Mascherine, Arcuri indagato per corruzione. Però i pm hanno già chiesto l’archiviazione
  • I magistrati hanno già chiesto l’archiviazione del fascicolo. Spuntano le intercettazioni sul giro d’affari dei dispositivi di protezione. Sott’inchiesta anche il braccio destro, l’ex segretaria del dem Graziano Delrio, gli imprenditori e i mediatori del business.
  • Interpellanza parlamentare di Fdi dopo il rifiuto di chiarimenti al nostro giornale.

Lo speciale contiene due articoli.


Nell’inchiesta romana sulla mega fornitura di mascherine da 1,25 miliardi di euro sono state eseguite delle intercettazioni nonostante il reato oggi contestato, quello di traffico illecito di influenze, non lo preveda. E allora come è possibile che la Procura le abbia attivate? Molto semplice: a ottobre gli inquirenti hanno iscritto sul registro degli indagati per corruzione il commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, il dirigente di Invitalia Antonio Fabbrocini, cooptato nell’ufficio acquisti della struttura commissariale, l’ex segretaria di Graziano Delrio, Antonella Appulo, ma anche i presunti corruttori, tra cui l’imprenditore Andrea Vincenzo Tommasi, il giornalista Rai in aspettativa Mario Benotti, percettori di sontuose provvigioni (63,5 milioni) legate alla consegna di 801 milioni di dispositivi di protezione, e il banchiere sammarinese Daniele Guidi.

Ma al momento delle perquisizioni di dicembre l’accusa di corruzione era sparita e le contestazioni erano mutate in due meno gravi: traffico illecito di influenze e ricettazione. Quindi i magistrati, dopo aver ascoltato le telefonate degli indagati per un mesetto hanno deciso di di chiedere l’archiviazione al gip per i pubblici ufficiali. Non sappiamo se il giudice l’abbia già accolta o se invece Arcuri sia ancora indagato per corruzione. Alla fine delle sue prime investigazioni lampo la Procura ha stabilito che le forniture sarebbero state «intermediate illecitamente da Benotti», il quale avrebbe «concretamente sfruttato la personale conoscenza» di Arcuri senza che lo stesso ne fosse al corrente, «facendosene retribuire, in modo occulto e non giustificato da esercizio di attività di mediazione professionale/istituzionale».

Davvero una bella sterzata a «u» quella dei pm.

Resta qualche dubbio sul rapidissimo esito favorevole ad Arcuri delle indagini. Infatti i magistrati hanno deciso di puntare su un reato che esclude quello della corruzione e dalle carte del Riesame non è chiarissimo su quali basi. Per esempio, prima del cambio di rotta, non c’erano stati interrogatori, né perquisizioni e le intercettazioni possiamo definirle «postume» nel senso che le captazioni sono iniziate quando il contratto di fornitura era già stato concluso ed eseguito. Mentre il momento clou della corruzione è l’accordo che precede ogni atto del pubblico ufficiale. Che cosa dovevano dire al telefono corrotti e corruttori? Festeggiare sei mesi dopo la bell’intesa milionaria?

La notitia criminis è arrivata da una segnalazione di operazione sospette della Banca d’Italia che parlava di bonifici «anomali», di provvigioni «sospette» e di altre incongruenze e citava, tra gli altri, Arcuri e Fabbrocini. Al momento delle perquisizioni, invece, l’inchiesta risultava a carico di altre otto persone, sei delle quali accusate di traffico illecito di influenze tra cui Benotti, Tommasi, il banchiere Guidi e l’imprenditore ecuadoriano Jorge Edisson Solis San Andres. La Appulo era invece accusata di ricettazione per aver percepito 53.000 euro, presunto provento del reato.

Ma gli inquirenti da dove hanno tratto gli elementi per contestare il traffico illecito di influenze?

Le intercettazioni depositate presso il Tribunale del Riesame e pubblicate in parte ieri dal Fatto quotidiano non aiutano a trovare la risposta.

In una telefonata di ottobre Benotti, mentre parla con Mauro Bonaretti, uno dei collaboratori di Arcuri ed ex capo di gabinetto di Delrio ai tempi dell’esperienza ministeriale, si dice «deluso» dal comportamento del suo «vecchio amico Domenico». E chiede a Bonaretti di fare da ambasciatore: «Di’ al commissario che vorrei venerarlo… sempre che abbia il piacere ancora di ricevere un vecchio amico». Ma Arcuri non sembra disponibile, tanto che Bonaretti spiega: «Domenico mi ha detto: “Voglio evitare che Mario si sporca”» e in un altro passaggio aggiunge che Arcuri era «dispiaciuto di questa cosa» e in un certo senso «protettivo».

Perché il commissario fa arrivare quella comunicazione a Benotti? Sa dell’inchiesta?

Il giornalista rivendica il lavoro fatto sulle mascherine, che avrebbe permesso di portare «a casa in anticipo di 6 mesi le cose di cui aveva bisogno» il governo. Quindi manda un messaggio: «Mi spiace perché avevo organizzato due o tre cose per lui importanti… ma magari riesce ad andare lui alla Finmeccanica». È in queste poche parole che bisogna individuare il traffico illecito di influenze? Ma anche in questo caso ci troveremmo di fronte a un’azione postuma.

Venti giorni dopo Benotti sembra aver mangiato la foglia e dice alla compagna Daniela: «Non vorrei che qualcuno mi avesse fatto il servizio, mi avesse sputtanato per qualcosa». Quindi ha un sussulto: «A meno che non lo richiamo io ad Arcuri, che dici? Io voglio capire cosa succede». La donna frena: «In questo momento devi stare buono».

Poi il 19 novembre arriva lo scoop della Verità sull’inchiesta. Quel giorno, dopo che l’Antiriciclaggio aveva segnalato due bonifici da 26.520 euro l’uno pagati dalla stessa Sunsky alla Appulo (uno dei quali il 19 maggio scorso), chiamiamo Tommasi per chiedere conto del contratto firmato con la donna.

Dopo la nostra telefonata e la pubblicazione dell’articolo Tommasi allerta il suo legale aziendale Khouzam: «Devi mettere a posto tutti i contratti… dei 50 mila».

L’accordo tra l’ex segretaria di Delrio e la SunSky Srl, che abbiamo esaminato, è stato sottoscritto il 10 gennaio 2020, con scadenza al 31 dicembre dello stesso anno. Oggetto del contratto di consulenza le «attività di comunicazione e di relazioni pubbliche volte allo sviluppo del business caratteristico con enti, aziende e organi di stampa». Compenso previsto: 50.000 euro annui, più Iva del 22 percento, da corrispondere entro il 15 giugno 2020.

Uno degli indagati, l’imprenditore ecuadoriano Solis, il 26 ottobre, parlando al telefono, pare tentare un altro colpo, questa volta con i test antigenici, e specifica che occorre agire all’insaputa di Benotti e Tommasi: «Io ho avuto fortuna con lo Stato italiano. A breve dovranno arrivare 60 milioni di test rapidi in tutta Italia» dice a un amico imprenditore. Poi aggiunge: «Io c’ho il numero di Arcuri… La gara la vinciamo noi, qualità prezzo…mi hai capito. Possiamo fare 60 milioni in quattro giorni». Ma sul sito del governo non risulta che l’affare sia andato in porto.


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