Mario Draghi e il suo governo sentono sempre più il fiato sul collo dei partiti sul tema del nuovo scostamento di bilancio: il «merito» è tutto delle bollette e dei fondi che servono per contrastare il caro energia. Il problema è che il premier frena. Niente nuovo deficit finché le elezioni del prossimo presidente della Repubblica non saranno concluse. Draghi non intende mettere in piedi un nuovo scostamento se non potrà gestirlo, direttamente da Palazzo Chigi o con la moral suasion dal Colle. Contro il nuovo deficit anche il sottosegretario al Tesoro Alessandra Sartore. Secondo l’esponente del Mef, lo scostamento di bilancio è un «procedimento complesso e rafforzato» che impegna il Parlamento. «Oggi» le Camere hanno un «importantissimo appuntamento per la votazione e la nomina del presidente della Repubblica e in questo momento abbiamo questa priorità; ma non ci si sottrae a un intervento che possa essere immediato anche se di minore intensità», ha detto Sartore a Rainews24 economia in merito al dl Ristori che il governo si appresta a varare.
Intanto, però, sono in molti a tirare la giacca del premier perché si attivi a chiedere al Parlamento di fare nuovo deficit. «Io penso», ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, «che lo scostamento si debba fare e che prima si fa meglio è. Al momento stiamo lavorando su un decreto che si sperava di portare in settimana al cdm ma che, con tutta probabilità, si farà la prossima settimana. Il provvedimento è complesso e ricordo poi che va votato a maggioranza assoluta dai componenti delle Camera. Per cui questo implica un coordinamento con le date dell’elezione del presidente della Repubblica».
Dello stesso avviso la «vice» di Giorgetti, la grillina Alessandra Todde: «Sicuramente bisognerà trovare delle coperture per delle misure eccezionali che vanno prese in questo momento per riuscire a rispondere quelli che sono i problemi del caro energia sia per il domestico sia per l’industria», ha detto il viceministro al Mise a SkyTg24 ribadendo che il tema «va affrontato con la massima urgenza per garantire competitività. Abbiamo fatto proposte come Movimento 5 stelle, abbiamo proposto l’azzeramento dell’Iva rispetto al delta prezzo del 2021, la rateizzazione delle bollette e poi proposte sui Ppa (Power purchase agreement, ndr) che potrebbero aiutare a calmierare i prezzi. Le proposte non mancano ma servono coperture e ci auguriamo possano essere all’interno di uno scostamento di bilancio ora in discussione».
Alle richieste di Giorgetti e Todde fanno seguito le richieste del Partito democratico guidato da Enrico Letta. «L’aumento del costo dell’energia è una priorità su cui il Pd chiede un impegno rapido del governo, con provvedimenti che rafforzino le misure già messe in campo nei mesi scorsi e con l’ultima legge di bilancio», spiega Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria nazionale dem. «Servono», dice, «risorse a sostegno dei settori economici più colpiti, della manifattura energivora e delle Pmi, anche prevedendo uno scostamento di bilancio», continua, «destinando in modo strutturale i proventi delle aste Ets e lavorando su ipotesi percorribili di compartecipazione ai costi da parte dei produttori e della finanza che in questa fase stanno realizzando extraprofitti a seguito dell’aumento esponenziale del prezzo del gas. Il gas resta una fonte di transizione necessaria per il nostro Paese, indipendentemente dalla tassonomia europea ancora in corso di discussione. Il nostro Paese deve lavorare per diminuire la dipendenza da forniture fortemente instabili, puntando a un governo europeo dell’approvvigionamento».
Anche il numero uno della Lega, Matteo Salvini, spinge per lo scostamento di bilancio. Due giorni fa, in conferenza stampa, non ha lasciato alcun dubbio sulla sua opinione chiedendo deficit per 30 miliardi di euro. L’aumento del costo delle materie prime e dell’energia, per Salvini, rappresentano un’emergenza rilevante tanto quanto la pandemia del Covid. «Il caro bollette luce e gas sarà l’emergenza del 2022 al di là della pandemia», ha detto, «Non tutti l’hanno ancora capito. Ho chiesto personalmente al presidente Draghi uno sforzo importante entro gennaio per sostenere famiglie e imprese, serve uno scostamento di bilancio di 30 miliardi in totale. Per la Lega è emergenza tale e quale a quella sanitaria. Se non aumentano gli stipendi e raddoppia il costo della bolletta rischiamo di avere scontri sociali che non ci servono». Nei prossimi giorni, dunque, proprio sul caro bollette si terrà un tavolo al ministero dello Sviluppo economico. Intanto, per il numero uno del Carroccio è arrivato il momento di aumentare «al massimo l’estrazione di gas in tutta Italia senza no ideologici».
Ieri la Lega ha poi criticato il Pd per non essersi dimostrato tempestivo sullo scostamento di bilancio. «Ben arrivato al Pd che, dopo settimane di proposte della Lega, ha finalmente condiviso la grande preoccupazione per il caro bollette. Ora anche i Dem chiedono uno scostamento di bilancio urgente», spiega una nota diffusa ieri dalla Lega, «Siamo sicuri che il premier Draghi e il ministro Roberto Cingolani non resteranno indifferenti a queste proposte, che presto saranno ulteriormente valutate grazie al tavolo annunciato dal ministro Giorgetti», conclude la nota.
Ora non resta che attendere per capire come intenderà muoversi il governo. Le elezioni del nuovo capo dello Stato partono il 24 gennaio e, con ogni probabilità, prima di febbraio non sapremo chi sarà il nuovo inquilino del Quirinale. Solo dopo, forse, verrà messa ancora mano al portafoglio.
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