- Il titolare dell’Economia fu scelto per superare il nodo Savona, ora imbarazza la maggioranza per la sospetta «parentopoli» e i legami con la Cina. Lo stallo sui rimborsi agli sbancati non aiuta: dopo le europee può saltare.
- Dopo la formazione dell’esecutivo, Niccolò Ciapetti entrò in un’azienda legatissima alla politica. Alla Tinexta, invece, potrebbero esserci guai col codice etico.
Lo speciale contiene due articoli.
Nuvoloni sempre più neri si addensano su Giovanni Tria. Ieri sera, a quanto ha appreso La Verità, il premier Giuseppe Conte ha chiesto personalmente al ministro dell’Economia spiegazioni sull’affaire Ciapetti-Bugno, rivelato dal nostro giornale. Conte nel corso del colloquio sarebbe stato meno affabile del solito.
Sia nella Lega sia nel M5s i malumori montano: dai due partiti di maggioranza trapelano «imbarazzo, irritazione, preoccupazione» per gli intrecci fra Tria, Niccolò Ciapetti e Claudia Bugno, e anche per il ritardo nel via libera del ministro al decreto per rimborsare i risparmiatori truffati dalle banche. «Il ministro dell’Economia», dice il vicepremier, Matteo Salvini, «deve dare una risposta veloce ai truffati dalle banche e mi sembra che sia passato il tempo sufficiente». L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, ribadisce il concetto ai microfoni di Rtl: «Tria può star tranquillo, non gli dirò di stare sereno perché non è un modo per tranquillizzarlo. L’unica cosa che penso è che tutti quanti insieme dobbiamo lavorare sulle cose concrete: deve essere firmato il prima possibile il decreto che rimborsa i risparmiatori truffati. Ci abbiamo lavorato per otto mesi, adesso manca un ultimo atto per rimborsare i truffati di Banca Etruria, che stanno aspettando. Noi ci abbiamo messo 1 miliardo per rimborsarli», aggiunge Di Maio, «e va fatto il prima possibile».
Dal M5s fioccano attacchi espliciti al ministro dell’Economia in merito agli intrecci svelati dalla Verità. «Aspettiamo chiarimenti», affonda il sottosegretario alle Autonomie regionali, Stefano Buffagni , «sulla consigliera del ministro dell’Economia, Claudia Bugno, perché il quadro non è coerente con il governo del cambiamento. Mi auguro che non sia la sua consigliera, quella che ha preso la multa da Bankitalia, a dire a Tria come muoversi sui temi bancari, perché se no diventa un problema. Mi auguro che firmino il prima possibile il provvedimento per i risparmiatori truffati», precisa Buffagni, «perché è un impegno preso con i cittadini e almeno quello non mi sembra un problema di risorse, perché quelle sono già state stanziate».
Il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa (M5s), risponde così ai conduttori del programma radiofonico Un giorno da pecora, che gli chiedono se è vero che la vicenda sarà oggetto di una interrogazione parlamentare: «So dell’interrogazione parlamentare», ammette Villarosa, «non so se verrà depositata ma so che ci stanno lavorando».
Il dossier Tria è diventato, nello spazio di un weekend, il più spinoso per l’esecutivo grilloleghista: «Quanto emerso da alcune indiscrezioni di stampa sulla consigliera Claudia Bugno», sottolinea il senatore pentastellato Gianluigi Paragone, «deve essere immediatamente chiarito, e Tria deve farlo a sua volta. È in ballo la trasparenza e l’opportunità delle scelte che vengono compiute».
Anche nella Lega si sta facendo strada la convinzione che il ministro dell’Economia non sia da considerare un «intoccabile». Del resto, Tria si trova al governo per una congiuntura astrale favorevole: tutti ricordano come è avvenuta la sua nomina. È diventato il timoniere dell’economia italiana il 31 maggio 2018 dopo che – tre giorni prima – il capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva rifiutato di nominare Paolo Savona, indicato da Lega e grillini. A causa di quel «no», era arrivato l’incarico a Carlo Cottarelli. La prospettiva di un governo tecnico o di elezioni anticipate aveva però convinto Salvini e Di Maio a trovare un’alternativa a Savona: il nome di Tria, gradito al governatore della Bce, Mario Draghi, che invece si era opposto strenuamente alla nomina di Savona, era venuto fuori quindi come ripiego, un boccone amaro ingoiato da Salvini e Di Maio pur di dare vita al governo del cambiamento.
Tria, in questi 10 mesi di permanenza alla guida del Mef, si è caratterizzato come «tecnico». Sempre sensibile agli umori del Quirinale e della Bce, ha difeso burocrati e dirigenti del Mef di area Pd anche quando la maggioranza ha sollevato dubbi e perplessità sul loro operato, ed è considerato il più filo cinese dei ministri del governo italiano. «Mi risulta che Tria abbia un rapporto accademico con la Cina da anni», disse a Startmag.it l’ex ministro Giorgio La Malfa lo scorso agosto, quando Tria si recò in Cina per un viaggio diplomatico, durante il quale discusse approfonditamente della Via della Seta con il direttore del Silk Fund Road, Wang Yanzhi. «L’Italia può essere lo sbocco naturale europeo della Via marittima della Seta», disse Tria. Fino alle Europee il ministro resterà al suo posto, però se il voto del 26 maggio provocherà la necessità di un riequilibrio degli assetti dell’esecutivo, potrebbe essere il primo grosso nome a saltare.
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