- La Chiesa statunitense parla chiaro: «Viganò ha detto le cose come stanno». E si rivolgono direttamente al Pontefice: «È l’occasione per fare luce».
- Accuse devastanti dall’ex nunzio negli Usa. Il Papa, non potendo smentire, dà ai giornalisti una risposta surreale: «Giudicate voi».
- La propaganda parla di vendetta. Ma Marco Tosatti: «Viganò aveva tentato invano canali ufficiali».
Lo speciale contiene tre articoli.
«Una lettera dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti, solleva gravi accuse e chiede le dimissioni di numerosi prelati di alto rango tra cui papa Francesco». Inizia così la lettera che monsignor Joseph Strickland, vescovo di Tyler (Texas), ha rivolto ai suoi sacerdoti e fedeli. «Cerchiamo di essere chiari che sono ancora accuse», ha scritto, «ma come vostro pastore le trovo credibili. (…) la risposta deve essere un’indagine approfondita». Ancor più pesante quanto dichiarato al Catholic news agency dall’ex primo consigliere della nunziatura degli Stati Uniti – all’epoca del nunzio Pietro Sambi – il francese Jean Francois Lantheaume, citato nel dossier: «Viganò ha detto la verità. Questo è tutto». Sono due interventi tra i tanti che negli Stati Uniti stanno uscendo in queste ore dopo la pubblicazione del dossier Viganò e confermano la credibilità del memoriale.
L’ex primo consigliere Lantheaume è tirato in ballo nel dossier quando Viganò scrive che le sanzioni canoniche contro il cardinale Theodore McCarrick furono già comminate da Benedetto XVI e a lui comunicate dall’allora nunzio Sambi. E Lantheume, che ora conferma, riferì a Viganò del burrascoso colloquio intercorso in nunziatura proprio tra Sambi e McCarrick.
Il vescovo di Tulsa (Oklahoma), monsignor David Konderla, ha rilasciato un breve comunicato in cui scrive che «le accuse che ha dettagliato segnano un buon punto di partenza per iniziare le indagini che devono essere svolte per poter ripristinare la santità e la responsabilità della leadership della Chiesa». Si chiede quindi di fare chiarezza, di dare risposte, di prendere sul serio le affermazioni dell’ex nunzio per dire se davvero si tratta di un mucchio di menzogne, oppure no. D’altra parte il cardinale Blase Cupich di Chicago, anche lui tirato in ballo da Viganò per essere stato nominato grazie all’influenza esercitata proprio da McCarrick e i cardinali Oscar Maradiaga e Donald Wuerl, smentisce questa circostanza. Mentre lo stesso Wuerl da una parte ribadisce che non era a conoscenza della cattiva condotta di McCarrick fino al giugno scorso, ma poi il portavoce dell’arcidiocesi di Washington, Ed McFadden, ha confermato al Catholic Herald che il cardinale Wuerl annullò un evento vocazionale per giovani proprio con McCarrick «su richiesta del nunzio» Viganò (come riportato nel dossier).
A questo punto, infatti, non è importante soltanto capire se papa Francesco almeno dal 2013 fosse a conoscenza della condotta gravemente disordinata del cardinale McCarrick. La quantità di dettagli e nomi di altissimi prelati che vengono fatti nel dossier, e che riguardano anche il periodo precedente al pontificato di Bergoglio, richiederebbe davvero un’approfondita inchiesta.
Negli Stati Uniti la credibilità di Viganò viene difesa anche da monsignor Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, citato indirettamente nel memoriale in quanto sarebbe stato considerato esempio negativo di pastore di «destra» dal Papa stesso. Chaput tramite il suo portavoce, come riporta il New York Times, ha garantito «sull’integrità del vescovo Viganò».
Un commentatore autorevole di cose vaticane come l’editorialista del New York Times Ross Douthat, ha scritto che «il Santo Padre, naturalmente, ha tutti i diritti di non commentare, ma il memoriale di Viganò nomina una lunga lista di eminenti cardinali a cui potrebbe essere ragionevolmente chiesto di chiarire la questione se McCarrick fosse stato sanzionato da Benedetto XVI». In effetti, almeno tre nomi sono immediati leggendo il testo del dossier, quello del cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della congregazione per i vescovi, l’ex prefetto alla congregazione per la Dottrina della fede, cardinale William Levada, e il bresciano Giovanni Battista Re, già prefetto per i vescovi. Oltre allo stesso papa emerito, ovviamente.
Il cardinale Wilfrid Napier, Sud Africa, molto attivo sui social, ha scritto ciò che tutti si chiedono: «Leggendo i tweet sull’attuale scandalo abusi, non posso far altro che porre la domanda: la verità conta davvero?».
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