Il destino giudiziario di Alberto Stasi e Andrea Sempio è appeso a un doppio filo giudiziario. Il tribunale di Pavia dovrà decidere se mandare a processo il nuovo indagato per l’assassinio di Chiara Poggi. A Brescia, invece, l’ex fidanzato condannato per lo stesso delitto, ha chiesto la revisione del procedimento che l’ha portato in cella.
Il giallo di Garlasco si gioca ormai lungo i 100 chilometri che separano Pavia da Brescia. Nel primo tribunale si dovrà decidere se mandare a processo Andrea Sempio, accusato dalla Procura di aver ucciso Chiara il 13 agosto 2007 con «crudeltà» ed «efferatezza» per «motivi abietti» riconducibili «all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Nel secondo i giudici saranno chiamati a valutare la richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni per Alberto Stasi.
La difesa di Stasi prepara la richiesta di revisione
I suoi difensori, gli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari, stanno limando l’istanza (rinforzata da una serie di nuovi elementi che ritengono favorevoli al loro assistito) che verrà presentata alla Corte d’appello di Brescia entro le prossime due settimane. Il processo a Sempio, senza attendere la revisione per Stasi, invece, potrebbe arrivare all’attenzione della Corte costituzionale. Il gup che dovrà decidere se gli elementi raccolti dall’accusa a carico di Sempio siano sufficienti per mandare il trentottenne a processo sarà Luigi Riganti.
Il corposo fascicolo d’indagine aperto a marzo dello scorso anno gli è stato consegnato nella giornata di ieri. Il giudice avrà ora un mese di tempo (non si tratta però di un termine perentorio) per fissare l’avvio dell’udienza preliminare, che con ogni probabilità dovrebbe slittare all’inizio del nuovo anno (febbraio al massimo). Pavese doc, 64 anni, Riganti è in servizio nella sua città da oltre 15 anni e prima di passare alla Sezione gip ha ricoperto l’incarico di coordinatore della Sezione penale e di giudice del dibattimento.
La prima questione che dovrà vagliare in aula sarà quella già annunciata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, che puntano alla sospensione dell’udienza preliminare in attesa dell’esito dell’istanza di revisione per Stasi. Toccherà alla Corte d’appello di Brescia occuparsi della questione (e così, sarebbe stato anche in caso di iniziativa presa direttamente dalla Procura generale di Milano), in ossequio alla cosiddetta «competenza incrociata» stabilita dall’articolo 11 del Codice di procedura penale, che prevede lo spostamento del giudizio di revisione al di fuori dei confini del distretto di origine per evitare «contaminazioni ambientali» e garantire l’imparzialità del giudizio.
La discriminante dell’ammissibilità
Lo spartiacque decisivo relativo all’istanza di revisione è quello dell’ammissibilità. Uno scoglio che la richiesta presentata dalla difesa di Stasi nel 2020 non era riuscita a superare. Se sette anni dopo le cose dovessero andare diversamente, si arriverà alla fissazione di un’udienza pubblica per discutere l’istanza, come già avvenuto, sempre a Brescia, in occasione del rigetto della richiesta di revisione del processo sulla strage di Erba. Discussione (questo è il terzo e ultimo scenario) che potrebbe anche avvenire direttamente con un’udienza in camera di consiglio.
Se la Corte riterrà sussistenti elementi di novità rispetto al quadro probatorio che portò nel 2015 alla condanna di Stasi si arriverà alla fase di merito vera e propria. Ed è in quel momento che il destino di Alberto tornerebbe inevitabilmente a incrociarsi con quello di Andrea: molti degli elementi a sostegno dell’istanza di revisione saranno gli stessi che il gup di Pavia dovrà valutare per decidere se mandare o meno a processo l’amico di Marco Poggi (fratello di Chiara).
L’avvocato De Rensis ieri a Diario del giorno ha confermato le tempistiche: l’istanza di revisione sarà depositata tra il 10 e il 20 novembre. Sulle aspettative del suo assistito il legale ha spiegato che Alberto «sta cercando di affrontare questa vicenda in modo razionale» ma anche con il massimo «equilibrio» tra «speranza» e «ragionevolezza» per «salvaguardarsi e tutelarsi». Ma la difesa di Sempio non resta a guardare: «Aspettiamo l’aula, dove finalmente si parlerà», ha ribadito Cataliotti mettendo nuovamente l’accento sulla singolarità di questa vicenda giudiziaria. «Se l’istanza di revisione superasse il vaglio di ammissibilità», ha spiegato il legale, «si avvierebbe una raccolta di prove nell’uno e nell’altro processo, senza che esistano al riguardo regole certe».
I nuovi elementi e le anomalie delle indagini
Un certo peso specifico potrebbero averlo le attività dei carabinieri del Ris, a cominciare dall’ipotizzata mancata consegna ai pm dei due risultati negativi relativi alla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta (la Umberto Dei di Alberto) rilevati dai campionamenti che avevano completamente sovvertito l’esito dello stesso test effettuato il giorno precedente. Oltre a diverse analisi che sarebbero rimaste fuori dagli atti e ipotesi di scambi tra campioni.
I pm del pool del procuratore Fabio Napoleone, che stanno cercando di far luce anche sulle anomalie dell’inchiesta del 2017 su Andrea Sempio e su un possibile accordo (a pagamento) per favorirlo, starebbero valutando le ipotesi di falso e depistaggio.
Con tanto di annunci televisivi di querele e controquerele tra il generale Luciano Garofano e i difensori di Stasi.
Ha collaborato Fabrizio Di Vito
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