Il giallo di Bruxelles. Intrighi, golpe e un’italiana morta. Cosa nasconde l’uomo di Juncker?
  • C’è una storia segreta che scuote i palazzi europei: dalla nomina anomala del superburocrate Martin Selmayr al suicidio della nostra connazionale, ecco il racconto di quello che tutti vorrebbero mettere a tacere.
  • L’eurodeputato Marco Zanni: «Il segretario generale non è eletto ma ha un’influenza immensa. È una specie di presidente ombra, senza controllo. Andrebbe subito rimosso».

Lo speciale contiene due articoli.

«Per evitare che sia io sia lei perdiamo tempo, le dico: deve rivolgersi al servizio stampa della Commissione europea». Lei non è autorizzato a parlare di Laura Pignataro? «Glielo ripeto: deve rivolgersi al servizio stampa». Quando Bernd Martenczuk, consigliere giuridico dell’esecutivo Ue, ci risponde al telefono, è cordiale. Ma appena gli nominiamo la funzionaria italiana che si è suicidata a dicembre, il suo tono cambia. Anche Gerard Berscheid, collega della Pignataro, quando lo contattiamo mette le mani avanti: «Sì, la conoscevo, ma dei suoi problemi non sapevo nulla». Già, i suoi problemi. Come quelli con il segretario generale della Commissione europea, Martin Selmayr, che secondo un’inchiesta del quotidiano francese Libération, ripresa in Italia quasi esclusivamente dalla Verità, avrebbe esercitato tali condizionamenti sulla Pignataro, da alimentare la depressione che l’ha poi indotta al suicidio.

Il tedesco Selmayr, «sotto la protezione di Jean Claude Juncker», viene nominato vicesegretario generale della Commissione europea il 21 febbraio 2018. Un’ora dopo, il segretario generale, Alexander Italianer, annuncia le sue dimissioni, cedendo il testimone a Selmayr. Il tutto senza un bando pubblico, senza il coinvolgimento del Parlamento europeo. Con quella che il mediatore Ue, Emily O’Reilly, definirà poi «un’azione simile a un golpe», Selmayr all’improvviso si mette a capo dei 33.000 dipendenti della Commissione e, soprattutto, diventa l’uomo per il quale passano tutti i dossier scottanti. Il sospetto è che fosse stato tutto pianificato: Juncker, Selmayr e Italianer sarebbero stati d’accordo. L’Europarlamento non ci sta: vota una risoluzione per chiedere le dimissioni del tedesco. Ed è qui che subentra la Pignataro.

Il 28 febbraio 2018, gli eurodeputati inviano 134 quesiti alla Commissione sulla nomina. Il servizio giuridico dell’esecutivo, di cui fa parte la Pignataro, si riunisce il 24 marzo per preparare delle risposte, ma in quella riunione piomba proprio Selmayr. Un palese conflitto d’interessi. La scena si ripete in una seconda riunione, il 2 aprile. Secondo Libération, la Pignataro è furiosa per questi strappi al regolamento. Poi entra in scena l’ombudsman: la O’Reilly, infatti, apre un’inchiesta sulla nomina di Selmayr e chiede l’accesso ai server della Commissione. È la Pignataro, secondo il giornale francese, che cede al mediatore le email su quel caso. Selmayr allora si vendica: la obbliga «a mentire», la chiama «nel cuore della notte per darle istruzioni». Il 12 dicembre, la donna confida ai suoi cari di sentirsi «finita. Non potete immaginare cosa sono stata costretta a fare in queste settimane». Quattro giorni dopo, il suicidio. Ma la Commissione Ue non invia neppure le condoglianze alla famiglia. Cercando di smentire Libération, l’esecutivo Ue nega conflitti d’interesse nella presenza di Selmayr alla riunione del 24 marzo, spiega che il tedesco e l’italiana si conoscevano appena e giustifica il mancato cordoglio con «circostanze personali delicate» alla base del gesto della Pignataro.

