Simulazione della caduta di David Rossi durante la perizia disposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, all’Università del Foro Italico di Roma
La simulazione della caduta di David Rossi nell’ambito della perizia disposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps (Ansa)

Siena come Garlasco, peggio di Garlasco: stavolta errori e depistaggi, se ci sono stati, hanno fatto un salto di qualità. Esce un nome clamoroso: a decretare la morte di David Rossi – il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, volato giù dal suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni, nel cuore di Siena, il 6 marzo del 2013 – sarebbe stato l’ex presidente della banca, l’avvocato Giuseppe Mussari, uomo di punta del Pci-Pd per tutti gli anni Novanta e i primi del Duemila.

Amico fraterno di Rossi, fu lui ad assumerlo prima alla Fondazione Mps, nel 2006, dove l’avvocato era presidente, e poi al Monte, quando Mussari ne assunse la guida. L’anticipazione viene da Massimo Giletti, conduttore di Rai3, che aveva riferito in anteprima quanto atteso dalla seconda Commissione d’inchiesta parlamentare: la convinzione che Rossi sia stato ucciso e non si sia trattato di un suicidio, insieme all’individuazione di chi avrebbe ordinato il delitto e di chi lo avrebbe organizzato. Ciò che inquieta è constatare che i parlamentari sarebbero arrivati là dove la magistratura non è riuscita.

I dubbi sulle indagini e il ruolo della prima Commissione

Del caso di David Rossi si erano occupati Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Nicola Marini, che archiviarono il decesso come suicidio. I tre pm della Procura di Siena finirono sotto inchiesta per depistaggio, ma furono prosciolti da ogni accusa dalla gip di Genova Nicoletta Guerrero nel giugno 2022. Erano stati inquisiti a seguito delle risultanze della prima Commissione parlamentare che si era occupata del caso.

C’erano molti dubbi: i video delle telecamere a circuito chiuso della banca spariti, i pm che, durante un sopralluogo, avrebbero alterato la scena del «crimine», i carabinieri che sollevavano dubbi sulle indagini, Matteo Renzi che si occupava della vicenda perché Antonio Nastasi, passato alla Procura di Firenze, aveva aperto l’inchiesta su Open, la fondazione renziana. Si delineavano così intrecci tra politica, affari e inchieste nel caso Rossi.

Ci sono ombre evocate dall’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, con cui Rossi aveva collaborato a lungo. Anche qui ci sono servizi delle Iene, ma c’è anche un evento sconcertante: per la prima volta i pm hanno querelato la moglie di una vittima. Antonella Tognazzi è stata sotto processo, poi assolta definitivamente, per cinque anni.

La Commissione indica due nomi: Mussari e Ceccherelli

Il presidente della Commissione parlamentare, Gianluca Vinci, deputato di Fratelli d’Italia, ha annunciato che, dopo aver ricostruito la vicenda, l’organismo avrebbe indicato i nomi di quelli che gli erano stati riferiti come possibile mandante e possibile esecutore. Nel corso della riunione dell’Ufficio di presidenza, la Commissione ha quindi indicato Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli, attribuendo loro ruoli differenti nella ricostruzione della vicenda.

Secondo quanto riferito da Vinci, Mussari sarebbe stato il presunto mandante di un’azione intimidatoria che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di Rossi. Ceccherelli, soprannominato «Lo Zena» e calciante del Calcio storico fiorentino, avrebbe invece organizzato la fase operativa, individuando le persone da coinvolgere, senza partecipare direttamente all’esecuzione.

«Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi», ha dichiarato Vinci in conferenza stampa, riferendosi agli elementi acquisiti anche attraverso colloqui con alcuni detenuti.

La Commissione precisa che si tratta di una ricostruzione investigativa maturata nell’ambito dei propri lavori e non di responsabilità accertate in sede giudiziaria. La morte di David Rossi è stata archiviata per due volte come suicidio, mentre le nuove consulenze tecniche e gli approfondimenti parlamentari hanno alimentato la convinzione che il manager possa essere stato vittima di un omicidio.

Ceccherelli ha respinto ogni coinvolgimento: «Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda. L’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda».

Giletti accusa Mussari, l’ex presidente annuncia querela

Massimo Giletti, conduttore televisivo de Lo Stato delle Cose, in onda su Rai3, aveva anticipato sui suoi canali social il nome di Mussari. In un video dedicato alla morte di David Rossi aveva dichiarato: «Abbiamo la certezza oggi che si deve e si può solo parlare di omicidio. Domani la Commissione si riunisce, farà i nomi degli esecutori e dei mandanti: il nome che emerge è un nome importante, perché il mandante sarebbe stato il presidente della banca del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari».

Mussari – che, su indicazione del Pd, è stato anche presidente dell’Abi, l’associazione bancaria, dal 2010 al 2013 – tirato in ballo da Giletti, ha reagito duramente annunciando querela per calunnia. Dalla Calabria, dove si trova – a Siena, però, ha ancora la sua scuderia di cavalli annessa all’azienda agricola – ha replicato: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia».

L’ex presidente del Monte – assolto definitivamente con formula piena in tutti i principali processi che lo hanno riguardato a seguito del buco nei conti della banca senese – ha anche aggiunto: «Io non sono mai scappato, ci ho sempre messo la faccia. La morte di David mi addolora anche a tanti anni di distanza; è una ferita aperta».

Quanto al conduttore, all’annuncio della querela aveva risposto: «Non devo replicare a Mussari, perché ho semplicemente detto quello che succederà domani (oggi, ndr) in Commissione d’inchiesta secondo le mie informazioni. Sarà lui a dover rispondere ai magistrati, non io».

Il caso Rossi resta dunque al centro di una nuova fase di approfondimento parlamentare. Gli atti saranno trasmessi alla Procura, alla quale spetterà valutare gli elementi raccolti e gli eventuali profili di responsabilità.

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