Andrea Sempio in un’immagine tratta dalla trasmissione televisiva Quarto Grado
Andrea Sempio in un frame della trasmissione «Quarto Grado» (Ansa)

«Ma che cazzo! Non gli avete chiesto le cose più importanti!». A mettere in discussione il lavoro dei carabinieri che durante la prima inchiesta sul delitto di Chiara Poggi lo convocarono è proprio il protagonista della nuova inchiesta: Andrea Sempio.

L’indagato, ripercorrendo gli interrogatori del 2008 in uno dei più recenti soliloqui, ricorda le parole degli investigatori che avrebbero all’epoca dimenticato di fargli le domande più importanti. Una ricostruzione che rischia di ritorcersi contro di lui, visto che il capitano, oggi colonnello in pensione, Gennaro Cassese, 18 anni dopo non ricorda quasi nulla di quella fase dell’inchiesta. Proprio come il suo sottoposto, il maresciallo Flavio Devecchi.

E mentre l’amico di Marco Poggi che oggi è sospettato di aver assassinato Chiara veniva sentito per oltre quattro ore, gli stessi militari risultavano impegnati ad ascoltare altri due testimoni. Tre verbali, due carabinieri e un’ora e 40 minuti di sovrapposizioni. Tutto documentato. Tranne le interruzioni (la legge prevede debbano essere annotate nel documento) che quelle sovrapposizioni potrebbero spiegarle. Compresa quella per l’ambulanza chiamata per soccorrere Sempio, che si era sentito male, o quella per dargli il tempo di recuperare il famoso ticket del parcheggio di Vigevano che avrebbe dovuto provare il suo alibi.

Gli interrogatori del 2008 e le domande mancate

In quel momento, è bene precisarlo, Sempio non era l’uomo al centro dell’attività investigativa, visto che l’indagine era tutta concentrata su Alberto Stasi. La nuova intercettazione ambientale risale al 31 ottobre dello scorso anno ed è sintetizzata nell’ultima informativa depositata dalla Squadra omicidi dei carabinieri di via Moscova.

Andrea parte dai giorni successivi alla morte di Chiara, quando viene convocato dai carabinieri insieme alla sua comitiva per poche domande: gli chiedono se frequentava casa Poggi e il motivo delle tre telefonate effettuate al telefono fisso dell’amico nei giorni precedenti il delitto, quando già sapeva che Marco era partito per le vacanze. In quell’ottobre del 2008, a fare compagnia a Sempio in caserma ci sono tutti gli amici del fratello di Chiara.

Quattro ore di audizione e verbali sovrapposti

L’audizione di Sempio comincia alle 10.30, ma il verbale viene chiuso alle 14.40. Più di quattro ore. Tempistica insolita per delle sommarie informazioni che, peraltro, va a sovrapporsi con quella delle deposizioni di altri due della comitiva, Alessandro Biasibetti e Mattia Capra.

Stesso ufficio (quello del Comando provinciale dei carabinieri di Vigevano). Stessi carabinieri che verbalizzano (Cassese e Devecchi). Ed è proprio Capra, racconta Sempio nel vocale intercettato, ad avergli parlato dell’urlo: «Ma che cazzo! Non gli avete chiesto le cose più importanti!».

In effetti quella mattina in caserma deve essere stata molto turbolenta: Andrea torna a casa per recuperare lo scontrino (che per gli inquirenti appartiene però alla mamma, Daniela Ferrari). Ma non è l’unica stranezza. Accusa un malore e viene chiamata un’ambulanza (gli inquirenti di Pavia hanno recuperato la scheda di servizio del Pronto soccorso che lo certifica). Dettagli dei quali nel verbale della squadra Cassese non c’è traccia.

Ora, Sempio, intercettato, annotano i carabinieri, «esprime le sue perplessità sulla stesura dei verbali delle Sit da parte delle forze dell’ordine, dicendo che sono state fatte in maniera zoppicante, in quanto non sono state specificate alcune cose».

La versione della madre: «I carabinieri hanno fatto tante vaccate»

Il 18 dicembre 2025 lo stesso argomento è al centro di una conversazione tra Daniela Ferrari e una sua amica. Anche lei ricorda il dettaglio: «La prima volta si sono dimenticati di chiedergli che cosa aveva fatto quella mattina lì». E aggiunge che un amico del figlio avrebbe sentito i militari esclamare: «Oh, non gli abbiamo chiesto che cosa ha fatto, bisogna richiamarlo indietro».

Una circostanza che, stando a quanto la mamma di Andrea dice di sapere, sarebbe stata riferita anche ai nuovi investigatori. E infine, riferendosi alle indagini dell’epoca, con un linguaggio particolarmente colorito, dopo aver affermato che il colonnello «ha fatto un mare di cazzate e continua a dire cazzate», le etichetta senza mezze misure: «I carabinieri hanno fatto tante vaccate». Che, però, all’epoca potrebbero aver risparmiato al figlio sospetti ben più pesanti già 18 anni fa.

E mentre i carabinieri della squadra Cassese dimenticarono in prima battuta di chiedere a Sempio che cosa avesse fatto la mattina del delitto, resta da capire quali altri approfondimenti furono trascurati a Pavia nella seconda inchiesta (che comprende contatti telefonici con Andrea mai chiariti, intercettazioni non completamente trascritte e passaggi di denaro contante sospetti nel circuito della famiglia Sempio).

L’avvocato Taccia: «Tanto vale andare a processo»

Uno dei difensori di Andrea, l’avvocato Angela Taccia, ieri ha fatto sapere che, per ora, la Procura non ha risposto all’istanza presentata per sapere se Andrea è indagato anche nel filone per l’ipotesi della corruzione (trasferito da Brescia a Pavia dopo l’archiviazione per l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti). Ma ha precisato: «La Procura non è obbligata a risponderci, quindi vedremo».

E dopo aver ribadito che il suo cliente respinge le accuse per il delitto («È innocente, non perché ce lo dice ma perché ci sono delle risultanze oltre alla sua dichiarazione», ha affermato), ha concluso ricordando che «non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte la realtà dei fatti».

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