«Cinesi spiati a Milano da emissari del regime»
(iStock)

Si avvicina il processo per alcuni esponenti di una presunta rete di spionaggio cinese operante in Italia, longa manus del regime di Pechino nel Belpaese. Sono stati messi sotto accusa per aver sorvegliato e intimidito connazionali considerati dissidenti dal governo comunista di Xi Jinping.

Spionaggio cinese in Italia, dieci persone sotto indagine

Si sono chiuse ieri le indagini della Procura di Milano nei confronti di dieci persone, otto cittadini cinesi e due italiani, che hanno fatto emergere un quadro criminale fatto di pedinamenti, fotografie, minacce di morte e persino controlli nella spazzatura per raccogliere informazioni da spedire in patria.

Un’attività di spionaggio a tutti gli effetti, con sinergie tra mondi associativi, reparti di sicurezza e corpi diplomatici. L’obiettivo era quello di ostacolare le attività dei presunti nemici del partito unico e forzarli a interrompere le critiche al governo.

L’accusa: pedinamenti e pressioni sui dissidenti per conto di Pechino

A quattro scherani di Xi viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata a condotte repressive e coercitive a danni di connazionali. Tra gli indagati figura anche Songqiang Wang, 57 anni, vicepresidente dell’Associazione dei cinesi di Fujian a Milano. Secondo l’accusa avrebbe coordinato le ricerche dei dissidenti, mantenendo contatti con la polizia cinese, ma anche con il personale diplomatico e i membri del Dipartimento del fronte unico; ovvero l’organo deputato, tra le altre cose, di gestire i rapporti con i membri delle comunità cinesi estere, non iscritti al partito unico.

Ed è così che, nel lessico del regime cinese, il termine «gestione» finisce per tradursi in attività di controllo e pedinamento, fino a ricorrere, quando necessario, a metodi più spregiudicati. Come le minacce di morte che ha ricevuto Li Ying, in arte Teacher Li, l’influencer da 2 milioni di follower noto sui social per i contenuti critici dei suoi post nei confronti del Pcc.

Teacher Li, le minacce di morte ricostruite dagli investigatori

L’indagine, avviata dalla Digos di Torino nel 2025, avrebbe ricostruito una serie di episodi di sorveglianza e intimidazione, collocati tra Milano e Torino dal 2023 al luglio 2025. «Ti taglierò la testa», «ho seguito ogni tuo movimento in Italia»: queste sono solo alcune delle minacce che sarebbero arrivate a Li attraverso i social e la posta elettronica.

Per intimidirlo sarebbero state inviate anche immagini di pistole e, secondo gli investigatori, sarebbero state esercitate pressioni anche su familiari e amici rimasti in patria. È questo il significato attribuito in Cina alla parola «gestione».

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