Sempio e Poggi
Andrea Sempio e Chiara Poggi (Ansa)

Un approccio rifiutato, poi la furia: è questo, per la Procura di Pavia, il movente che avrebbe armato Andrea Sempio contro Chiara Poggi. Per lui, a diciannove anni dal delitto di Garlasco, è stato chiesto il rinvio a giudizio. A dare l’annuncio è stato il procuratore della Repubblica Fabio Napoleone, con un comunicato nel quale precisa che la richiesta è arrivata dopo aver valutato anche gli ultimi atti depositati dalla difesa dell’indagato. Si chiude così la seconda fase delle indagini, che ha individuato in Sempio l’unico indagato della nuova inchiesta.

Garlasco, la ricostruzione dell’aggressione a Chiara Poggi

Il capo d’imputazione ricostruisce l’aggressione in una sequenza particolarmente violenta. Dopo una prima colluttazione, Sempio avrebbe colpito Chiara più volte alla fronte e allo zigomo con un corpo contundente, facendola cadere a terra. Poi l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina. La ragazza avrebbe tentato di reagire, mettendosi carponi, ma sarebbe stata raggiunta da altri tre o quattro colpi alla testa, fino a perdere i sensi. A quel punto l’aggressore avrebbe spinto il corpo lungo le scale e, una volta arrivato in fondo, l’avrebbe colpita ancora, almeno quattro o cinque volte alla nuca. Ferite che, secondo l’accusa, avrebbero provocato le lesioni cranio-encefaliche risultate fatali.

Le aggravanti contestate: crudeltà e motivi abietti

Nel capo d’imputazione vengono contestate anche due aggravanti. La prima è la crudeltà, in relazione alla violenza dell’aggressione e al numero delle ferite: almeno dodici lesioni tra il cranio e il volto. La seconda riguarda i motivi abietti. Per la Procura, l’omicidio sarebbe maturato nell’odio nei confronti della vittima, dopo il rifiuto di un approccio sessuale.

Sempio, la difesa contesta la matrice sessuale del delitto

È proprio la matrice sessuale il punto che la difesa contesta. L’avvocato Liborio Cataliotti, già intervenuto sul tema con La Verità, ha sostenuto che si tratta di un omicidio violento e che la dinamica, anche per come è ricostruita dagli inquirenti, «non ha nulla a che vedere con un reato di indole sessuale». «È un omicidio, punto», ha aggiunto.

Alberto Stasi, la condanna definitiva e la nuova richiesta di processo

Resta inevitabilmente sullo sfondo la condanna definitiva di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, che sta scontando sedici anni di carcere per lo stesso delitto. La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio non cancella quella sentenza e, soprattutto, non equivale a una condanna. L’indagato, attraverso i suoi legali, si dice pronto ad affrontare anche questa fase davanti al giudice e convinto che la propria innocenza sarà dimostrata. «Nulla di nuovo, nulla di inatteso», è stato il commento dello stesso Cataliotti.

Adesso la decisione spetta al giudice per l’udienza preliminare di Pavia. La data dell’udienza non è ancora stata fissata.

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