Cinque consulenze tecniche per contestare, punto per punto, la ricostruzione della Procura. Andrea Sempio passa al contrattacco e deposita sul tavolo dei pm di Pavia le relazioni dei propri esperti, chiamati a rispondere agli elementi raccolti nella seconda chiusura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Il deposito è avvenuto questa mattina, intorno alle 11, a pochi giorni dalla scadenza del termine concesso alla difesa: venti giorni dall’avviso del 28 settembre, con scadenza prevista per il 18 ottobre.
Prima di consegnare le consulenze, l’avvocato Angela Taccia, che assiste Sempio insieme al collega Liborio Cataliotti, è passata dal tribunale di Pavia. Qui ha ascoltato nuove intercettazioni, giudicate «non rilevanti», come già accaduto nelle precedenti occasioni, e ha depositato alcuni video. Sul futuro giudiziario del suo assistito, però, la legale non si nasconde dietro formule prudenti: «Rinvio a giudizio? È un’ipotesi molto probabile». Insomma, la difesa si prepara a una battaglia che potrebbe spostarsi presto nelle aule di un processo.
L’inchiesta di Pavia e l’ipotesi di rinvio a giudizio
Sempio, 38 anni, è l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. La Procura guidata da Fabio Napoleone, dopo aver notificato un primo avviso di chiusura delle indagini il 7 maggio scorso, è arrivata a una seconda chiusura il 28 settembre. Ora i magistrati hanno nove mesi per decidere come procedere, ma la prospettiva è quella di una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. Un’accusa pesante, che la difesa punta a contrastare prima ancora dell’eventuale apertura del processo.
Impronta 33, suola e Dna: i punti contestati dalla difesa
Al centro del fascicolo ci sono alcuni elementi che, dopo diciotto mesi di accertamenti, la Procura considera rilevanti: l’impronta 33, la traccia della suola a pallini e il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Proprio su questi punti si giocherà una parte decisiva dello scontro tra accusa e difesa. Secondo quanto riferito dal Tg1, i pm metterebbero in discussione gli esiti delle analisi eseguite all’epoca dal Ris di Parma, che avevano escluso la presenza di tracce ematiche nel materiale prelevato dall’impronta 33. Si tratta della ricostruzione dell’accusa, contestata dalla difesa, che con le cinque consulenze prova a mettere in discussione la tenuta degli elementi raccolti.
La presunta incompatibilità tra l’impronta e il piede di Sempio
Sul fronte opposto, tra gli argomenti difensivi, c’è anche la presunta incompatibilità tra le dimensioni dell’impronta del piede attribuita all’assassino e quelle del piede di Sempio. Un altro tassello di una partita tecnica nella quale ogni dettaglio può diventare decisivo, ma che dovrà essere valutato sulla base degli accertamenti e delle eventuali verifiche processuali.
Sempio si proclama estraneo: «Una vita sospesa»
L’indagato continua intanto a proclamare la propria estraneità. Ha ribadito di non avere nulla a che fare con la morte di Chiara e ha descritto la propria esistenza come una vita «sospesa», in attesa di capire quale sarà il suo destino giudiziario. Spera di non finire a processo e respinge anche l’ipotesi che l’impronta 33 possa essere la sua. Le cinque consulenze sono ora agli atti: la difesa ha messo nero su bianco le proprie obiezioni, ma la parola passa alla Procura. E, se il rinvio a giudizio dovesse arrivare, sarà in aula che le diverse ricostruzioni dovranno misurarsi.