- Oggi c’è la cabina di regia, serve una svolta: via le mascherine all’aperto e il coprifuoco. L’Rt è un indicatore fallace, va mollato.
- Per il sociologo Luca Ricolfi se avessimo gestito diversamente le serrate «avremmo risparmiato settimane di chiusura e 80.000 vite. Con l’estate ci aiuterà molto stare all’aperto».
Lo speciale contiene due articoli.
Oggi è il giorno dell’attesissima cabina di regia che potrebbe decidere qualche ulteriore passo verso il ritorno alla normalità. Con il conforto del buonsenso, e con il supporto di dati che da molti giorni indicano un sensibile miglioramento (meno contagi, meno decessi, meno ricoveri), c’è da augurarsi che non scatti la solita mediazione al ribasso: piccole concessioni aperturiste bilanciate da altrettanti paletti chiusuristi, tanto per evitare che Roberto Speranza, Enrico Letta e la sinistra perdano la faccia. Per incoraggiare soluzioni limpide, ragionevoli e coraggiose, La Verità indica quattro obiettivi.
1 Far saltare l’obbligo di mascherina all’aperto. Già da molto tempo, negli stessi paesi europei, vigono regole differenziate, e l’Italia si è collocata sulla posizione più restrittiva e dogmatica. È il momento di voltare pagina. Un conto è chiedere di indossare la mascherina al chiuso o nelle situazioni in cui non sia possibile rispettare una distanza adeguata. Ma all’aperto, nel rispetto delle distanze e con la bella stagione ormai arrivata, che senso ha mantenere ancora l’obbligo di rimanere imbavagliati? Con i risultati che inevitabilmente vediamo: mascherine a penzoloni, continuamente toccate con le mani, abbassate e rialzate.
2 L’eliminazione del coprifuoco, e non solo il suo posticipo di un’ora o due. Di per sé, si tratta di una misura prova di qualunque base scientifica. Accettandola, siamo entrati in una dimensione di pensiero quasi «magico» (ciascuno valuti che genere di magia), o comunque afflittivo e punitivo verso i cittadini e le loro libertà. In più, la misura è senza senso anche dal punto di vista pratico. Come ci si può appellare al turismo, mantenendo l’obbligo di mettersi a letto alle 22 (o anche alle 23)? E anche in ottica di cautela anti assembramento, è possibile che non si comprenda che comprimendo gli orari c’è inevitabilmente più ressa, mentre proprio una dilatazione degli orari consente una circolazione meno caotica?
3 La riapertura dei ristoranti anche al chiuso. L’obiezione dei virologi del panico è nota: al ristorante bisogna togliere la mascherina (certo, mangiare imbavagliati è francamente complicato). Anche qui, tuttavia, il buonsenso può essere una buona guida: si tratta di procedere con il metodo delle prenotazioni, delle capienze limitate, e di protocolli adeguati. Con questi paletti, non si vede perché una cena in sala al ristorante (oggi vietata) debba essere più pericolosa di una partita di calcetto (oggi consentita).
Né è accettabile l’idea che gli esercizi sprovvisti di spazi all’aperto debbano essere portati al fallimento. Il mix tra abolizione del coprifuoco e adozione di protocolli ragionevoli può consentire a un ristorante al chiuso di fare ogni sera un paio di turni, e di incassare almeno la metà dei ricavi dei tempi ordinari. Perché impedirlo? Ovviamente analogo semaforo verde dovrebbe scattare anche per le piscine al chiuso e per le palestre.
4 Il quarto obiettivo, più tecnico, riguarda una riforma dei criteri dei «colori» e una radicale revisione del sistema dell’Rt. Oggi, a numeri bassi, è sufficiente un incremento anche contenuto dei contagi per penalizzare un territorio in modo eccessivo. Si adotti come riferimento, invece, un indice legato alla pressione ospedaliera, con particolare riguardo alle terapie intensive.
Come si vede, si tratta di proposte di assoluta ragionevolezza. Speriamo di non dover ancora sentire le solite frasi fatte, tipo «siamo all’ultimo miglio», che avrebbero il sapore di un’ennesima presa in giro per attività che hanno sopportato ogni genere di sacrificio.
Ieri, per una volta, anche dai tecnici si sono sentite solo dichiarazioni incoraggianti, dal sottosegretario Pierpaolo Sileri («Le terapie intensive si stanno svuotando») al coordinatore del Cts Franco Locatelli («Le aperture decise secondo il criterio del “rischio ragionato” non si sono associate a una ripresa della curva epidemica»), passando per il professor Francesco Vaia dello Spallanzani («Il virus lo stiamo massacrando»).
Solo Speranza, come al solito, è rimasto in mezzo al guado: «Possiamo proseguire con ragionata fiducia verso le graduali riaperture delle altre attività, mantenendo la necessaria prudenza. Con dati in miglioramento possiamo allentare e poi superare il coprifuoco». Il che fa pensare che il ministro, anche oggi, spingerà solo per un mini slittamento alle 23 o alla mezzanotte.
Intanto, anche ieri, dati molto rassicuranti: 5.753 positivi (contro i 6.659 del giorno prima), e 93 morti (dato più basso da sette mesi, e comunque cifra molto inferiore ai 136 del giorno precedente). In diminuzione anche i ricoveri: meno 26 in intensiva, meno 359 nei reparti ordinari.
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