L’interrogatorio di Bonifazi che inguaia il Pd
  • Disse a Luca Parnasi che non poteva dare 250.000 euro al partito, ma a Eyu sì. Dalla fondazione, poi, i soldi venivano girati ai dem per attività o per il giornale. E alla Finanza non tornano i conti su ben 405.000 euro.
  • Le Fiamme gialle, in una informativa, definiscono «sospetta» l’operatività della ex cassaforte democratica. Al centro flussi di denaro senza giustificativi. E tra le donazioni spuntano 40.000 euro dal fratello di Maria Elena Boschi.

Lo speciale contiene due articoli.

Nel giugno del 2018, in un’intervista al Foglio, l’ex tesoriere del Pd (ora di Italia viva) Francesco Bonifazi spiegò che se l’imprenditore Luca Parnasi «avesse voluto finanziare il Pd lo avrebbe fatto per il canale diretto. Del resto, ai cultori del sospetto, vorrei domandare: che beneficio ci sarebbe a commissionare una prestazione di servizio a una fondazione, peraltro assolutamente evidente e verificabile, invece che emettere direttamente una liberalità al Pd, fiscalmente detraibile?». Ci è voluto un anno, ma il 18 luglio scorso, in una stanza del quartier generale della Guardia di Finanza di Roma, Bonifazi (nell’inchiesta sullo stadio della Roma è accusato di emissione di fatture false e finanziamento illecito di partiti) ha in parte risposto a questa domanda. Perché fu proprio lui, stando alle sue parole, a consigliare Parnasi su come effettuare quel finanziamento.

L’avvocato del Giglio magico lo ha spiegato durante un interrogatorio, rimasto per tutti questi mesi segreto ma che ora La Verità è in grado di raccontare, di fronte al sostituto procuratore Barbara Zuin. E lo ha detto chiaro e tondo di fronte alle domande incalzanti del magistrato, spiegando di aver solo messo in contatto Parnasi e Domenico Petrolo, il responsabile relazioni esterne di Eyu. Non sarebbe mai stato però a conoscenza dell’accordo per l’acquisto della nota ricerca sulla «Casa» commissionata poi nel 2018 da Parnasi alla Fondazione Eyu («Di ciò che è accaduto dopo quella stretta di mano non so niente», dice l’ex tesoriere). Bonifazi ha sottolineato di essere venuto a conoscenza dell’operazione e della vendita del prodotto successivamente, soltanto quando di fatto venne fuori la notizia dell’arresto di Parnasi e «si aprì, anche sulla stampa» il filone sui finanziamenti ai partiti, Lega e Pd.

«[…] con Luca Parnasi», ha spiegato Bonifazi, «mi ero fermato esclusivamente a quelli che erano gli intenti del Parnasi medesimo e quindi tutto cioè che c’è stato successivamente io l’ho ricostruito per evidenti motivi anche di salvaguardia personale». Ovvero? Qui Bonifazi spiega nel dettaglio il suo rapporto con il costruttore romano e l’incontro alla fine del 2017, pochi mesi prima della campagna elettorale del 2018. «In un’occasione c’è stata una chiacchierata più di carattere politico. Parnasi mi fece una valutazione che mi sembrò intelligente, di merito sulla politica, cioè mi spiegò che aveva dentro di sé una sorta di doppia anima: da un lato la tradizione di vicinanza alla sinistra italiana. È una cosa che mi è rimasta impressa, perché mi diceva che suo padre veniva chiamato l’unico palazzinaro comunista di Roma. […] Da lì iniziai a capire se era intenzionato a dare un aiuto al partito e sostanzialmente lui mi fece capire che era disponibile».

Di fronte alle richieste dei magistrati, Bonifazi spiega i dettagli dell’incontro. «Ricordo distintamente il contenuto di questa chiacchierata, che fu anche piacevole, sinceramente. Venne fuori addirittura la cifra che lui poteva sostenere, che era intorno a 250.000 euro. A quel punto io feci una precisazione, che è una precisazione in realtà obbligatoria per un tesoriere, perché è di legge, e cioè che un soggetto non può finanziare un partito per più di 100.000 euro, questa è la legge del 2013, che tra l’altro facemmo». Quindi Bonifazi ammette di aver parlato di finanziamento al Pd con Parnasi. Ma aggiunge che proprio allora, per la cifra troppo alta, decise di presentargli Eyu: «Guarda, c’è anche la Fondazione». Nel corso dell’interrogatorio Bonifazi spiegherà la funzione di Eyu, autonoma rispetto al partito, nata per la tutela del quotidiano Europa, la tv Youdem e L’Unità. Fu l’ex tesoriere del Pd a indicare la fondazione invece del partito, proprio in funzione della sua autonomia. Ma a un certo punto dell’interrogatorio, Bonifazi ammette una certa vicinanza tra le due realtà distinte. «La fondazione Eyu non riceve alcuna sovvenzione o finanziamento dal partito. L’unico spostamento di denaro tra Pd e Eyu può essere avvenuto in occasione della festa dell’Unità per il pagamento dell’affitto di alcuni stand da parte di Eyu».

Rispetto alle presunte fatture false (una ricerca già venduta a 39.000 euro alla Cassa del Notariato, costata 7.000 nel 2015, poi piazzata a 150.000 nel 2018), Bonifazi ha spiegato di aver solo messo in contatto Petrolo e Parnasi. «Il Nazareno è davvero un corridoio lunghissimo. Per arrivare incontri prima Petrolo che me, io ero nella parte finale del corridoio, diciamo la parte nobile del Nazareno […]. Li presento, loro prendono e vengono via, e da quel momento io non mi occupo più della vicenda». Zuin domanda perché aveva scelto, invece di un finanziamento di 100.000 euro al Pd, facendo l’interesse del partito, di finanziare la Fondazione Eyu con 250.000 euro. «Il suo dubbio è legittimo» risponde Bonifazi, «di più, perché è lo stesso che ho avuto io».


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