A Garlasco anche una catenina sporca di sangue e mai presa in considerazione dagli inquirenti può diventare un incubo. Soprattutto se a temere che su quel gioiello possa essere finito il Dna del proprio figlio è la madre di Andrea Sempio.
La catenina insanguinata di Chiara Poggi e i timori della madre di Sempio
È il 14 dicembre 2025. In casa Sempio si parla dell’ennesimo accertamento annunciato sul delitto del 2007. Daniela Ferrari immagina che Chiara, trascinata sul pavimento dal suo assassino, possa aver raccolto materiale genetico capace di mettere nei guai Andrea. Lui ascolta e liquida la questione con due parole: «Boh. Vedremo».
Ma nelle intercettazioni dei carabinieri le preoccupazioni della famiglia non finiscono lì. C’è un’impronta sulla scala della villetta dei Poggi, ci sono gli esami sul Dna e, soprattutto, c’è uno scontrino del parcheggio di Vigevano attorno al quale, 18 anni dopo l’omicidio, madre e figlio continuano a discutere persino sugli otto minuti che separano due versioni della stessa mattina.
L’intercettazione del 14 dicembre 2025 è la più inquietante. Perché a evocare la possibilità che sulla catenina insanguinata di Chiara Poggi possa essere rimasto materiale genetico riconducibile a Sempio non è un investigatore, ma sua madre.
Il reperto «P»: la collanina mai analizzata dai Ris
Un consulente della famiglia di Chiara, infatti, aveva appena annunciato in tv di voler procedere a nuove analisi sulla catenina con un ciondolo a forma di dente (le era stato regalato dal fidanzato, Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni con l’accusa di averla uccisa, al ritorno da Londra nel luglio 2007) indossata dalla ragazza il giorno del delitto.
Si tratta del reperto «P» della prima lunga lista di oggetti prelevati sulla scena del delitto in vista di eventuali accertamenti tecnico-scientifici. La collanina, scrivono i carabinieri del Ris, «è variamente imbrattata di tracce ematiche».
Ma si tratta del sangue di Chiara o di quello del suo assassino che potrebbe aver imbrattato quel ciondolo durante la colluttazione? Diciannove anni fa la squadra Garofano sembra non aver dato peso a quelle tracce. E, infatti, la scritta nella didascalia a corredo del reperto evidenzia: «Nessun prelievo effettuato».
Le intercettazioni in casa Sempio: «Boh… vedremo»
Quella collanina non è mai stata analizzata prima di essere restituita definitivamente nel dicembre del 2007, ma l’annuncio del consulente della famiglia Poggi sembra preoccupare oltremodo Daniela, come emerge dalla sintesi di una delle centinaia di intercettazioni depositate qualche settimana fa in Procura a Pavia dalla squadra omicidi dei carabinieri di via Moscova.
Una conversazione ritenuta rilevante nel capitolo dell’informativa sugli «ulteriori elementi a carico di Sempio». La mamma di Andrea, riassumono i carabinieri, temeva «che la stessa Chiara sia stata trascinata per terra dal suo aggressore e che in quella fase possa aver raccolto del materiale genetico del figlio…».
I carabinieri, subito dopo, annotano anche la reazione di Andrea che si rifugia in un «Boh….vedremo».
L’impronta 33 sulle scale della villetta di via Pascoli
Quando si parla di impronta 33, invece, Andrea ha le idee decisamente più chiare e lascia intendere, parlandone con un’amica-confidente, di non essere più di tanto preoccupato da quello che, al contrario, la Procura di Pavia ritiene uno dei pilastri più solidi dell’impianto accusatorio a suo carico.
L’impronta parziale (le famose quindici minuzie) di una mano destra (per i pm sporca di sangue) trovata sul muro della scalinata interna alla villetta di via Pascoli in fondo alla quale venne ritrovato il corpo senza vita della povera Chiara compatibile con il profilo genetico della linea paterna di Sempio.
Il 22 maggio 2025 Andrea precisa: «…è una parete… è un’impronta sulla parete delle scale, non è un’impronta insanguinata, eh…».
Andrea Sempio racconta le scale della villetta dei Poggi
Sempio non chiude il discorso, anzi. È lui ad andare oltre e a chiedere alla donna: «Tu sei mai stata lì a casa dei Poggi, no?».
Ma l’amica ha un vago ricordo della villetta di via Pascoli: «Sono entrata solo lì dove c’è tipo il salotto. E poi mi sembra che sulla sinistra c’è la cucina e basta….cioè non sono mai andata oltre».
Al contrario di Andrea, che quelle scale dice di averle fatte più di una volta: «…praticamente, se tu vai giù nella cantina, e noi si è andati giù un paio di volte, lì è una scalettina stretta, diciamo che fa una curva, insomma tipo a chiocchio…non proprio a chiocciola però che fa una curva stretta e non c’è corrimano né niente».
E senza corrimano, per Sempio diventa inevitabile mettere la mano sulla parete: «Difatti», dice Andrea all’amica parlando delle impronte «han trovato la mia, quella del Marco (il fratello di Chiara, ndr), quella dei carabinieri che han fatto i sopralluoghi…».
L’amica sembra convinta dalle rassicurazioni di Andrea che prima di salutarla le dice: «Cioè non è nulla di incredibile, a dire il vero».
Il Dna e i nuovi accertamenti: «Questo è un problema»
Eppure due mesi prima, il 21 marzo 2025, pochi giorni dopo la riapertura dell’inchiesta, Andrea sembrava alquanto preoccupato dai possibili esiti dei nuovi accertamenti genetici.
Lo confessa alla cugina e collega Claudia Tarletti in una conversazione captata in ambientale dagli inquirenti: «Vogliono fare degli esami che trasformeranno il Dna da un indizio a una prova… e questo è un problema», dice Andrea citando proprio gli «elementi mai analizzati prima».
Lo scontrino di Vigevano e gli otto minuti dell’alibi
Nei dialoghi in casa Sempio, infine, torna spesso di moda l’argomento «scontrino». Ovvero l’alibi presentato già nella vecchia inchiesta da Andrea (che sostiene di essere andato la mattina del delitto da Garlasco a Vigevano per comprare un libro ma di aver trovato la libreria chiusa).
Per chi indaga quello scontrino delle 10.18 appartiene alla mamma di Andrea e la conversazione tra i due del 16 dicembre 2025 non fa che aumentare i dubbi: «…non sei andato via verso le 10» ricorda mamma Sempio al figlio per contraddirne le dichiarazioni messe a verbale per poi aggiungere: «Sei andato via alle 10 al massimo meno 8 minuti».
Riportare le lancette all’indietro fino alle 9.52 per Sempio significa aver avuto otto minuti in più, 26 in totale, per uscire di casa, raggiungere Vigevano in auto, parcheggiare e mettere sul cruscotto lo scontrino.
Per la Procura di Pavia, invece, quella mattina a Vigevano Andrea proprio non ci è andato.
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