Che la funzionaria attraversasse un periodo difficile è indubbio. Si stava separando dal marito, il francese Michel Nolin, pure lui impiegato a Bruxelles. La Verità ha provato a raggiungerlo per una testimonianza, ma Nolin non ha mai risposto al telefono. A settembre, inoltre, era morto il papà della Pignataro. Ma, nei mesi, si sono fatte insistenti le voci su un ruolo di Selmayr e delle sue asfissianti pressioni nel gesto estremo della donna. Ciò spiegherebbe la reticenza degli ex colleghi. Anche l’addetta stampa della mediatrice europea, interpellata dalla Verità, pur confermando che l’ombudsman ha rilevato «quattro casi di malamministrazione nella nomina di Selmayr», ha affermato che la O’Reilly «non ha mai conosciuto la signora Pignataro. E non ha alcun commento da fare» a proposito delle eventuali responsabilità del segretario generale della Commissione nel dramma.

Intorno alla morte della funzionaria italiana, dunque, aleggia il mistero. È calata una coltre di silenzio. Irraggiungibile è anche la signora Lorenza B., un’amica della Pignataro. In quei giorni concitati, Laura si era rifugiata proprio nella sua abitazione di Bruxelles. La mattina in cui aveva scelto di togliersi la vita, le aveva chiesto di accompagnare sua figlia quattordicenne a scuola. Rimasta sola, la Pignataro si è lanciata dall’ultimo piano dell’edificio. Lorenza, riferiscono alcune fonti alla Verità, è sconvolta. A distanza di mesi, non vuole parlare con nessuno. Non vuole sentire niente su quella bruttissima storia.

Ma oltre a quello sul suicidio della Pignataro, nella vicenda affiora anche un giallo politico. Perché il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, pur sapendo che presto il suo esecutivo sarebbe uscito di scena, ha fatto carte false per inserire in un ruolo così importante proprio Selmayr? Perché ha rischiato di giocarsi la sua già debole reputazione per un uomo inviso a tutto l’Europarlamento? Forse Selmayr ha in mano qualche dossier bollente, che potrebbe imbarazzare Juncker? O forse Juncker è solo succube di questo influente burocrate, sponsorizzato dalla Cdu tedesca?

«Ci sono troppe domande senza risposta sul suicidio di Laura Pignataro», ha scritto in una nota l’eurodeputata Eleonora Evi, parlando a nome della delegazione del M5s a Strasburgo. I pentastellati hanno chiesto l’apertura di un’indagine interna sulla possibile violazione dell’articolo 11 dello Statuto dei funzionari, così come denunciato dall’inchiesta di Libération. «Se, come evidenziato dal quotidiano francese, Pignataro avesse subito pressioni psicologiche per operare in violazione dei propri doveri professionali, ci troveremmo di fronte a un fatto gravissimo che andrebbe punito», aggiunge Evi. L’eurodeputato leghista Mario Borghezio ha invece chiesto alla Commissione europea l’apertura di una commissione d’inchiesta indipendente.

«Occhio di Sauron», con riferimento al personaggio del Signore degli anelli. Oppure Dart Fener, il grande cattivo di Guerre stellari. Sono due dei nomignoli affibbiati a Selmayr e al suo «regime di terrore» nelle stanze della Commissione europea, racconta una fonte di Bruxelles alla Verità. «Questo burocrate sta approfittando della debolezza politica e della stanchezza fisica del presidente Jean Claude Juncker. È riuscito a forzagli la mano diverse volte in questi anni, fino a farsi nominare segretario generale», continua. E sulla promozione dell’uomo che avrebbe tentato perfino di scavalcare il caponegoziatore Ue, Michel Barnier, nelle trattative per la Brexit, organizzando un incontro segreto con i parlamentari britannici della commissione sull’uscita del Regno Unito, è tornato a farsi sentire proprio il Parlamento europeo: qualche settimana fa, l’Aula presieduta da Antonio Tajani ha chiesto le «dimissioni immediate» di Selmayr. La relatrice socialdemocratica spagnola, Inés Ayala Sender, ha ricordato che «Selmayr ha partecipato», nel marzo 2018, «a una riunione in cui sono state redatte le risposte sulle domande inviate dal Parlamento alla Commissione nel quadro delle indagini sulla sua nomina». Ayala Sender ha parlato di un «flagrante conflitto di interessi» e ha aggiunto che toccherà «alla prossima Commissione risolvere il problema della nomina per non commettere lo stesso errore».

