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L'ex comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano (Ansa)

«Secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti». Fuori si discute di impronte e perizie; dentro casa Sempio il clima sembra quello di una riunione di condominio finita male. Al centro c’è Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma e consulente della difesa di Andrea, che la famiglia, nelle conversazioni ambientali tra il 30 settembre e il 5 ottobre 2025, non sembra più considerare dalla propria parte.

Si parte la sera del 30 settembre. Nella sintesi dei carabinieri, la madre di Andrea, Daniela Ferrari, si chiede come mai Garofano e l’avvocato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, abbiano paura che emerga «un’altra verità» sulla colpevolezza di Alberto Stasi, se sono certi di aver lavorato bene.

L’impronta 33 e lo scontro con Capra, i dubbi di Daniela Ferrari

Per Andrea, Garofano lavora con il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, e con Tizzoni e, secondo la ricostruzione della famiglia, ne seguirebbe la strategia. In auto lo sfogo è netto: «Cioè lui (Garofano, ndr.) dice che “o fate quello che dico io, o non va bene”… Che però è un comportamento anche immaturo, perché quello è un capriccio, eh». E il padre Giuseppe lo riporta con i piedi per terra: «Il gossip ti sta distruggendo…».

Il giorno dopo, a casa di Silvia Maria e Ivana Sempio (le zie di Andrea), Daniela torna sulla questione e si sfoga: «Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio, tipo l’impronta 33 che non c’entra niente perché mio figlio è accusato sul Dna».

Quanto all’aut aut «o seguite quello che dico io o cambiate gli avvocati», il verdetto è lapidario: «Ti attacchi al tram. Perché non esiste solo Garofano». Poi spunta il nodo delle carte riservate: la consulenza del genetista Pasquale Linarello, consulente della difesa di Alberto Stasi, trasmessa al generale per le verifiche sul Dna.

La consulenza segreta sul Dna e i contatti con la parte civile

Il 2 ottobre Giuseppe legge della «consulenza segreta» e Andrea difende Garofano, spostando l’attenzione sulla provenienza dei documenti: «Se l’avvocato gli ha passato dei documenti che non dovresti avere, il problema è dell’avvocato… Il problema è della fonte che lo fa uscire».

La rottura emerge il 5 ottobre, nella cucina di Silvia Maria e Ivana. «È andato via Garofano perché non era d’accordo sul discorso dell’impronta 33, è tutta lì la storia… Garofano era pappa e ciccia con Capra della parte civile, e secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti».

Poi c’è il retroscena raccontato a Quarto Grado, con il generale che propone: «Chiediamo al dottor Capra». Il giudizio, nelle parole dei Sempio, è netto: «Non puoi far vedere che tu prendi e messaggi con la parte civile, tecnicamente la parte civile è contro di me».

Garofano respinge le accuse e difende il lavoro del Ris di Parma

E ancora, a proposito dell’ultimatum: «Scegli, tipo, o me o gli avvocati… Io gli ho detto: sei scemo…». Intanto, Luciano Garofano respinge ogni accusa. Ospite di Cinque minuti, ieri ha ribadito di non ritenere di aver commesso errori e ha definito «vergognosa» la campagna di delegittimazione del reparto.

Anche sul Dna trovato sul pedale della bicic di Alberto Stasi, Garofano ha escluso uno scambio di campioni, sostenendo che il materiale fosse attribuibile a Chiara Poggi.

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