Irregolare e in attesa di espulsione aizzava a compiere attentati jihadisti
  • Un pakistano arrivato con i barconi diffondeva video e foto sul Web incitando i propri connazionali al martirio contro gli infedeli. Arrestato a Bari, è accusato di istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristiche.
  • Svolta nel giallo della giovane pakistana Saman Abbas scomparsa a maggio da Novellara. I Ris cercano di isolare il Dna.

Lo speciale contiene due articoli.

Era arrivato col solito barcone nel 2017 ed era riuscito anche a trovare un lavoro in un autolavaggio, ottenendo un regolare permesso di soggiorno, nel frattempo però istigava i suoi connazionali al martirio contro gli infedeli, peccatori occidentali, e quando dalla Questura hanno disposto la sua espulsione è finito in un Cpr dal quale, vista l’incapacità del Viminale di rimandare a casa anche i più pericolosi, negli ultimi quattro mesi ha continuato a propagandare la jihad armata.

Ieri mattina gli investigatori antiterrorismo del Ros, i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, l’hanno rintracciato a Bari. Arslan Faiz, pakistano, 31 anni, è accusato dalla Procura antiterrorismo dell’Aquila di istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristiche. Il provvedimento che l’ha privato della libertà si fonda su indagini, coordinate dal procuratore dell’Aquila Michele Renzo e dal pm della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo Simonetta Ciccarelli, che avrebbero documentato la «continua attività di propaganda apologetica, tramite Facebook, consistente in post e commenti a favore dei metodi terroristici e delle vittorie delle milizie talebane».

Mentre lavava le auto Faiz tifava per i talebani. Da circa tre anni viveva a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, e lì aveva trovato lavoro come operatore in un autolavaggio lungo la strada statale 16, in località Michetti. Chi l’ha conosciuto riferisce di non essersi accorto di nulla. Faiz viene definito come un ragazzo schivo e silenzioso. Che difficilmente dava confidenza. Che usciva poco. E che per dedicarsi alla preghiera si ritirava spesso nell’abitazione che aveva preso in affitto in via nazionale adriatica, una strada isolata, piena di villette usate come seconde case e, quindi, disabitate per molti mesi. Poche relazioni e solo con connazionali. Niente alcolici e un misbaha, il rosario musulmano, sempre a portata di mano.

Nonostante l’aspetto da integralista, nessuno immaginava che si era già distinto per essere un fan di Hibatullah Akhundzada, leader supremo dei talebani che hanno preso Kabul. Secondo l’accusa, l’avvicinamento al radicamento islamico (sia nell’aspetto fisico che in quello psicologico) è avvenuto dopo aver «abbracciato» il salafismo, l’aspetto più oltranzista della religione islamica. E, così, è passato a sostenere la Jihad e il Califfato, in un percorso che gli investigatori definiscono «di progressiva radicalizzazione ideologica». Fino ad assumere, secondo l’accusa, «connotazioni estremiste». Ritenuto dall’autorità di pubblica sicurezza «socialmente pericoloso ai sensi della normativa di prevenzione», si era beccato un decreto di espulsione firmato dal questore di Chieti.

Il monitoraggio social ha permesso di scoprire, nonostante per il suo profilo Facebook avesse scelto strettissime opzioni per la privacy, «la pubblicazione di foto e commenti inneggianti sentimenti di odio e disprezzo per le istituzioni democratiche, nonché un completo disinteresse verso l’integrazione nella comunità italiana». La mossa di cambiare la foto del profilo di Facebook inserendone una con la mascherina Ffp3 tricolore non ha fatto cambiare idea agli investigatori. Anche perché, mentre era ristretto nel Cpr, in attesa del rimpatrio, avrebbe continuato a pubblicare post e commenti a favore dei Talebani che avevano da poco conquistato Kabul.

Secondo gli inquirenti, Faiz avrebbe inoltrato a più persone, via Whatsapp, video e foto di propaganda jihadista, con l’intento di istigare a commettere delitti. Dalle indagini è emerso che Faiz si rivolgeva in lingua urdu ai propri contatti social residenti in Italia e in Pakistan esaltando anche l’organizzazione terroristica Tehrik i Taliban Pakistan (Ttp). Sul suo telefono, sequestrato ad agosto, sono stati trovati video, alcuni dei quali anche pubblicati e condivisi sui social, dei campi di addestramento in Afghanistan, di miliziani armati. C’era anche una vignetta che raffigurava il territorio di Gaza come una piscina piena di sangue in cui è immerso il presidente degli Stati Uniti. Oltre a immagini di Osama Bin Laden e dei leader talebani, con espressioni elogiative nei confronti delle organizzazioni jihadiste invitanti anche esplicitamente al martirio contro quelli che definiva «infedeli».

Per questo nel provvedimento cautelare si fa esplicito riferimento a «condotte orientate alla propaganda e al sostegno in favore di alcune organizzazioni di natura estremista o comunque a esse vicine o riconducibili». Mentre gli investigatori analizzavano la sua rete di contatti, l’ufficio immigrazione della Questura di Chieti gli ha revocato il permesso di soggiorno. E, da irregolare da rispedire a casa, ora è stato portato in carcere.


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