Vigilanza Ue, Roma fa asse con Draghi contro i tedeschi
Ansa
Berlino vuole piazzare un uomo che faccia i propri interessi nel ruolo di controllo sulle banche. Ma l’Italia cerca di impedirlo.

Il primo provvedimento del governo Conte nel settore bancario – dopo una campagna elettorale dove gli aiuti alle banche erano stati denunciati con grande forza – è nel segno della continuità. Con il ministero dell’Economia guidato da Giovanni Tria che notifica formalmente a Bruxelles la richiesta di estendere di ulteriori sei mesi le garanzie che lo Stato offre alle banche sui loro crediti deteriorati.

Una misura ampiamente attesa, e anzi già anticipata nelle ultime settimane di Pier Carlo Padoan al ministero, a maggio, quando lo staff del ministro uscente aveva avviato la procedura per ottenere la proroga. «Abbiamo appena notificato alla Commissione europea la richiesta di estendere di ulteriori sei mesi il programma di garanzia statale per le banche», ha spiegato il ministro a Bloomberg. Aggiungendo che il programma, parte di un pacchetto di misure ben più ampio per aiutare le banche a smaltire le loro sofferenze di fronte al pressing dei mercati e della Bce, «sta funzionando molto bene».

Le Gacs erano state istituite a febbraio 2016 per 18 mesi massimi: sarebbero dovute scadere a settembre 2017, ma vi fu un’estensione di dodici mesi. La richiesta alla Commissione Ue di un prolungamento di ulteriori sei mesi dà tempo per accompagnare le cessioni di crediti cattivi messe in cantiere da molti istituti e sostenere un prezzo su cui il mercato, a dispetto delle aspettative di molti, ha concesso pochi margini: compra ad appena il 20% circa dell’esposizione bancaria. Del resto le Gacs servono ancora: la Bce ha certificato i progressi italiani nel liberare i bilanci dai crediti in default, e vi sono segnali di un ammorbidimento da parte di Francoforte rispetto all’idea iniziale di una «calendarizzazione» forzata della loro riduzione, una stretta che avrebbe messo molti istituti italiani in difficoltà.

La scelta di Tria non va però vista come la volontà di portare avanti le teorie di Padoan, al contrario la mossa rientra in un panorama più ampio che vede muoversi il Quirinale e il Mef a Bruxelles per fare asse con Mario Draghi. Il niet di Tria alla vigilanza bancaria targata Daniele Nouy non è semplicemente da intendere come un gesto sovranista ma è certamente un sostegno a Draghi che in questo momento si trova a gestire la propria successione e a fare in modo che la Germania non subentri nella politica monetaria a gamba tesa. Ieri il quotidiano tedesco Handelsblatt ha dedicato un lungo articolo al tema. Draghi scadrà a novembre del prossimo anno, a ottobre sarà il turno di Antonio Tajani e di Federica Mogherini. Il venir meno di tre figure apicali con passaporto italiano, renderà possibile a Roma avanzare la richiesta di mettere un proprio uomo al capo della vigilanza Ue. Potrebbe essere Ignazio Angeloni, attuale attuale supervisor presso la banca centrale. È chiaro che è iniziata l’affannoso ricerca di un nome non tedesco ma che faccia gli interessi della Germania da mettere alla vigilanza. Berlino punta alla poltrona di Draghi e al tempo stesso vuole nominare un proprio ascaro al posto della Nouy. Magari un portoghese, visto che gli economisti di Lisbona si sono dimostrati negli ultimi tempi molto attenti ai desideri di Angela Merkel e quest’ultima ha premiato il Paese lusitano con importanti investimenti diretti. La partita è iniziata e si fa calda. Tria sta con Draghi e Mattarella. Il resto si vedrà.

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