Bosphorus, Çirağan Cad. No. 28, Beşiktaş. Palazzo ottomano ristrutturato con una terrazza che affaccia sul Bosforo. Lussuoso ed elegante, decisamente non per tutte le tasche.
Ayasultan Hotel, Alemdar Mah. Çatalçeşme Sok. No:26 Sultanahmet. Nel cuore dello storico quartiere Sultanahmet, a pochi passi da Aya Sofya e dalla Cisterna Basilica.
Hotel Coliseum, Küçükayasofya Mahallesi, Aksakal Sok., No:5, Sultanahmet. Cortesia, accoglienza e pulizia a 300 metri dalla Moschea Blu.
Ajwa Hotel Sultanahmet, Emin Sinan Mahallesi, Piyer Loti Cd. No:30, 34126 Fatih/İstanbul. Splendido hotel in stile ottomano. Ambiente raffinato e cura di ogni dettaglio. Il ristorante all'ottavo piano regala una vista mozzafiato sul Mar di Marmara.
Dove mangiare
Mikla, the Marmara Pera Meşrutiyet Caddesi 15 34430, Beyoğlu. Degno di uno stellato Michelin, con prezzi accessibili e una vista mozzafiato sulla città.
Antiochia Concept, Asmalımescit Mah. General Yazgan Sok. No:3, Beyoğlu. Servizio impeccabile, cibo e atmosfera ottimi nel centro della vita notturna stambuliota.
Roof Mezze 360, Hoca Paşa Mahallesi, seres old city hotel, Hüdavendigar Cd. no 25, 34420 Fatih. Una vista spettacolare su Istanbul accompagnata da piatti di ottima qualità, con tanto di violinista in sottofondo.
Capadocia Restaurant, Hoca Paşa Mahallesi, Hüdavendigar Cd. No: 12 | Fatih, Sirkeci. Una tipica massaia turca in vetrina che prepara la pita al momento lo rende forse un po' turistico, ma il loro kebab cotto in vasi di terracotta è davvero delizioso.
Patisserie de Pera, Meşrutiyet Caddesi No: 52 34430 Tepebaşı, Beyoğlu. Aperta dalle 11 alle 19.30, per un appuntamento dal sapore art nouveau con cioccolatini homemade, dolci francesi e gustose specialità turche.
Che cosa vedere
Istanbul è sicuramente una delle città più affascinanti al mondo, piena di moschee e meraviglie architettoniche da visitare. Ecco cinque suggerimenti:
Moschea Blu
È uno dei simboli della città e un autentico capolavoro: l'interno è decorato con oltre 21.000 maioliche dalle sfumature turchesi (ecco spiegata l'origine del suo nome) che creano (anche grazie alla luce del sole) un suggestivo gioco di colori. Assolutamente vietato non ammirarla anche di sera.
Aya Sofya
Prima cattedrale cristiana, poi trasformata in moschea e oggi convertita in museo. Sembra che Giustiniano, dopo averla fatta costruire, ne fosse talmente orgoglioso da affermare che questa splendida basilica (ispirata alla Divina Sapienza) superasse anche il leggendario tempio di Salomone.
Mercato delle spezie e Gran Bazar
Per perdersi in un tripudio di colori, profumi, tappeti e gioielli, girovagando senza meta in due tra i più grandi e antichi mercati coperti del mondo.
Provare l'hammam
Una vera tradizione, dove ritemprare corpo e spirito dopo aver visitato la città. Ce ne sono diversi, e la maggior parte, nel rispetto della cultura islamica, prevede la divisione tra parte femminile e maschile.
Crociera sul Bosforo
Per godersi la città e i suoi tesori osservandoli dall'acqua e sorseggiando un tè alle spezie.


























