I Prodi boys ora sono contro la Bce
Romano Prodi (Ansa)

Dopo averla idolatrata, soprattutto ai tempi di Mario Draghi ora non risparmiano le critiche per la lentezza con cui si sta muovendo sui tassi.

«Le attuali politiche monetarie stanno utilizzando strategie sbagliate per gestire l’aumento dell’inflazione». A parlare Lucio Poma, in una conferenza organizzata da Cribis (banca dati che controlla pagamenti e morosità). Lucio Poma insegna Economia Applicata all’Università degli Studi di Ferrara ma soprattutto è capo economista di Nomisma la società di consulenza fondata nel 1981 da un gruppo di professori bolognesi fra cui spicca il nome del professor Romano Prodi allora poco più che quarantenne. L’ex premier, che già nel 1978 era ministro, ha sempre avuto un peso nelle scelte della società di con sulenza di cui è stato anche responsabile del comitato scientifico. «L’Italia -dice Poma– è stata una delle economie che è cresciuta maggiormente in questi anni, soprattutto tra il biennio 21/23, con una crescita maggiore anche della Cina, degli Stati Uniti e della Media UE, mentre prima del Covid eravamo uno dei fanali di coda dell’Unione Europea. Questo dato è estremamente rilevante, soprattutto se lo contestualizziamo in un periodo di grande incertezza economica, come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da una brusca crescita dei prezzi dell’energia. Un dato che spiega questa crescita è il livello di inflazione in Italia, quasi vicina alle zero». Tuttavia. «È chiaramente visibile che aumentare i tassi di interesse non fa diminuire i prezzi per i consumatori, e questo perché il consumatore è cambiato e le famiglie italiane non sono più disposte a ridurre le proprie spese, vanno invece a erodere i propri risparmi e aumentare il credito a consumo. Il mondo è cambiato e gli strumenti per combattere l’inflazione vanno cambiati. Le banche centrali analizzano solamente il tasso di interesse, dimenticando altri fattori importanti, e se continuano a mantenere costante il tasso di interesse, perché vi è molta incertezza, si continuerà a lavorare solo sulle aspettative, e questo renderà difficile per tutti, per le imprese, per le economie, per le banche avere uno scenario chiaro e tutti continueremo a navigare a vista. Le imprese che oggi stanno andando meglio sono quelle che stanno anticipando il mondo che sta cambiando».

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