- Da inizio anno si contano già 28 docenti picchiati. In tutto il 2023 erano stati 36. A menare sono gli studenti, ma spesso pure i loro genitori. E chi prova a ripristinare l’autorità in classe viene contestato dalla sinistra.
- L’insegnante Marcello Bramati: «Si è rotto il sodalizio tra noi e le famiglie, che vogliono una educazione permissiva. Il liceo classico perde iscritti perché è percepito come più impegnativo».
Lo speciale contiene due articoli.
Un’aggressione ogni due giorni. La scuola è diventata un ring dove gli insegnanti sono ostaggi di ragazzi violenti che sanno di farla franca, di restare impuniti se non addirittura difesi da qualche intellettuale pronto a cercare ogni sorta di giustificazione. Abbiamo sentito la comica Luciana Littizzetto scagliarsi contro il povero insegnante che ha rischiato di perdere un occhio perché colpito da una raffica di pallini sparati da una pistola ad aria compressa, colpevole di essere stato poco «empatico» col ragazzo. Abbiamo sentito schiere di pedagoghi giustificare l’atteggiamento aggressivo in classe come una conseguenza del lockdown e abbiamo sentito fior di intellettuali sparare a zero contro la disciplina in classe, perché retaggio di una cultura di destra. Non abbiamo sentito invece la sinistra perché sarebbe chiamata a fare mea culpa di decenni di cultura giustificazionista e permissiva. Guai a parlare di punizioni, di rispetto delle regole, c’è il rischio di essere accusati di volere una scuola oppressiva che non sa educare.
Ogni aggressione ha la sua giustificazione, una responsabilità terza (la società, l’ambiente degradato ma anche quello benestante senza valori, i genitori poco presenti ma anche quelli troppo presenti, la mancanza di futuro ma anche il futuro che si costruisce con il rigore del merito), un mix di motivazioni che scagionano sempre l’artefice della violenza. E laddove l’impunità garantita dalla complicità sociale vacilla, ecco che in difesa dei pargoli violenti o maleducati, intervengono i genitori, solerti a ricordare, con modi spicci, all’incauto insegnante che la disciplina è cosa vecchia e ingiusta.
Risultato: in un mese e mezzo da inizio anno ci sono state ben 28 aggressioni a docenti e presidi. Lo scorso anno, in tutto il 2023, erano state 36. Il che fa stimare che questa cifra si raddoppierà per fine 2024.
A Parma il 16 febbraio un’insegnante è stata insultata e presa a sassate da due quindicenni. Era «colpevole» di averli ripresi per aver fatto confusione durante il cambio d’ora e aver usato impropriamente la lavagna interattiva. I due l’hanno seguita fuori da scuola e uno di loro le ha tirato un sasso, mancando la testa di pochi centimetri. Il 7 febbraio l’aggressione a Reggio Calabria, ad un docente, da parte di un genitore. Convocato a scuola per parlare della condotta del figlio dodicenne, un trentaquattrenne ha aggredito il professore, afferrandolo per il collo e sbattendolo al muro. In base alle segnalazioni arrivate al ministero, dallo scorso anno le aggressioni al personale scolastico perpetrate dai genitori, sono aumentate del 111%.
Il 2 febbraio, a Taranto, all’istituto comprensivo Europa Alighieri, il preside Marco Cesario, era finito al pronto soccorso dopo essere stato immobilizzato ad un polso, scaraventato per terra e colpito con calci e pugni dal padre di una bambina. Il giorno successivo, un altro episodio all’istituto Bozzini-Fasani di Lucera, nel foggiano: la madre di un allievo ha aggredito il dirigente scolastico, non ritenendo sufficiente la sospensione di 5 giorni disposta dal consiglio di classe nei confronti di un ragazzo che aveva picchiato suo figlio e di un altro che aveva diffuso il video del gesto. A metà gennaio il preside del Liceo scientifico Scoza di Cosenza, Aldo Trecroci, è stato aggredito, con schiaffi fino a farlo cadere a terra, dal padre di una studentessa che contestava la destinazione della figlia nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro. I primi di novembre un professore di matematica di 56 anni è stato colpito con una testata al volto dal padre di uno dei suoi allievi all’istituto alberghiero di Arbus, in Sardegna: lo studente, ricevuto un rimprovero, aveva risposto al docente e poi era uscito dall’aula dove aveva chiamato il padre, subito intervenuto in difesa del figlio.
Uno degli episodi più gravi è avvenuto alla fine del passato anno scolastico ad Abbiategrasso. Una professoressa è stata pugnalata al braccio da uno studente sedicenne all’istituto Alessandrini. L’aggressore è stato poi ricoverato in neuropsichiatria e a fine anno scolastico è stato bocciato. In alcuni casi, gli insegnanti sentendosi impotenti di fronte ai ragazzi violenti e temendo ritorsioni da parte dei genitori, non se la sentono di applicare misure disciplinari. È successo lo scorso anno scolastico all’Its Viola Marchesini di Rovigo: la professoressa, Maria Cristina Finatti, è stata colpita alla testa da alcuni pallini di gomma sparati da due studenti, mentre un terzo aveva filmato la scena. I giovani non solo non sono stati bocciati ma avevano addirittura preso un 9 in condotta. È dovuto intervenire il ministro Valditara per far abbassare quel voto.
Che dire poi quando alla violenza si associano atti vandalici, anche questi ampiamente giustificati da genitori e da alcuni media. Le occupazioni a gennaio nei licei romani sono costate oltre 300.000 euro di danni. Soldi che la Città Metropolitana aveva destinato alla sicurezza degli istituti. Nel liceo Archimede-Pacinotti ben 70.000 euro di danni tra valvole dei termosifoni divelte, ostruzione degli scarichi dei wc, lavandini con l’acqua lasciata aperta che si è infiltrata ai piani inferiori, poi vetri rotti e porte spaccate.
Tre giorni di occupazione al Severi di Milano sono costati oltre 70.000 euro con il danneggiamento anche del materiale acquisito con i fondi del Pnrr. Siccome i responsabili, una trentina di studenti a fronte di circa 1.500 alunni dell’istituto, hanno agito con il volto coperto dai passamontagna, impossibile perseguirli. Subito è scattata la difesa del Manifesto che ha scritto di «criminalizzazione del dissenso studentesco» mentre la denuncia dei danni da parte del ministro Valditara è stata bollata come un «set appetibile per la sua propaganda». Le frasi degli studenti a giustificazione della reazione del ministro sono sempre le solite dell’armamentario ereditato dalla sinistra sessantottina, come «risposte repressive», «intenti provocatori», «clima di isolamento di chi lotta» o come ha urlato la Flc Cgil milanese, «bullismo istituzionale». È scattata anche la grancassa sulla circolare diramata dal ministero per indurre le scuole a denunciare il danneggiamento dei beni pubblici e far pagare i danni ai responsabili. La Repubblica non ha perso l’occasione di titolare «Il liceo Virgilio processa i 300 occupanti recidivi», con implicita condanna a quella che il quotidiano ha definito la «linea dura» della preside, ovvero il tentativo della dirigente di inchiodare gli alunni alle loro responsabilità. Al Tasso, altro liceo blasonato della capitale, i genitori sono insorti contro le misure disciplinari, le sospensioni e i 5 in condotta.
Un mese dopo, stessa condanna sui giornali dell’azione della polizia per arginare la degenerazione violenta delle manifestazioni a Pisa, Firenze e Catania. Il tentativo delle forze dell’ordine di evitare episodi aggressivi è diventato «la regola del manganello».
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