Un coltello, alcuni fazzoletti intrisi di sangue e una morte che, secondo i familiari, non è mai stata davvero chiarita. La Procura di Pavia ha disposto nuove analisi genetiche sui reperti trovati accanto al corpo di Giovanni Ferri, meccanico di 88 anni rinvenuto senza vita il 22 novembre 2010 in un’intercapedine di via Mulino, a Garlasco. All’epoca il caso era stato archiviato come suicidio. Oggi, invece, il fascicolo è stato riaperto con l’ipotesi di omicidio volontario.
La decisione è stata comunicata all’avvocato Fabrizio Gallo, legale della vedova Gabriella Conti, che lo scorso settembre aveva presentato un esposto per chiedere di riaprire le indagini. La famiglia ha già nominato come consulente di parte il genetista Giorgio Puleri, che potrà assistere agli eventuali accertamenti irripetibili. L’obiettivo è capire se gli oggetti repertati sulla scena possano conservare tracce in grado di raccontare una storia diversa da quella ricostruita nel 2010.
Il coltello mai analizzato: la Procura cerca tracce genetiche
Il primo interrogativo riguarda proprio il coltello. Secondo quanto sostenuto dalla difesa, l’arma, descritta negli atti come un coltello da bistecca con lama seghettata, manico in legno e punta sporca di sangue, non sarebbe mai stata sottoposta né ad analisi biologiche né a rilievi dattiloscopici. Un dettaglio tutt’altro che secondario, considerando il ruolo che quel reperto aveva avuto nella ricostruzione della morte come suicidio. Adesso gli inquirenti vogliono verificare se sul manico siano rimaste tracce genetiche utili a stabilire chi lo abbia maneggiato.
Sotto esame finiranno anche i fazzoletti sporchi di sangue trovati accanto al cadavere. Reperti che, per la famiglia, potrebbero contribuire a chiarire la dinamica degli ultimi momenti di vita dell’anziano. Ma non è soltanto la mancata analisi del coltello ad alimentare i dubbi dei familiari. La difesa contesta anche le modalità dell’ispezione cadaverica: secondo la sua ricostruzione, il medico legale avrebbe eseguito l’accertamento non in obitorio, ma in un magazzino delle pompe funebri. Una circostanza che la famiglia giudica inadeguata rispetto alla delicatezza del caso.
Il fascicolo scomparso e i dubbi sulle indagini del 2010
A complicare ulteriormente il lavoro degli investigatori c’è poi un altro elemento: il fascicolo originale sulla morte di Ferri non sarebbe stato ritrovato negli archivi della Procura. Il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, avrebbe quindi chiesto di ricostruirlo attraverso le diverse istituzioni coinvolte. Il dossier, secondo quanto riportato, sarebbe andato perduto e la sua ricomposizione sarebbe stata sollecitata più volte dall’avvocato Gallo, anche nel corso dell’estate.
La famiglia, del resto, sostiene da tempo che Ferri non si sia tolto la vita. «Si tratta certamente di un omicidio», afferma il legale. La tesi della difesa è che l’anziano possa essere stato aggredito in un altro luogo e successivamente nascosto nell’intercapedine. A sostegno di questa ricostruzione vengono indicate le ferite alla gola e ai polsi, la posizione del corpo e quella che, secondo i consulenti, sarebbe l’assenza di schizzi di sangue compatibili con una recisione delle giugulari.
Le consulenze della famiglia e la ricostruzione della scena
Per dare consistenza alla propria ipotesi, i familiari hanno depositato anche una consulenza criminologica firmata da Gianni Spoletti e una medico-legale di Leonardo Grimaldi. Tra gli approfondimenti proposti c’è anche un possibile rilievo tridimensionale della scena, per provare a ricostruire con maggiore precisione la dinamica dei fatti.
Il maresciallo Marchetto: «Il coltello andava analizzato»
A commentare i nuovi accertamenti è anche il maresciallo Francesco Marchetto, che all’epoca dei fatti era in malattia e non aveva seguito direttamente il caso. «È quello che mi sono domandato anch’io. Non lo so», dice riferendosi al motivo per cui il coltello non sarebbe stato analizzato nel 2010. Per lui, però, la nuova indagine dovrebbe andare oltre il semplice esame dei reperti: «Bisognerebbe andare più a fondo e cominciare a capire chi è venuto sul posto, e fare delle connessioni: se il personale intervenuto era lo stesso che ha lavorato anche all’indagine su Stasi, oppure no».
Un’indagine a ritroso, dunque, per verificare non soltanto che cosa sia stato fatto, ma anche chi abbia condotto gli accertamenti. Marchetto parla di «tanti errori», a partire dal mancato ascolto della vedova e dal fatto che, secondo quanto gli è stato riferito, non sarebbe stata informata della possibilità di farsi assistere da un consulente durante l’autopsia. Poi c’è il coltello: «Mi hanno detto che hanno repertato il coltello ma non l’hanno mandato all’istituto di medicina legale per fare l’esame di comparazione. È assurdo, se è successo». Un passaggio che il maresciallo considera particolarmente importante: «Visto che fanno l’autopsia, mandarlo all’istituto per verificare se il coltello fosse compatibile con i tagli al polso e alla gola era il minimo».
Il possibile collegamento con il delitto di Chiara Poggi
E adesso, dopo sedici anni, le nuove analisi genetiche potrebbero ancora dare una risposta? Marchetto non esclude questa possibilità: «Può uscire. Questa Procura sta dimostrando di fare anche i miracoli». Se dagli esami non dovesse emergere nulla, resterebbe comunque da chiarire perché gli accertamenti siano stati condotti in quel modo. «Adesso c’è da capire perché all’epoca i carabinieri abbiano agito in quel modo, che è un modo completamente sbagliato. Ma questa risposta penso che la debba dare la Procura», osserva.
Il maresciallo invita poi a non escludere a priori un possibile collegamento con il delitto di Chiara Poggi. Non sostiene che le due vicende siano necessariamente legate, ma richiama un elemento che, a suo avviso, meriterebbe di essere approfondito: «Non dimentichiamoci che Ferri abitava nella palazzina dove all’epoca abitava anche Sempio. È vero che, come dicono, Ferri, quel mese di agosto era in ferie. Però che ne sappiamo noi? Magari ha visto o sentito qualcosa quando è rientrato». Un’ipotesi, quella di un possibile collegamento, che resta tutta da verificare e che non costituisce al momento un elemento accertato dell’indagine.
Garlasco, le nuove analisi dopo sedici anni
Dopo sedici anni, quel coltello mai analizzato e i fazzoletti ritrovati accanto al corpo tornano così al centro della vicenda. Le tracce genetiche, se ancora conservate e interpretabili, potrebbero offrire nuovi elementi agli inquirenti. Non basterebbero da sole a dimostrare un omicidio, ma potrebbero contribuire a chiarire un punto rimasto finora senza risposta: che cosa è successo davvero a Giovanni Ferri?