«La causa del decesso è ascrivibile a insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia ischemica in coronaropatia trivasale». Al decesso avvenuto «su base ipossica «hanno contribuito «l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia (effetto dell’intossicazione acuta da cocaina), nonché la posizione prona».
È stata consegnata ieri la consulenza medico legale prodotta dagli specialisti incaricati dalla Procura di Bologna di definire con esattezza le cause della morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne marocchino, deceduto lo scorso 19 luglio a Bologna, subito dopo un intervento di contenimento da parte di due agenti di polizia, chiamati dai residenti del rione Pilastro, allarmati dalla presenza di un uomo che «si dimenava gridando “aiuto mi vogliono uccidere”» e «colpendo le saracinesche dei garage».
La perizia esclude una compressione anomala da parte degli agenti
Nessun caso Floyd all’italiana, nessuna compressione anomala sul torace di Fakir da parte degli operatori di polizia che cercavano di riportarlo a più miti consigli per rendere possibile l’intervento dei sanitari. Secondo gli esperti, l’ingente quantitativo di cocaina che Fakir aveva nel sangue, insieme al suo tentativo di resistere e alla posizione prona in cui (come previsto nei manuali) è stato contenuto, sarebbero le uniche tre concause del decesso.
«Fakir soffriva di cuore e aveva assunto grandi quantità di cocaina, era presente un sanguinamento polmonare tipico delle intossicazioni e dunque l’agitazione e la permanenza in posizione prona possono aver accelerato un esito infausto», precisa l’avvocato dei due agenti, Gabriele Bordoni. «Da questo a parlare di schiacciamento intendendo un’inopportuna compressione toracica da parte degli agenti c’è un abisso». L’intervento, «come si evince chiaramente dai video è stato fatto in modo corretto» senza nessuno «schiacciamento» aggiunge.
Le testimonianze e i video sull’intervento di contenimento
In effetti la parola «schiacciamento» (utilizzata ad arte in riferimento agli effetti sulla respirazione di una posizione prona) nelle oltre 200 pagine di relazione non compare mai, mentre le testimonianze dei presenti riportate nel dettaglio, confermano la correttezza dell’azione degli agenti.
«Uno dei due poliziotti, mentre il soggetto si trovava a pancia in giù gli si è posto sopra la schiena mantenendo le ginocchia divaricate in modo da contenerlo senza schiacciarlo», riportava nei verbali uno dei testimoni,«mentre l’altro tentava di ammanettarlo e i sanitari si erano avvicinati in attesa di poter intervenire in sicurezza». E uno di loro, sempre a verbale, aggiungeva: «Il soggetto anche in posizione prona era stato messo con la testa di lato, in modo da consentirgli la respirazione. Nessuno si trovava sopra il torace».
A confermare la correttezza dell’intervento anche le analisi dei video: «All’inizio del primo video della bodycam, il soggetto veniva atterrato dai due agenti nel tentativo di immobilizzarlo, posizionandolo inizialmente sul fianco sinistro e sormontandolo, uno a cavalcioni sulla zona lombare e l’altro a livello degli arti inferiori», mentre l’uomo «tentava di resistere alle manovre di ammanettamento divincolandosi con forza», si legge nella relazione. Che specifica anche come «il quadro traumatico di natura contusiva» sia pure rilevato sul corpo del quarantaduenne «non ha avuto un ruolo nel determinismo del decesso».
Cocaina nel sangue: rilevata una concentrazione elevata
La cocaina invece sì: «Premetto che Abderrahim consumava sia birra che stupefacenti del tipo cocaina» e «quella sera abbiamo consumato molta birra», mentre per assumere la cocaina «lui lo faceva in modo defilato», racconta uno dei conoscenti del quarantaduenne nei verbali riportati.
«Nel sangue è stata rilevata una concentrazione di cocaina pari a circa 360 ng/mL», specificano ancora le analisi dei periti e «il valore riscontrato nel caso di specie assume indubbio significato clinicotossicologico» In buona sostanza «i rilievi indicano un’assunzione della cocaina nelle ore antecedenti il decesso foriera di una intossicazione acuta da sostanza».
Le decisioni della Procura e le criticità nell’intervento sanitario
Ora, a fronte di queste analisi dettagliate, i magistrati che si occupano del caso dovranno riunirsi – l’incontro è previsto per oggi – e decidere le sorti delle sei persone iscritte a registro 45-bis e non ancora indagate.
Insieme ai due agenti di polizia sono infatti iscritti anche i quattro volontari della Croce rossa presenti sul posto, allertati proprio dagli stessi agenti. Secondo i consulenti, proprio nella «condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto», e non in quella degli agenti, «sono ravvisabili criticità. Quanto messo in campo dai sanitari in quella situazione «non risultate aderenti ai protocolli dell’emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell’efficacia delle manovre stesse», riporta la relazione. «Tuttavia, anche a fronte di un intervento tempestivo e correttamente eseguito le probabilità di sopravvivenza dell’Abderrahim sarebbero state attorno al 15%».
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