Tagliamo le tasse coi fondi presi ad Airbnb
Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo (Ansa)
  • I 779 milioni sequestrati alla piattaforma, accusata di non aver agito come sostituto di imposta e di non aver versato il dovuto, possono finire nell’emendamento alla manovra. Per non alzare la cedolare secca o per ridurre l’Imu sugli affitti lunghi.
  • Il 5 dicembre sciopero dei medici contro la sforbiciata alle pensioni. Nicola Calandrini: «Risorse non infinite. Servono compromessi».

Lo speciale contiene due articoli.

Lunedì sera la notizia dalle agenzie stampa. Per presunta evasione da 779 milioni, maxi sequestro al colosso Usa Airbnb. In sintesi, l’articolazione irlandese del gruppo degli affitti brevi è sotto inchiesta a Milano per omessa dichiarazione della «cedolare secca» su canoni di locazione gestiti con la piattaforma nel periodo compreso tra il 2017 e il 2021. Imponibile contestato, circa 3,7 miliardi di euro. Indagati tre manager irlandesi. I pm hanno dichiarato sempre alle agenzie: «La società ha tenuto un comportamento apertamente ostruzionistico verso l’amministrazione finanziaria italiana». Anche per questo ci è voluto molto tempo per chiudere l’inchiesta e bloccare il denaro. Banalmente la sede di Berlino non rispondeva alle sollecitazioni e l’autorità giudiziaria si è potuta muovere solo quando un avvocato milanese ha ricevuto la delega. A quel punto è scattato il sequestro esecutivo.

In ballo c’è l’attività che comunemente si chiama sostituto d’imposta. Nonostante le norme Ue indichino chiaramente l’obbligo di versare la trattenuta allo Stato per conto del cliente sottostante e nonostante anche il Consiglio di Stato si sia pronunciato in merito, Airbnb continua a fuggire dagli obblighi. Il che apre alla seconda fase del procedimento. L’azienda americana dovrà sicuramente pagare le sanzioni, ma soprattutto adesso è tenuta ad avviare un procedimento a ritroso. Spetta infatti ad Airbnb tracciare le migliaia di transazioni effettuate e fornire le informazioni all’amministrazione fiscale. Può essere che una buona fetta dei clienti (i proprietari degli immobili) abbiano in autonomia versato la propria cedolare secca al termine di ogni anno fiscale. È chiaro che lo Stato non potrà incassare due volte un’imposta per il medesimo servizio, ma è altrettanto chiaro che non spetta né alla Gdf né all’Agenzia delle entrate scavare nelle transazioni passate. Non certo per mancanza di volontà. Ma perché la legge ribalta sul sostituto d’imposta qualunque obbligo. Un po’ come nel rapporto tra lavoratore subordinato e titolare dell’impresa. Tale dettaglio non è secondario. Significa che i 779 milioni non possono essere considerati un assegno circolare, ma una somma abbastanza vicina a quella che potrà essere incassata a tutti gli effetti dal Fisco.

Ne segue che in queste ore e in questi giorni complicati in cui lo stesso governo ammette di dover lavorare a un maxi emendamento alla legge finanziarie, la previsione di un introito può tornare utile. Anche mettendo a budget la metà della cifra si può creare un tesoretto, termine che non ci piace perché nella realtà sono sempre imposte, ma che rende l’idea. Soprattutto nel caso in cui non si tratti di somme di contribuenti italiani ma di un grande contribuente con passaporto irlandese. In ogni caso anche solo 350 milioni si renderebbero utili per gestire la partita delicata del pensionamento dei medici e degli infermieri. Lo schema di tagli previsto per amalgamare le posizioni contributive dei sanitari rispetto agli altri lavoratori pubblici ha l’effetto di avviare una gara alle uscite anticipate e quindi di accelerare lo svuotamento degli ospedali. La norma vale quasi 1 miliardo nel corso degli anni, ma nel prossimo triennio solo 150 milioni.

I soldi posti sotto sequestro potrebbero avere altresì una destinazione ancor più inerente. Nel governo si è scatenata una battaglia sull’aumento della cedolare secca sugli immobili destinati agli affitti brevi. Dal 21% al 26% a partire dal secondo appartamento messo sul mercato turistico. La norma fa felici gli albergatori e tutti gli amministratori locali che sono convinti che alzando le tasse si disincentiva un settore e si incentiva un altro. Il racconto di questi sindaci, ma anche di alcuni ministri come Daniela Santanchè, punta a dimostrare che se si tassano gli più gli affitti brevi, la gente sarà incentivata ad affittare per periodi più lunghi. Magari agli studenti.

La realtà è diversa. Per almeno due motivi. La battagliata attorno all’aumento della cedolare secca porta a regime nelle casse dello Stato solo 8,8 milioni all’anno in più. Se li si volessero destinare a chi è più povero o agli studenti, vorrebbe dire erogare qualche briciola. A questo punto se veramente si volessero incentivare gli affitti a medio termine, magari proprio per gli studenti, ecco che il budget che sarà incassato da Airbnb potrebbe tornare utile per abbassare l’Imu di queste abitazioni. Basta fornire un certificato dell’università e il locatore avrà lo sconto. Questi sono veri incentivi. Il resto – passateci il termine – è populismo fiscale che non porta a risultati concreti. Punire di solito finisce con l’incentivare il nero. A meno che, come sostengono alcune associazioni dei piccoli proprietari di case, dietro non ci sia la strategia di rendere fuori mercato qualunque affitto breve per lasciare il monopolio turistico nelle mani degli alberghi. Il maxi emendamento in Aula sarà una importante cartina di tornasole.

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