Appalti post sisma, otto arresti nelle Marche
(Ansa)

C’è anche Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del governatore delle Marche Francesco Acquaroli, tra gli otto arrestati nella maxi operazione della Dda di Ancona sulla ricostruzione post sisma del 2016, che conta complessivamente 51 indagati a vario titolo per reati tra i quali corruzione e truffa aggravata dall’agevolazione di organizzazioni mafiose per erogazioni pubbliche e che ha portato all’esecuzione di sequestri di beni per oltre 57 milioni di euro.

Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto di Acquaroli, tra gli arrestati

Pistarelli, sessant’anni, avvocato, viene considerato l’uomo forte di Fdi nel sud delle Marche e fino a dicembre 2025 è stato capo di gabinetto di Acquaroli, che poi per il secondo mandato ha puntato su un’altra figura. L’accusa nei confronti del legale ed esponente di centrodestra è di corruzione. La Guardia di finanza ha condotto anche una perquisizione nel suo studio, terminata nel primo pomeriggio di ieri. Con lui in manette anche il costruttore Enrico Crucianelli e l’imprenditore Antonio Cervigni, titolare di una azienda di termoidraulica.

L’ipotesi di infiltrazioni della ’ndrangheta e del clan dei Casalesi

A mettere gli investigatori della Dda sulle tracce di Pistarelli sono state le indagini su un presunto sistema di imprese in odore di ‘ndrangheta, che hanno drenato denaro da un sistema da 8 milioni di fatture false grazie a un imprenditore insediato da tanti anni a Sassoferrato (Ancona). Ditte vicine alla criminalità calabrese e altre riconducibili a persone contigue con il clan di camorra guidato da Michele Zagaria, che riuscivano a inserirsi nella ricostruzione post sisma nelle Marche grazie a subappalti ricevuti da Crucianelli, imprenditore maceratese che avrebbe svolto il ruolo di «cerniera» per profitti rispettivi di 18 e 39 milioni.

Il sistema delle fatture false e il denaro retrocesso in contanti

Secondo l’ipotesi investigativa, le società dell’imprenditore sarebbero state utilizzate sia come subappaltatrici per fornire manodopera nei cantieri della ricostruzione post sisma 2016, sia – secondo quanto sarebbe emerso – anche per alimentare il sistema di fatture false, al cui pagamento sarebbe seguita la retrocessione in contanti, poi utilizzata in parte per trasferire denaro verso due esponenti delle cosche reggine.

Fin qui i due filoni principali dell’inchiesta.

Il presunto «comitato d’affari» e il ruolo di Pistarelli

Ma investigando su questo contesto di infiltrazione criminale di alcuni cantieri post terremoto, illustrato in una conferenza stampa dagli inquirenti della Dda di Ancona e dalla Gdf del capoluogo marchigiano, gli investigatori, esaminando la posizione di Crucianelli, hanno scoperto un ulteriore filone relativo a un «comitato d’affari» in cui avrebbe avuto un «ruolo centrale» Pistarelli.

Per gli inquirenti, insieme a due imprenditori, – anche loro arrestati -, e a soggetti attivi in contesti istituzionali regionali o universitari, il legale avrebbe creato una «struttura stabile d’intermediazione illecita negli appalti capace di sfruttare relazioni qualificate con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gare, finanziamenti e ottenere utilità economiche».

Da tutto ciò, per l’accusa, Pistarelli avrebbe ottenuto circa 105.000 euro tra cui 60.000 in contanti e 45.000 euro per lavori di ristrutturazione di immobili. Sull’indagato gli inquirenti affermano che il suo «peso istituzionale ha conferito al gruppo la capacità concreta di incidere su procedure amministrative e appalti anche con la divulgazione di notizie riservate coperte da segreto d’ufficio». In particolare, sono cinque le procedure finite nel mirino della Dda, di cui le ultime tre, secondo l’accusa, «non perfezionate a causa delle dimissioni» dell’ex capo di gabinetto.

L’ex monastero Le Monachette e i lavori da 12 milioni

Nello specifico, gli inquirenti ritengono che il presunto sodalizio abbia avuto un ruolo nella ricostruzione di un ex monastero, quello de Le Monachette di Macerata, gravemente lesionato dal sisma 2016 – di proprietà di una famiglia di imprenditori del posto. In cambio di una dazione di 250.000 euro la struttura sarebbe stata fatta acquistare da Erdis, l’Ente regionale per il diritto allo studio, per realizzare uno studentato.

L’immobile – acquistato prima del terremoto a un prezzo di circa 2 milioni di euro e rivenduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni – è stato ristrutturato con i finanziamenti erogati dal Mur e dall’Ufficio speciale ricostruzione, per un importo complessivo pari a circa 12 milioni di euro, i cui lavori sono stati appaltati per circa 6 milioni di euro a Crucianelli, che li ha subappaltati a Cervigni promettendogli il pagamento del 2% del valore dell’appalto, da corrispondere al sodalizio e agli altri soggetti intervenuti, tra cui il precedente proprietario dell’immobile.

Nel mirino anche una residenza universitaria ad Ancona e una Rsa

Sotto la lente degli investigatori anche una procedura di gara pubblica per l’aggiudicazione dei lavori di ristrutturazione e ampliamento di un ex immobile militare di Ancona, da destinare a residenza per studenti universitari, per un valore di circa 6 milioni di euro da assegnare a una società per tacitarne l’eventuale ricorso e una procedura per l’autorizzazione e l’accreditamento al Servizio Sanitario – Regione Marche di una Rsa.

Occhi puntati anche sulla procedura per l’affidamento del servizio energia e manutenzione dell’Ospedale Torrette di Ancona.

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