arcuri mascherine sprecate
Domenico Arcuri (Ansa)

Giuseppe Conte accusa il governo sulle mascherine della Jc electronics pagate e mai usate. Ma intanto spunta un’altra sentenza che lo smentisce e mette all’angolo Domenico Arcuri: l’allora commissario all’emergenza, infatti, non trasmise al Cts le carte che certificavano la validità dei dispositivi.

Conte attacca Jc, ma la magistratura lo ha già smentito

Per commentare l’autogol dell’ex premier Giuseppe Conte, che giovedì durante la sua audizione davanti alla commissione Covid ha lanciato accuse contro un fornitore di mascherine già smontate dalla magistratura, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha scelto la strada dell’ironia. «Dopo le mascherine farlocche arrivano le querele farlocche di Conte, già cestinate dalla magistratura. Non una parola sulle vittime o sui suoi amici che hanno lucrato sulla pandemia: domande a cui lo costringeremo a rispondere», ha detto ieri Bignami commentando lo scivolone del leader del Movimento 5 stelle.

Tra gli interrogativi a cui Conte potrebbe dover dare una risposta, uno riguarda proprio la sua intemerata di giovedì contro la Jc electronics e l’annuncio di aver consegnato alla Procura di Roma un verbale – che l’ex premier sostiene di aver ricevuto in forma anonima e con i nomi cancellati – redatto il 14 aprile del 2022, che «consta di 10 pagine e si comprende dal frontespizio che ci sono i rappresentanti dell’area giuridico legale e del contenzioso della struttura commissariale, dell’area logistica della struttura commissariale, i rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane di Roma».

Nel verbale, secondo Conte, emergerebbe che quelle della Jc «non sarebbero mascherine che hanno un’efficacia filtrante». Come rivelato ieri dalla Verità, una sentenza del Tribunale di Roma del 2025 però ha già smontato quell’ipotesi, ma anche ammesso che le fonti anonime che hanno imbeccato l’ex premier abbiano omesso questa fondamentale informazione, resta il fatto che Conte ha portato in Procura il documento, spostando il confronto con il governo dal piano politico a quello giudiziario.

Le carte che Arcuri non trasmise al Cts

Peraltro, sulla bontà delle mascherine che ne 2020 la Jc electronics doveva fornire alla struttura commissariale allora guidata da Domenico Arcuri, pesano anche qualcosa come nove pronunce tributarie favorevoli, di cui l’ultima, del 3 agosto 2026 della Corte di Giustizia Tributaria di Venezia, che ha riconosciuto la conformità e salubrità dei dispositivi e condannato l’Agenzia delle Dogane a restituire dazi e Iva indebitamente trattenuti da sei anni, per un totale, al netto degli interessi, di 2,1 milioni di euro.

Nella sentenza, che La Verità ha potuto visionare, si legge: «In secondo luogo, emerge dalla documentazione in atti un difetto di comunicazione interna tra il commissario e il Cts, non avendo il primo trasmesso al secondo la documentazione consegnata dalla ricorrente al fine di dimostrare la conformità delle mascherine alla commessa. Conformità accertata in maniera certa dalla validazione della commessa da parte dell’Inail e altri 11 importatori. In particolare, vi è in atti nota Inail con cui: “Esaminata la documentazione allegata e la successiva documentazione integrativa, il dispositivo Axkf95 risulta conforme ai requisiti tecnici previsti dalla norma EN 149:2009”».

In sostanza, secondo la sentenza, le mascherine, quasi otto milioni di pezzi Aoxing, regolarmente consegnate, sdoganate e mai distribuite, che giacciono ancora nei magazzini della struttura commissariale, erano buone e dietro allo stop alla fornitura e ai vari contenziosi che ne sono seguiti, ci sarebbe anche un «difetto di comunicazione» degli uffici del commissario.

Va detto che il pronunciamento in questione riguarda un ricorso presentato dalla Jc Electronics nel 2024, dopo che le Dogane avevano rigettato «l’istanza di rimborso di dazi ed Iva all’importazione delle dichiarazioni di importazione».

Anche in questo caso, come per la sentenza del 2025 relativa all’accusa di falso svelata ieri dalla Verità, il contenzioso era nato con il governo Meloni in carica. E nel caso specifico, con le Dogane guidate da un direttore, Roberto Alesse, nominato nel 2023 dal governo di centrodestra.

Al netto delle decisioni prese dai giudici, la circostanza è un’ulteriore smentita dalle accuse mosse dall’opposizione a Dario Bianchi, titolare della Jc, additato per una presunta vicinanza al governo e a Fratelli d’Italia. Vicinanza che, secondo quando fatto capire tra le righe, potrebbe avere agevolato la transazione da circa 100 milioni di euro siglata il 31 ottobre 2015, prima della decisione della Corte d’Appello sulla sospensiva della sentenza di primo grado vinta dall’azienda, ha chiuso la questione dimezzando il risarcimento rispetto ai 203 milioni di euro stabiliti nel 2024. Che con il calcolo degli interessi erano già arrivati a 258 milioni.

Nove sentenze favorevoli alle mascherine della Jc

Ma quello di Venezia non è l’unico procedimento tributario che ha visto coinvolta la Jc electronics e che smentisce le dichiarazioni di Conte in commissione Covid.

Il 17 giugno del 2024, infatti, le Dogane si erano costituite in giudizio contro l’appello presentato dalla società di Bianchi rispetto a una sanzione amministrativa da oltre 2 milioni di euro, confermata in primo grado. Nel documento si fa espresso riferimento al verbale citato da Conte durante a sua audizione: «A supporto delle constatazioni soprariportate si rileva che, come riportato nel verbale citato, anche l’Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto alla pandemia, in occasione della riunione congiunta tenutasi, in data 14 aprile 2022, proprio al fine di dirimere i rapporti commerciali intercorsi tra la Jc electronics italia srl e la struttura commissariale, ha dichiarato che le mascherine importate non erano conformi, né corrispondevano a quelle dichiarate». Anche in questo caso, però, a gennaio del 2025, i giudici hanno dato ragione alla Jc.

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