Vetrine di un negozio in corso Garibaldi a Milano protette con pannelli di legno per timore di nuovi saccheggi
Vetrine protette con pannelli di legno in un negozio di corso Garibaldi, a Milano, per timore di nuovi saccheggi e cortei, il 23 ottobre 2026 (Ansa)

Le indagini partono dai messaggi scambiati su Telegram, Instagram e WhatsApp. È nelle chat dei rivoluzionari del Black Friday che la Digos cerca le tracce di chi organizza gli assalti, sceglie i negozi da saccheggiare, prepara le mazze e i coltelli e mette già in conto gli scontri con i celerini. Gli investigatori analizzano le conversazioni, identificano i partecipanti, ricostruiscono i preparativi ed effettuano le perquisizioni.

Da Bari a Napoli, da Padova a Como, è questo il filo che lega le operazioni condotte per impedire che si ripetano le scene di guerriglia urbana dello scorso fine settimana a Milano. Gli stessi social che alimentano la voglia di emulazione diventano così il principale terreno d’indagine degli investigatori.

E così, a Bari, ieri mattina si è scoperto che decine di ragazzi — sette i maggiorenni indagati, a cui bisogna aggiungere diversi minorenni — erano pronti a entrare in azione. L’ora «x» era prevista per ieri pomeriggio, «anche con l’uso di armi e molotov», per assaltare i negozi di lusso, di articoli sportivi e di elettronica nelle strade principali dello shopping, da via Sparano a corso Vittorio Emanuele. Erano entrati in contatto tramite il gruppo Telegram «23 ottobre rivolta Bari». Ed è proprio seguendo le tracce lasciate in quelle chat che la polizia è arrivata a individuare gli aspiranti devastatori, destinatari di perquisizioni e interrogatori coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo e dalla Procura per i minorenni del capoluogo pugliese. I reati ipotizzati sono istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, con finalità di terrorismo, e detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.

A Padova e Napoli, gli appelli nelle chat

A Padova, invece, le razzie ai danni dei negozi del centro storico sarebbero state promosse su una chat Instagram da un ragazzo di appena 17 anni. La Digos ieri mattina è entrata in casa del giovane: sotto il materasso del suo letto gli agenti hanno trovato un fumogeno, dosi di hashish e anche il cellulare con cui gestiva la chat che istigava all’odio e alla violenza in vista delle due manifestazioni studentesche in programma oggi nella città veneta.

Il questore Marco Odorisio ha convocato altri undici giovani, tre neomaggiorenni e otto minorenni, tutti con precedenti. La maggior parte è di seconda generazione e di origine magrebina: si sono presentati accompagnati dai genitori. Per loro è stata disposta l’applicazione di varie misure di prevenzione, tra cui Daspo urbani e avvisi orali.

Anche a Napoli c’era chi aveva cominciato da giorni a lanciare appelli in chat. La Digos ha perquisito sette ragazzi indagati per una serie di reati contro l’ordine pubblico. Fondamentale anche in questo caso il monitoraggio delle conversazioni. Tra gli oggetti sequestrati figurano mazze in alluminio, cesoie e un coltello a serramanico di 23 centimetri.

Como, armi e chat per organizzare i disordini

A Como il copione non è diverso. Una vasta operazione messa in campo da Digos, Squadra mobile e carabinieri, coordinati dalla Procura e dalla Procura per i minorenni di Milano, ha portato a contestare a 21 minorenni e quattro maggiorenni di aver pianificato tramite una chat WhatsApp disordini, atti vandalici e saccheggi da mettere a segno oggi.

Durante la perquisizione in casa di un giovane di 22 anni, che secondo gli investigatori avrebbe creato la chat, sono stati sequestrati un passamontagna, un tirapugni, coltelli, manganelli, pugnali e diverse riproduzioni di armi, tra cui pistole, fucili tipo Kalashnikov e un fucile a pompa, tutte prive del tappo rosso.

Ma c’è un altro elemento che rende il fenomeno ancora più preoccupante: alla violenza annunciata dai maranza rischia di aggiungersi quella di chi vuole organizzarsi per dar loro la caccia. A Crema dieci giovani italiani, di età compresa tra i 16 e i 30 anni, sono stati denunciati per aver pianificato la sera del 19 ottobre una spedizione punitiva. In una chat con 44 iscritti circolavano messaggi del tipo: «Giriamo per Crema tutti assieme… armatevi veloci… tirate fuori i manganelli e venite». L’obiettivo sarebbe stato il centro cittadino, con un’azione diretta contro stranieri e maranza che avevano promosso per la stessa giornata l’occupazione delle scuole. Il giorno successivo questi ultimi erano stati individuati e denunciati dalla polizia per istigazione a delinquere e procurato allarme.

Le perquisizioni in 18 città dopo gli scontri

Magistrati e investigatori sono al lavoro anche sugli scontri dello scorso fine settimana, a partire dalla guerriglia urbana di Milano. La Procura ha aperto un’inchiesta per devastazione e saccheggio e, in vista delle giornate di oggi e domani, il procuratore Marcello Viola ha rafforzato i turni con la reperibilità di altri pm pronti ad affiancare il collega in servizio.

Le indagini hanno portato la polizia e la Digos a eseguire perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di un centinaio di persone, tra cui 51 minorenni. Le città coinvolte sono 18: Aosta, Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Cremona, Firenze, Genova, Lodi, Monza, Napoli, Padova, Pescara, Varese, Verbania e Verona. I reati ipotizzati comprendono resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento e detenzione di armi o di oggetti atti a offendere.

Anche per i disordini nel centro di Bergamo dello scorso fine settimana la risposta investigativa è stata rapida. I giovani identificati dalla polizia sono 350 e anche in questo caso ci sono molti minorenni. A Torino la guardia resta alta, con un monitoraggio continuo di canali social e chat per individuare nuovi focolai: sono 12 i provvedimenti di prevenzione emessi dal questore. Anche in questo caso i destinatari sono quasi tutti minorenni.

Da non perdere

Appalti post sisma, otto arresti nelle Marche
Inchieste

Appalti post sisma, otto arresti nelle Marche

Presunte infiltrazioni dei clan mafiosi e irregolarità nelle commesse per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016. Indagati in 51, sequestrati beni per oltre 57 milioni. In manette, con l’accusa di corruzione, anche Pistarelli, ex capo di Gabinetto di Acquaroli.

Il legale dei no Cpr soccorre i baby criminali
Inchieste

Il legale dei no Cpr soccorre i baby criminali

Nelle chat dei rivoltosi spunta il numero da chiamare in caso di problemi con la giustizia: la «segreteria» rinvia all’avvocato Losco, che difende Ilaria Salis e Nicola Cocco, mente dei medici che ostacolano le espulsioni. L’ammissione: «La lotta non sarà pacifica».