Ma anche quest’ultimo appello rischia di finire nel cestino: i commissari di Juncker hanno fatto quadrato attorno al burocrate. Con le elezioni europee di maggio potrà cambiare qualcosa? «Non ci libereremo alla svelta di lui, perché è proprio il politico della Csu, Manfred Weber, ad avere le maggiori possibilità di succedere a Juncker», scrive il sito tedesco vicino ai socialdemocratici, nachdenkseiten.de.

Le strade di Selmayr e dell’Italia, peraltro, si sono incrociate già in due occasioni. La prima riguarda Beatrice Covassi, rappresentante della Commissione europea in Italia, nominata nell’aprile 2016 e considerata vicina al potente burocrate. Per il suo sostegno ad Angela Merkel, Selmayr finì nell’inverno 2015-2016 nel mirino del Pd e dell’ex premier Matteo Renzi, che il 29 gennaio 2016, a Berlino, chiese alla cancelliera tedesca flessibilità sui conti e le dimissioni di quello che all’epoca era il capo di gabinetto di Juncker. Un eurodeputato dem presentò un’interrogazione, accusando Selmayr di fornire informazioni riservate al governo tedesco di Angela Merkel. Ma il silenzio da parte del Pd sulle vicende del burocrate calò definitivamente ad aprile, con la nomina della Covassi, fiorentina come Renzi e in quota sinistra. Per la cronaca: la Covassi rischia di saltare dopo le elezioni europee.

Poi è arrivata la corsa all’Agenzia europea del farmaco, costretta a spostarsi da Londra a causa della Brexit. In lizza per la nuova sede c’era anche Milano, sconfitta da Amsterdam. E a nulla sono serviti i ricorsi dell’Italia, basati sul fatto che alcune carte secretate avrebbero nascosto l’impreparazione della città olandese ad accogliere l’Ema. A secretarle furono il segretario generale del Consiglio dei governi, il danese Jeppe Tranholm-Mikkelsen, e l’olandese Italianer. Quello che si era dimesso per fare largo a Selmayr. A un anno dal suo addio, Italianer è da pochi giorni partner dello studio statunitense Arnold & Porter. Si occuperà di concorrenza, alla luce della conoscenza «senza precedenti della Commissione europea», come spiega la società. Che ci tiene comunque a precisare: il nuovo incarico rispetta le leggi europee che impongono un anno di pausa a tutti gli ex funzionari europei. La mossa non è stata apprezzata da molti in Europa. Ora, un funzionario spiega alla Verità: «Perfino dopo la storica approvazione della legge sul copyright, Juncker e Selmayr avevano musi lunghi. Sembrava l’ultimo capitolo di una saga del terrore. Qualcosa cambierà con il nuovo Parlamento, difficilmente Selmayr rimarrà. Magari, dopo una pausa di un anno, prenderà spunto dal suo predecessore Italianer». Porte girevoli: se non arriverà Weber a confermare quest’eminenza grigia dell’Ue, pure Selmayr potrebbe finire a fare il consulente.

Intanto, sarà calato il sipario su Laura Pignataro. Una funzionaria integerrima, una donna sfortunata, che forse ha avuto la colpa di anteporre il proprio dovere al timore reverenziale per il superburocrate. E che ha lasciato per sempre sola una figlia di 14 anni.


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