Piantedosi cancella la circolare anti Cpr
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi (Ansa)

Per evitare il Cpr, stando a una direttiva emessa dall’ex ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, bastava dire no a una visita medica e il clandestino da espellere, invece di finire nel Centro per il rimpatrio, tornava in libertà. Ora il Viminale prova a chiudere la falla e lo fa dopo l’inchiesta della Verità e l’appello rivolto dal direttore Maurizio Belpietro al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La nuova circolare, che siamo in grado di anticipare, modifica la direttiva Lamorgese. D’ora in avanti, se la visita preventiva non sarà possibile, lo straniero entrerà comunque nel Cpr e sarà visitato entro 24 ore.

La nuova circolare di Piantedosi dopo l’inchiesta sui medici No Cpr

La modifica interviene sul meccanismo emerso dall’inchiesta sui medici No Cpr di Ravenna, dove dieci immigrati irregolari, tra settembre 2024 e gennaio 2026, avevano evitato il trattenimento rifiutando gli accertamenti sanitari. Un escamotage che in parte vanificava gli sforzi del governo per accelerare le espulsioni, nell’ambito della più ampia strategia di contrasto all’immigrazione irregolare. Belpietro il 4 ottobre aveva esortato il Viminale a cambiare quella che, a primo impatto, poteva sembrare «una norma di buon senso», ma che invece si è rivelata un’arma a doppio taglio.

La risposta di Piantedosi non si era fatta attendere. E il 5 ottobre il titolare del Viminale aveva assicurato di essere «al lavoro per cambiare le regole sulle visite mediche per entrare nei Cpr», cercando il modo giusto ed efficace affinché le verifiche sanitarie non potessero «trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri». Detto, fatto.

Visita medica nei Cpr, cosa cambia con le nuove regole

Prima del ritocco, la direttiva prevedeva l’obbligatorietà della visita medica prima dell’accesso ai Cpr, finalizzata ad accertare l’assenza di patologie incompatibili con l’ingresso e la permanenza nella struttura. Il diniego alla richiesta di essere visitati si traduceva spesso in un «liberi tutti». Una strategia seguita probabilmente su consiglio di legali esperti in materia, che ha permesso ai clandestini di tornare per strada, alcuni dei quali resisi poi protagonisti di reati. Il cavillo legislativo ha messo in evidenza un paradosso lampante: l’accertamento per consentire l’ingresso nei centri diventava l’ostacolo che lo impediva. L’esito, per come era stata scritta la norma, era più che scontato. In assenza di una storia sanitaria, i camici bianchi presenti nel Cpr inevitabilmente finivano per astenersi da qualsiasi valutazione. Il Parlamento, già a inizio anno, aveva cercato di risolvere questo nodo.

Ora, la nuova circolare punta a risolvere definitivamente il cortocircuito. La nuova formulazione interessa i commi 4 e 5 dell’articolo 3, che disciplina l’accertamento delle condizioni di salute e l’assistenza medica degli individui soggetti a procedure di espulsione e destinati, quindi, al trasferimento nelle strutture di detenzione amministrativa. Con la nuova circolare, la visita medica prima dell’ingresso nel Cpr non sarà una condizione imprescindibile per il trattenimento. Il passaggio in questione recita: «Nei casi in cui non sia stato possibile sottoporre a visita medica la persona da trattenere, questa accede nel centro e la visita deve essere effettuata entro 24 ore dall’ingresso nel Cpr da parte del medico della As territoriale o dell’ospedale».

La circolare disciplina anche la trasmissione delle informazioni sanitarie

Le nuove disposizioni intervengono anche sulla circolazione delle informazioni sanitarie. La scheda medica compilata prima del trattenimento viene consegnata, in busta chiusa, «dal personale di scorta al medico dell’ente gestore e la valutazione di sintesi viene conservata dall’ufficio di polizia all’interno del Centro che potrà trasmetterla alla autorità giudiziaria competente qualora ne faccia richiesta». Una procedura specifica è prevista per i richiedenti asilo. In queste circostanze l’ente gestore dovrà provvedere «alla trasmissione alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, con modalità che assicurano la riservatezza della scheda».

Medici No Cpr, l’inchiesta di Ravenna e il vademecum per evitare i rimpatri

Tutto è partito dalle indagini della Procura romagnola, che hanno rivelato l’esistenza di un movimento strutturato d’opposizione alla macchina governativa delle espulsioni. Una rete composta da medici militanti, reti di avvocati e associazioni ben inserite nella mangiatoia immigrazionista. La nostra inchiesta giornalistica, partita dall’ospedale di Ravenna dove, secondo gli inquirenti, alcuni professionisti del reparto d’infettivologia avrebbero falsificato i certificati d’idoneità per scongiurare il trasferimento dei clandestini nelle comunità ristrette, poi, si è estesa a macchia d’olio. E mentre la Procura disponeva perquisizioni domiciliari (il 16 settembre da parte della Squadra mobile) a carico di 23 camici bianchi in nove città italiane, La Verità scopriva che nel carcere di Prato circolava un «vademecum» con le indicazioni per schivare i Cpr.

Medici No Cpr, la sinistra interroga Nordio sulle perquisizioni

La parentesi giudiziaria dei camici rossi indagati e perquisiti è ancora aperta e il movimento No cpr, dai toni, sembra più agguerrito che mai. Come la sinistra, che ieri ha presentato un’interrogazione rivolta al ministro della Giustizia Carlo Nordio e firmata dalla senatrice del Pd Ylenia Zambito (in passato aveva affermato che La Verità fosse di proprietà degli Angelucci). I dem chiedono chiarezza «sulle modalità con cui sarebbero state effettuate le perquisizioni nei confronti di numerosi medici». Intanto Piantedosi assesta un duro colpo a chi sperava che quel limbo giudiziario continuasse a bloccare la macchina delle espulsioni.

Da non perdere

Guerra hacker ai frigo: l’Italia limita i danni
Governo

Guerra hacker ai frigo: l’Italia limita i danni

Palazzo Chigi certifica l’«impatto ridotto» dei raid informatici e alza il livello di guardia. Derrate marcite in 20 punti vendita al Sud e disagi in tutta la Penisola: la Polizia postale segue la pista filorussa. Coldiretti: «Il cibo è sicurezza. Ora un piano straordinario».

Oggi il cdm per la manovra: ecco le ipotesi
Governo

Oggi il cdm per la manovra: ecco le ipotesi

Saltata definitivamente l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% fino a 60.000 euro, ma Fi chiede misure intermedie. Previsti sgravi per i giovani e sulle tredicesime. In discussione la flat tax oltre i 100.000 euro per gli autonomi. Confermati gli incentivi alla natalità.