- L’eurodeputata Avs giustifica l’esplosione contro lo sfratto. Nel frattempo le coccolate piazze pro Pal sono sempre più violente. Per i servitori dello Stato tira una brutta aria.
- La paladina delle occupazioni evoca la «lotta di classe». Ma il vicesindaco conferma che ai fratelli Ramponi erano state offerte abitazioni alternative a quella che dovevano lasciare. La Procura valuta il reato di strage.
Lo speciale contiene due articoli.
Chi ha ucciso i carabinieri? Tre pazzi che hanno innescato molotov e bombole a gas? Tre folli che andavano in giro di notte a rubare e non aprivano la porta a nessuno, nemmeno allo zio prete? Tre evidenti squilibrati che avevano già minacciato di farsi saltare in aria e hanno organizzato la strage con lucida determinazione? No: sono stati il capitalismo e la politica. Parola di Ilaria Salis. Nostra Signora delle Okkupazioni, già martire d’Ungheria e vergine casta di Bruxelles, graziata dal voto segreto e dall’immunità parlamentare, sembra quasi dire che è cosa buona e giusta mandare tre persone al creatore e altre ventisette in ospedale, dal momento che essi sono servitori dello Stato. E dunque colpevoli per definizione. A questo punto mi viene un dubbio: perché indagare per strage? Non si tratta forse soltanto di un atto di autolesionismo dei medesimi carabinieri?
Scusate, ma non reggo più. Sono passate quarantott’ore dalla strage nel veronese e mi danno già la nausea i commenti in salsa di Salis, che purtroppo stanno dilagando anche sui social. Commenti tutti tesi a giustificare l’atto criminale in nome del «disagio». Per carità: che il disagio esista lo sappiamo bene, dal momento che lo raccontiamo da anni. E che il problema della casa sia un problema drammatico lo possiamo dire meglio di chiunque altro, avendolo affrontato quando tutti lo ignoravano. Ma pensare di risolvere tutto ciò attraverso l’illegalità, come sostiene la Salis, o peggio ancora attraverso il massacro, come hanno fatto i tre fratelli di Castel d’Azzano, è assurdo. Non si può giustificare il crimine. E non si possono aprire le porte al Far West. Anche perché nel Far West, come tutti sanno, i più fragili sono sempre i primi a soccombere.
I fratelli Rampone erano fragili, certo. Ma non avevano più diritto a stare in quella casa, e dunque ci stavano abusivamente. E se uno sta in una casa abusivamente deve essere sgomberato perché la casa deve andare al proprietario. Sembrerà strano, ma solo così si tutelano i diritti di tutti. Se poi una persona ha bisogno di aiuto, le istituzioni devono provvedere. E nel caso risulta che ai tre fratelli erano state proposte varie soluzioni abitative, compresa una che permetteva di ospitare anche le loro sempre più malandate bestie. Ma loro hanno sempre rifiutato. Non aprivano nemmeno più la porta. A nessuno. Uscivano solo di notte, per rubare. Per altro avevano un mutuo sulla casa non per la sfiga celeste o per la cattiveria del sistema finanziario, ma perché nel 2012 uno di loro, Davide, era uscito di notte con il trattore a fari spenti, per non farsi vedere, perché stava probabilmente rubando il fieno, e così aveva ucciso un povero camionista. Avevano ipotecato la casa per risarcire quel danno, e poi non hanno pagato il mutuo. Altro che vittime del capitalismo.
Attenzione, però, perché si sta giocando un gioco pericoloso. E quel messaggio della Salis che, in sostanza, finisce per attribuire alla politica la colpa della strage è di una gravità inaccettabile perché giustifica tutti coloro che di questi tempi stanno diffondendo odio a piene mani, non solo verbale purtroppo, come dimostrano le piazze sempre più violente e sempre più senza motivo, come quella dell’altra sera a Udine. Del resto se le forze dell’ordine sono il braccio armato di una politica responsabile delle stragi, bisogna fermarle. Con ogni mezzo: sassi, bastoni, bombe carta, molotov o esplosioni di bombole a gas, tutto va bene contro uno Stato «corresponsabile, insieme con il capitalismo, di ciò che orribile accade», come scrive la Salis. E tutto va bene ovviamente contro chi, quello Stato, lo serve lealmente. Anzi, già che ci siamo: perché non dare anche una medaglia a chi ammazza un poliziotto o un carabiniere? Che ne dice, onorevole Salis? Premio Mara Cagol 2025: uccidi e sarai premiato. Si ricordi solo, piccola rivoluzionaria con maxistipendio garantito, che una stagione così l’abbiamo già vissuta, purtroppo. E non è finita benissimo.
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