Youssef Siher, al centro dell’indagine sul Movimento 17 ottobre
Youssef Siher, indagato nell’inchiesta sui disordini di Milano del 17 e 18 ottobre 2026 (IAnsa)

Dal 7 ottobre 2023 le mobilitazioni per la Palestina hanno coinvolto, in diverse città italiane, associazioni palestinesi, gruppi studenteschi, sigle politiche e centri sociali. Tra i gruppi presenti c’è il nucleo milanese dei Giovani palestinesi d’Italia (Gpi), al quale la Procura di Milano indica Youssef Siher come aderente.

Il provvedimento menziona anche l’associazione Organizzazione Alba nascente (Oan), di cui Siher è presidente dal gennaio 2024 e che si occupa di contrastare la cosiddetta «islamofobia» e il razzismo. L’ordinanza la definisce «considerata prossima alla prassi della Fratellanza musulmana».

L’indagine milanese su Siher è partita dopo i disordini avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre 2026, durante manifestazioni contro il costo della vita e su altre questioni sociali. Nei giorni successivi la polizia ha monitorato gli appelli online a nuove proteste, tra cui quelli diffusi su un profilo Instagram e in un gruppo Telegram chiamati «Movimento 17 ottobre». Il gruppo, con oltre 6.000 iscritti, aveva sezioni dedicate a diverse città italiane.

Il gruppo Telegram e il ruolo contestato a Siher

Secondo l’accusa, Siher e la moglie Sagia Hammoud hanno gestito il gruppo e diffuso indicazioni per una manifestazione prevista il 24 ottobre. L’ordinanza cita messaggi su Instagram, comunicazioni organizzative e un Pdf intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso». Durante la perquisizione sono stati sequestrati un notebook e un telefono, la cui password Siher ha rifiutato di fornire. Sul computer gli investigatori avrebbero trovato due messaggi programmati con indicazioni sulle piazze, il Pdf e tracce di accesso a un servizio d’intelligenza artificiale.

Secondo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ci sono «elementi sufficienti per dire che Youssef Siher è la mente del Movimento 17 ottobre». A Cinque minuti, su Rai 1, ha spiegato che, «secondo il lavoro che ha svolto soprattutto la polizia postale», penetrata negli account gestiti da Siher, «dall’analisi di tutto il materiale» l’appello per la manifestazione del 24 ottobre «è riconducibile a lui» e mirava «a poter replicare quello che era successo il 17». Nella chat Telegram, ha aggiunto, «erano contenuti veri e propri manuali d’istruzioni per il manifestante violento».

Piantedosi ha inoltre detto che Siher «aveva partecipato ed era promotore» dell’Organizzazione Alba nascente, che «teneva posizioni vicine a quelle dei Fratelli musulmani». Se si trattasse «solo» di manifestazioni di pensiero, ha concluso, «lo decideranno i giudici».

I rapporti con gli imam e i riferimenti al salafismo

Tra i contenuti pubblicati sull’account Instagram dell’Oan, un post del 30 aprile 2024 promuoveva un incontro sulla salute mentale nella vita dei musulmani, previsto per il 4 maggio al Politecnico di Milano. Tra gli ospiti figuravano la studiosa di teologia islamica Francesca Bocca e Usama El Santawy, ex imam del Centro culturale islamico di Lecco e conduttore del programma televisivo Sveliamo l’islam, trasmesso da OrobikChannel.

Il nome di El Santawy compare in un rapporto Ispi del 2014 sul salafismo in Italia, nella sezione curata da Lorenzo Vidino, per il quale aveva lavorato anche Siher. Il rapporto riferisce che El Santawy, pur senza un’appartenenza diretta alla Fratellanza musulmana, ne ha apprezzato il metodo d’azione politica e di predicazione. Ricostruisce inoltre i suoi rapporti con Abu Imad, allora imam dell’istituto culturale islamico di viale Jenner a Milano, condannato a tre anni e otto mesi per terrorismo, e con Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, anch’egli descritto come vicino alla Fratellanza.

Il documento tratta anche i rapporti con Giuliano Delnevo, convertito genovese partito per combattere in Siria e morto nel 2013. El Santawy lo aveva elogiato pubblicamente, definendolo uno «shahid» (martire) e affermando che «aveva il jihad che gli scorreva nelle vene».

L’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas e il caso Hannoun

La vicenda di Youssef Siher è collegata anche all’inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Genova sui finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche. L’indagine ha portato, nel dicembre 2025, all’arresto di sette persone, tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia. Hannoun è detenuto nel carcere di Terni in regime di alta sicurezza. Ora la Procura di Genova sta verificando eventuali contatti tra Siher e persone arrestate nell’inchiesta.

Dopo l’arresto di Hannoun, i Giovani palestinesi d’Italia insieme agli antagonisti e al movimento per il boicottaggio di Israele Bds hanno espresso solidarietà e promosso presidi e cortei in diverse città. Tra le iniziative ci sono stati un presidio a Roma davanti alla Corte di Cassazione e manifestazioni a Milano, con la richiesta di liberarlo.

La mobilitazione ha riportato l’attenzione sui rapporti tra le persone e le organizzazioni citate nelle indagini. In quella milanese, l’associazione presieduta da Youssef Siher viene descritta come «considerata prossima alla prassi della Fratellanza musulmana»; quella genovese sta verificando eventuali contatti tra Siher e persone arrestate per i presunti finanziamenti ad Hamas. Si tratta di due filoni distinti, ma la loro sovrapposizione solleva interrogativi sulla rete di relazioni emersa dagli atti.

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