Fotomontaggio con i volti di Pasquale Striano e Antonio Laudati, indagati nell’inchiesta sul presunto dossieraggio.
Pasquale Striano e Antonio Laudati, al centro dell’inchiesta sul presunto dossieraggio (Ansa)

C’è la presidenza del Consiglio dei ministri a guidare l’imponente schiera di enti, politici, vip e imprenditori pronta a chiedere i danni alla banda di «spioni» capeggiata, secondo la Procura di Roma, dal finanziere Pasquale Striano e dall’ex sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia ed ex procuratore di Bari, Antonio Laudati, accusati di diffusione di informazioni riservate e di accesso abusivo ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della stessa Dna.

Le richieste di costituzione di parte civile, già annunciate da decine di legali, verranno formalizzate davanti al gup del tribunale capitolino, Paolo Scotto, il prossimo 12 gennaio, quando, dopo la «falsa partenza» di ieri scatterà effettivamente l’udienza preliminare del processo, rinviata per il classico vizio di notifica.

Oltre a quella del governo, sul tavolo del gup verranno depositate tra tre mesi anche le richieste del ministro della Difesa, Guido Crosetto, dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Ci sono poi diversi esponenti di Fdi, Chiara Colosimo, Andrea Delmastro e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e della Lega con il sottosegretario Claudio Durigon. A depositare l’istanza saranno anche gli avvocati del leader di Italia viva, Matteo Renzi e dell’ex presidente della Figc, Gabriele Gravina.

La Procura di Roma aveva chiuso le indagini la scorsa primavera, cristallizzando in decine di capi di imputazione condotte finalizzate a una «consultazione compulsiva di informazioni» per reperire una serie di elementi su oltre 150 persone tra esponenti politici, vip, imprenditori e personaggi del mondo dello sport finite poi in alcuni articoli di giornale. Dagli oltre 20 indagati iniziali si era passati, dopo una piccola scrematura e relative archiviazioni, alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei confronti di 14 persone oltre a Striano e Laudati. Tra i reati contestati anche diversi episodi di rivelazione del segreto d’ufficio e falso.

L’inchiesta e il nodo della competenza territoriale

L’inchiesta sul presunto dossieraggio era nata a Perugia (concentrandosi sul periodo tra il 2019 e il 2022), ma spostata a Roma dopo il verdetto della Cassazione sulla competenza territoriale e coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e dalla pm Giulia Guccione. Ora però, almeno i capi di imputazione relativi a Laudati potrebbero fare nuovamente il percorso inverso: la Procura sottoporrà al gup, infatti, la questione di incompetenza territoriale per i capi di imputazione relativi all’ex sostituto procuratore della Dna.

A Striano vengono contestati centinaia di accessi abusivi alle banche dati. Nel corso degli anni l’ufficiale delle fiamme gialle avrebbe cercato nell’archivio delle «Sos», ad esempio, eventuali segnalazioni per operazioni sospette nei confronti dell’attuale ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di diversi parlamentari del centrodestra, dell’ex premier Renzi, senza dimenticare gli attuali governatori di Lombardia e Calabria, Attilio Fontana e Roberto Occhiuto e l’ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti.

E poi ancora una sfilza di imprenditori più o meno noti, l’attuale allenatore del Napoli, Massimiliano Allegri e addirittura Cristiano Ronaldo. Le contestazioni più recenti, risalenti al 2022, riguardano ricerche nelle banche dati relative alla presidente della commissione parlamentare antimafia, Colosimo e all’attuale ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.

Striano, secondo la Procura di Roma, avrebbe frugato tra una miriade di documenti, estraendo in modo illegittimo dalle banche dati sentenze, provvedimenti giudiziari, intercettazioni e verbali di udienza. Alcune di quelle informazioni erano state utilizzate in articoli di stampa (con protagonisti alcuni esponenti della Lega) pubblicati a più riprese dal settimanale L’Espresso e dal quotidiano Domani. Per i pm un vero e proprio dossieraggio sui conti del Carroccio da perseguire penalmente.

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