E Tancredi fa da capro espiatorio
Giancarlo Tancredi (Imagoeconomica)
Si dimette il tecnico, assessore all’Urbanistica: «Dalla maggioranza mi hanno chiesto di lasciare senza sapere i fatti». In pole per sostituirlo c’è Elena Granata, del Politecnico.

È un tecnico puro, quindi può essere sacrificato. C’è un chilo di tattica politica dietro le dimissioni «spintanee» di Giancarlo Tancredi, assessore alla Rigenerazione urbana di Milano, grigliato a metà pomeriggio dalla maggioranza come capro espiatorio dell’inchiesta giudiziaria Palazzopoli. Se al suo posto ci fosse stato il predecessore Pierfrancesco Maran (pupillo del Pd supervotato alle Europee) oggi il sindaco Beppe Sala avrebbe rischiato molto di più. Invece a braccia larghe sulla croce ci va Tancredi, che prima di infilarsi il casco e allontanarsi in Vespa, si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

«Ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di assessore. La mia coscienza è pulita». Dopo le parole di prammatica arrivano le stilettate. «Sono amareggiato per il lavoro che non potrò portare a termine ma ancora di più per la posizione espressa da alcune forze di maggioranza. Ci si è limitati sostanzialmente a chiedere le mie dimissioni senza avere contezza di quanto è accaduto e senza una pronuncia di condanna». Sinistra garantista col sindaco, giustizialista con lui. Il calcio negli stinchi al più debole (e pure tecnico) è la specialità della casa. Ed è lo stesso Tancredi ad accendere i riflettori sul poco coraggioso comportamento della maggioranza.

«Con buona pace del principio di garantismo, l’unico principio qui è mettere da parte chi ora costituisce un peso ingombrante. Atlante dei quartieri, rafforzamento della città pubblica, incremento dell’housing sociale, riforma delle regole morfologiche, rigoroso rispetto dei requisiti ambientali: tutte proposte del sottoscritto nella revisione del Pgt. Ma vedo che si riducono temi complessi all’individuazione di un capro espiatorio». Poi l’anatema finale, con gli astanti imbarazzati e muti: «Tolto di mezzo l’assessore caduto in disgrazia e senza la legge nazionale organica, come cambierà l’urbanistica di Milano? Come se a governarla non fosse un insieme composito di strategie politiche, valori ideali, necessità talvolta in rapida evoluzione, interessi pubblici e privati».

Mentre di fatto il Tancredi uscente prefigura la paralisi (per mummificare una città, peggio delle cattive gestioni ci sono solo le inchieste giudiziarie), è già scattato il piano per sostituirlo. Il Pd ha chiesto (in realtà imposto) a Sala una figura di garanzia proprio per marcare la discontinuità. Potrebbe arrivare già oggi o domani. In pole position per guidare l’Urbanistica sotto scacco c’è Elena Granata, docente al Politecnico, esperta in «Analisi delle città». Non si prevedono rimpasti e tantomeno che Sala tenga per sé le deleghe, visto che è indagato nello stesso procedimento penale.

L’opposizione ha stigmatizzato l’immagine del sindaco aggrappato alla poltrona. Silvia Sardone, vicesegretario della Lega, ha sottolineato che «Sala in versione attack alla poltrona ha voluto imporre a Milano una lenta agonia. Noi volevamo un passo indietro perché i disastri di questa giunta si moltiplicano giorno dopo giorno. Invece per i prossimi due anni l’amministrazione continuerà a vivacchiare costringendo Milano alla paralisi tra degrado, insicurezza e qualche follia green. Hanno usato Tancredi come capro espiatorio e hanno pensato di chiuderla così».

Riccardo De Corato (Fdi), già vice di Gabriele Albertini e Letizia Moratti, ha spiegato: «Sala non si è dimesso e i tempi dell’inchiesta si allungano. A pagare tutto questo saranno i milanesi, soprattutto quei 4.500 che han acquistato casa e rimarranno fuori ancora per molto tempo». Il punto esclamativo lo mette il consigliere di Fdi, Enrico Marcora (chiamato in causa da Vanity Sala per avere postato la sua immagine con la divisa da carcerato): «Lei è un piccolo sindaco».

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