Giuseppi è l’avvocato di Scarpinato: «Dalla destra linciaggio mediatico»
Roberto Scarpinato (Ansa)

I vertici del M5s hanno fatto muro attorno al senatore ed ex magistrato antimafia, Roberto Scarpinato, convocando ieri in Senato una conferenza stampa per denunciare «un lucido disegno politico» volto a paralizzare le indagini della commissione parlamentare Antimafia sui mandanti esterni e a delegittimare la figura dei magistrati in prima linea sulle stragi del ‘92-’93 compresa quella del senatore pentastellato attaccato martedì dal procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca.

Scarpinato: «Un conflitto aperto dopo le stragi del 1992-1993»

«Quanto ieri accaduto in commissione Antimafia non va letto con l’ottica di una diatriba tra magistrati, è una storia più grande che trascende me e trascende De Luca», ha esordito Scarpinato, «La chiave di lettura è più complessa. Ieri è andato in scena l’ultimo capitolo di un conflitto che si è aperto nella società italiana dopo le stragi del 1992-1993 e che da allora non si mai interrotto. Si tratta di un conflitto che attraversa la politica, le istituzioni, il giornalismo e la magistratura.

Una parte della magistratura ha ritenuto che quelle stragi fossero opera di mafiosi come Salvatore Riina e interni alla mafia, altri che la storia fosse falsa idea contraddetta da fatti incontrovertibile come i depistaggi che hanno caratterizzato tutte le indagini». Secondo l’ex magistrato, «quelli che non hanno aderito alla narrazione di stragi di mafia e hanno continuato a indagare, sono tutti entrati nel mirino e hanno condiviso lo stesso destino: emarginati, esclusi da indagini, sottoposti a procedimenti disciplinari, oggetto di linciaggio da parte dei media espressione del potere». Poi ha rispedito al mittente «le accuse e gli attacchi strumentali».

«Se pensano di potermi tappare la bocca con questi metodi non sanno con chi hanno a che fare. Non mi sono lasciato intimidire da Riina e Silvio Berlusconi, non mi lascerò intimidire da questa sporca politica», ha replicato l’ex procuratore generale, «ci sono una decina di persone che, se domani potessero dire cos’è successo dietro quelle stragi, questo Paese si fermerebbe, il governo cadrebbe».

L’attacco alla commissione Antimafia e a Chiara Colosimo

Poi ha attaccato direttamente i vertici dell’organismo di inchiesta: «Questa commissione e la presidente Chiara Colosimo hanno impedito qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti e i concorrenti esterni. La campagna stragista del ‘92-‘93 ha portato al potere questa classe politica, i Berlusconi, i Marcello Dell’Utri.

Questa maggioranza vede come l’orticaria qualsiasi indagine che possa collegare le stragi alla sua ascesa: è stata chiusa una saracinesca sul passato, hanno militarizzato la commissione e vogliono strumentalizzare gli errori della Procura di Caltanissetta».

Giuseppe Conte difende Scarpinato: «La verità scotta»

Difesa a spada tratta quella del leader M5s, Giuseppe Conte: «Scarpinato ha una grave colpa per le forze che sono al governo, ha competenza e dedizione, offre una ricerca della verità che dice che presenta elementi che evidenziano il coinvolgimento dell’eversione nera e apparati istituzionali dello Stato. È una verità che scotta e che è molto indigesta per coloro che hanno oggi la maggioranza del Paese e vorrebbero anche riscrivere la storia.

Ma Scarpinato non si presta a farsi intimidire dal linciaggio mediatico che sta cercando di chiudere alcuni canali di indagine. Noi siamo con lui». «Siamo qui per denunciare un killeraggio politico nei confronti di Scarpinato e del M5s. Chi governa usa le commissioni parlamentari come clava nei confronti degli avversari politici, per attaccarli delegittimarli e diffamarli. E lo sta facendo chi nasconde le chat tra un prestanome della camorra e l’ex sottosegretario alla giustizia», aveva detto il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini, in apertura di conferenza.

«Siamo in un paradosso, chi vuole far luce sul periodo delle stragi di mafia, sui legami che la mafia ha avuto con corpi deviati dello Stato, corpi fascisti, venga delegittimato e messo alla berlina», gli aveva fatto eco il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi

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