- I dem continuano a chiedere «rinnovamento» che non arriva. Intanto Elly Schlein prepara il blitz sulle liste delle europee.
- Inchiesta Torino: l’uomo dei clan cercò Salvatore Gallo per far rilevare alla Regione un santuario davanti al locale.
Lo speciale contiene due articoli.
Un pesce di fine aprile, un brutto scherzo che Elly Schlein avrebbe in mente per mettere con le spalle al muro tutti quelli che vogliono avere voce in capitolo sulla compilazione delle liste per le Europee: è questo, a quanto apprende La Verità, il tormentone che sta agitando in queste ore il corpaccione Dem. Lo scenario ipotizzato è questo: il 28 aprile a Pescara, nell’ambito dell’assemblea programmatica di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ufficializzerà la sua candidatura in tutte le circoscrizioni; la Schlein avrebbe in mente di convocare la direzione nazionale del partito il giorno dopo, il 29 aprile, e in quella sede annunciare che, per contrastare la Meloni, si candiderà pure lei, a questo punto probabilmente in tutte le circoscrizioni. In questo modo, Elly potrà coronare il suo sogno di partecipare al famoso faccia a faccia tv con la Meloni, e vestirà i panni della leader dell’opposizione, per gentile e interessata concessione della premier, che preferisce di gran lunga confrontarsi con la leader dei dem, con la quale condivide in pieno le posizioni in politica estera, piuttosto che doversela vedere con Giuseppe Conte e gli altri big dell’opposizione. Non solo: considerato che le liste si presentano tra il 30 aprile e il 1 maggio, a quel punto le decisioni di Elly sulle candidature saranno blindate, perché gli scontenti non avranno neanche il tempo di protestare. Detto ciò, il Pd continua a autoflagellarsi in Puglia, dove il presidente della Regione, Michele Emiliano, finge di allinearsi ai diktat della Schlein, in verità assai timidi, ma continua a fare di testa sua, essendo in fin dei conti più vicino a Conte che alla sua presunta leader. Il Pd continua a parlare una lingua, il politichese antico, che coi tempi che corrono è diventata ormai materia per i filologi: «Abbiamo chiesto a Michele Emiliano», ha sottolineato ieri Domenico De Santis, segretario regionale del Pd Puglia, «di dare un forte segnale di rinnovamento e un cambio di passo alla giunta. Siamo soddisfatti della pronta risposta del presidente. Siamo al lavoro per dare seguito alle indicazioni della segretaria». Emiliano da parte sua ha rassicurato sulla sua intenzione di provvedere a un «netto cambio di fase», il che non vuol dire assolutamente niente. Se davvero la Schlein volesse mandare un segnale politico forte dovrebbe dire ai suoi esponenti pugliesi di ritirare i quattro assessori del Pd in giunta mettendo Emiliano spalle al muro, ma figuriamoci se i dem si sognerebbero mai di mollare le poltrone per fare contenta Elly. Né c’è da aspettarsi chi sa quale rivoluzione da parte di Emiliano, il quale, oltre ad essere il vero potente del Pd pugliese, neanche si sogna di segare l’albero sul quale è seduto, considerato che la Schlein si è sempre opposta al terzo mandato per i presidenti di Regione, pensando in questo modo di togliersi di torno lo stesso governatore pugliese e il campano Vincenzo De Luca (segnalato in modalità disimpegno per le europee), che alle primarie avevano sostenuto Stefano Bonaccini, altro presidente uscente di Regione targato Pd. Fiutato l’odore del sangue (traduzione: della possibilità di un inaspettato sorpasso sul Pd alle europee), il M5s continua quindi a logorare i dem. Ieri Bonaccini ha affidato ai social un appello all’unità, pubblicando il faccione di Romano Prodi e un testo da libro cuore: «Ha ragione Romano Prodi», ha scritto Bonaccini, «invece di continuare a litigare per uno zero virgola di voti in più, perché il M5s e, aggiungo, tutti gli altri partiti di opposizione a questo governo, non si uniscono a noi in una grande battaglia per salvare la sanità pubblica?». A stretto giro è arrivata la legnata pentastellata: «All’appello di Bonaccini» hanno replicato attraverso una nota congiunta i parlamentari del M5s delle commissioni Affari sociali di Camera e Senato «ci sentiamo di rispondere che la battaglia per salvare la sanità pubblica il Movimento 5 stelle l’ha intrapresa già da tempo. Ci fa piacere se finalmente anche il Pd e gli altri partiti di opposizione la vorranno condividere con noi, a cominciare dalla riforma del Titolo V della Costituzione». Una bella staffilata: la riforma del Titolo V, che ha aperto la strada all’autonomia differenziata, fu approvata nel 2001 per soli tre voti da una maggioranza di centrosinistra, che sperava invano di contrastare l’ascesa del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi verso la vittoria elettorale, e poi ratificata dai cittadini attraverso un referendum. Del centrosinistra guidato da Francesco Rutelli uno dei pilastri era L’Ulivo, formazione fondata proprio da Prodi, che all’epoca guidava la Commissione europea. La sensazione è che i prossimi due mesi di campagna elettorale vedranno il M5s randellare senza problemi a destra e a sinistra: fino alle europee dell’8 e 9 giugno Conte e i suoi non guarderanno in faccia a nessuno, e poco male se si mette in discussione l’alleanza giallorossa in qualche città al voto. Tra l’altro proprio ieri a Pesaro il M5s ha ufficializzato il sostegno al candidato a sindaco Andrea Biancani del Pd, che tenta conferma in città dopo i due mandati di Matteo Ricci, il quale si candida alle europee. A Bari continua la ricerca del nome che possa riunire Pd e M5s dopo la spaccatura dei giorni scorsi: si ragiona su Nicola Colaianni, ex parlamentare e magistrato, ma c’è da convincere Michele Laforgia, sostenuto anche dal M5s, e Vito Leccese, scelto dal Pd, a farsi da parte. Il centrodestra ha annunciato il suo candidato a sindaco: è Fabio Romito della Lega.
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