Prima le lauree facili. Poi, secondo la Procura di Napoli, il tentativo di mettere il silenziatore ai giornali. E, al centro dei due fronti, lo stesso manager. Non è una coincidenza, secondo gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza: la seconda operazione sarebbe servita a proteggere l’Università telematica Pegaso dalle notizie sulla prima. Un meccanismo che, stando all’ipotesi, avrebbe prima agevolato l’accesso ai titoli universitari e poi cercato di controllare le informazioni sulle indagini.
La figura centrale, che gli inquirenti considerano «il principale elemento di continuità» tra le due presunte associazioni a delinquere, è Andrea Buonomo, dal febbraio all’ottobre 2025 direttore operativo e commerciale del Gruppo Multiversity che dal 2022 controlla l’ateneo telematico.
A leggere le contestazioni sarebbe il «capo e promotore» dell’associazione finalizzata alla «gestione illecita delle fasi di prevalutazione e immatricolazione indiscriminata ai corsi istituiti ed erogati dall’Ateneo, indipendentemente dal possesso, da parte dei candidati, dei titoli di accesso specificamente richiesti dalla legge». Ne avrebbero goduto anche «vip» e «personalità pubbliche» o «vicine a loro», conferma una fonte investigativa alla Verità.
Oltre 4.200 iscrizioni sospette alla Pegaso
Un meccanismo che, secondo la Procura, sarebbe stato attuato «fra l’altro tenendo ferme le modalità di espletamento degli esami a distanza», introdotte durante la pandemia, «in forza delle quali, per ovviare alla deliberata mancanza di un adeguato numero di docenti universitari, veniva demandata al personale amministrativo la visione, la validazione e anche la verbalizzazione delle tracce audio-video delle singole prove d’esame».
E non si parla di qualche studente distratto davanti al computer. Il primo filone dell’inchiesta riguarda oltre 4.200 iscrizioni sospette, con ben 40 indagati. Nel mirino degli investigatori sono finite le procedure di ammissione, il riconoscimento dei crediti formativi, gli esami e i tirocini.
Ma c’è il sospetto che siano circolate anche in anticipo domande e risposte dei test. Coincidenza, due giorni prima della discovery sulle lauree facili, Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice pompeiana protagonista del caso Sangiuliano, finisce indagata per due ipotesi di falso (avrebbe copiato il 91 per cento della sua tesi di laurea) su denuncia proprio di Uni Pegaso.
Dalle lauree all’ipotesi di condizionare i giornali
Lo spin-off della prima indagine è la nuova ipotesi. E Buonomo è indagato, insieme al presidente di Multiversity Fabio Domenico Vaccarono, anche come presunto membro della seconda associazione a delinquere, quella finalizzata alla «stabile attivazione di una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa nonché mediante l’attuazione di strategie comunicative e di coordinamento interne ed esterne», per «condizionare, silenziare, ritardare, attenuare la pubblicazione di notizie giornalistiche riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al Gruppo Multiversity».
Secondo il pool della Procura di Napoli coordinato dall’aggiunto Sergio Ferrigno, di cui fanno parte i pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano, la rete editoriale prende forma nel 2025. Ad aprile Buonomo avrebbe sottoscritto i contratti pubblicitari. Per gli investigatori non sarebbe stata una semplice gestione dell’emergenza successiva alle perquisizioni del 6 maggio scorso: i rapporti economici sarebbero stati predisposti prima, per essere utilizzati quando le indagini sarebbero diventate di dominio pubblico.
La posizione del gruppo e i contratti pubblicitari
La stipula dei contratti, naturalmente, non dimostra di per sé alcun comportamento illecito delle testate coinvolte. Multiversity, intanto, ribadisce «la propria ferma e piena convinzione che il management abbia operato correttamente e nel rispetto della legge».
E sottolinea che la contestazione sulle irregolarità accademiche riguarda prevalentemente persone già allontanate dal gruppo, esprimendo fiducia anche nella correttezza dell’attuale governance.
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