Il prontuario dei medici anti Cpr trovato nel carcere di Prato e pubblicato in esclusiva sulle nostre colonne non è opera di un anonimo militante. A scriverlo è stato un dottore che lavorava nel penitenziario e che ora ammette di appartenere alla rete no Cpr Mai più lager. Ma soprattutto confessa quale fosse il suo criterio per decidere se uno straniero potesse essere trasferito in un centro per i rimpatri.
La Verità è in grado di anticipare alcuni spunti dell’intervista che andrà in onda stasera nel programma Filorosso di Antonino Monteleone, dalle 21.20 circa su Rai 3. E permette di fare luce anche sull’ultimo passaggio del manoscritto che sinora era rimasto avvolto nel mistero. Il riferimento è a una delle due firme apparse in calce ai fogli. La prima è chiara e riporta il nome di Eugenio Losco, difensore di Nicola Cocco, il medico infettivologo della Simm indagato per associazione a delinquere, considerato deus ex machina della Rete Mai più lager. L’altra rimanda a un tal «dott. Gozzi», ora diventato più che un semplice nome sulla carta.
«Non darei idoneità per questioni politiche»
Contattato dalla trasmissione di Rai 3, il professionista ammette di aver vergato gli appunti, ma respinge l’accusa di aver scritto «qualcosa di illegale». Spiega, semmai, di aver riportato solamente su carta le indicazioni apprese dall’ormai nota rete No Cpr Mai più lager, di cui si dichiara esponente. Si tratta di un documento con linee guida per certificare l’inidoneità degli stranieri destinati ai Cpr e istruzioni su come comportarsi in caso di perquisizione.
L’ammissione del medico è netta: «C’erano molti miei colleghi che di per sé non volevano dare l’idoneità e io per prima non la darei a nessuno per questioni politiche». A orientare il suo lavoro nei casi di valutazione delle idoneità non erano dunque le condizioni cliniche del singolo paziente, ma il giudizio sulla natura dei centri di permanenza per il rimpatrio. Come per tanti altri medici sparsi in tutta Italia.
Gli appunti e le incongruenze sulla data
Nei fogli viene citata anche l’inchiesta di Ravenna, dove era stato portato alla luce, per la prima volta, il fenomeno dei medici anti Cpr.
Ed è qui che la testimonianza mostra delle incongruenze cronologiche. Il dottore sostiene di aver trascritto gli appunti «più di un anno fa», ma nel vademecum appare chiaro che i riferimenti sono successivi all’avvio delle indagini nell’ospedale Santa Maria delle Croci. Il professionista, messo dinanzi all’evidenza, corregge il tiro e afferma di averli scritti quando ha dovuto «per la prima volta firmare un certificato per mandare uno in un Cpr».
La necessità di mettere nero su bianco i concetti appresi durante la militanza tra le fila del comitato no Cpr si spiega così: «Ho riscritto su un foglio di carta, visto che in carcere non si può portare il telefono, ciò che mi è stato detto da questa associazione».
I riferimenti a fragilità psicologica e perquisizioni
Tra i passaggi più interessanti dei due fogli compaiono gli «escamotage» legati alla «sofferenza/fragilità psicologica» e la positività al test Quantiferon in assenza di radiografia al torace, elementi che nel documento vengono richiamati in relazione all’inidoneità al trattenimento.
Non manca una sezione sul «falso ideologico», con riferimenti all’articolo 481 del codice penale e al codice di deontologia medica. Il secondo foglio, intitolato «Testo unico immigrazione», affronta le procedure di espulsione e trattenimento e dedica un passaggio specifico a «cosa fare in caso di perquisizione»: chiamare un avvocato o chiedere la presenza di una persona di fiducia.
Intanto, il vademecum sarebbe stato acquisito dalla Procura di Prato, aprendo la possibilità di un nuovo filone investigativo parallelo a quello di Ravenna.
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