Obbligare i privati a riscuotere l’Irpef da colf e badanti è un autogol fiscale
  • Il governo vuole trasformare le famiglie in sostituti d’imposta. Con più spese e rischio guai in caso di errori. Un assist al nero.
  • Nessuna smentita all’imposta sul reddito al 50%. Il ministro Roberto Gualtieri: «Servono 14 miliardi».

Lo speciale contiene due articoli.

Il governo vuole scaricare l’onere della lotta all’evasione sulle famiglie. Non sapendo come recuperare i 7 miliardi di redditi non dichiarati al fisco, come previsto dalla prossima manovra economica, vorrebbe trasformare gli italiani, costretti a servirsi di personale domestico e per l’assistenza degli anziani, in efficientissimi 007 anti evasione.

L’operazione, che ha già scatenato un putiferio di polemiche e gettato le famiglie nel panico, farebbe parte del pacchetto di misure con le quali il duo ConteGualtieri, rispettivamente premier e ministro dell’Economia, stanno facendo ricorso a tutta la loro immaginazione per mettere in trappola i furbetti delle tasse.

Secondo il progetto le famiglie che impiegano colf e badanti, ma anche il singolo anziano che non ha il supporto dei parenti, diventerebbero sostituti d’imposta. Questo vuol dire che, come tutti i datori di lavoro, sarebbero tenuti a trattenere le tasse nella busta paga e ad effettuare i relativi versamenti. Un compito che finora non hanno. Diventerebbero delle piccole aziende.

Il ragionamento che hanno fatto i tecnici del Tesoro, è banale e superficiale: dal momento che il settore dei collaboratori domestici e di assistenza agli anziani è caratterizzato da un’ampia fascia di irregolarità, non c’è niente di più facile, per far emergere il nero, che costringere famiglie e anziani a prelevare e a pagare l’Irpef dei loro lavoratori. Così, pensano all’Economia, nessuno potrà più evadere.

Secondo Assindatcolf, l’associazione di categoria, il 60% di colf e badanti non è in regola ma «sarebbe assurdo rivalersi sulle famiglie, che già devono farsi carico di tutta l’assistenza agli anziani, per combattere il nero». All’Inps risultano 850.000 contrattualizzati ma le stime, al ribasso, indicano che gli irregolari sono almeno il doppio.

Chi però ha tirato fuori dal cilindro questa soluzione non ha tenuto conto di una serie di conseguenze che rischiano non solo di vanificare l’intento anti evasione ma di allargarne i confini. Sarebbe un buco nell’acqua, con l’unico risultato di rendere la vita delle famiglie e degli anziani un inferno burocratico e di aumentare i costi del servizio.

Vediamo quale girone dantesco si prospetta per chi ha bisogno di un aiuto in casa, dalle normali pulizie all’assistenza. Quest’ultima attività è particolarmente diffusa dal momento che la popolazione anziana (in crescita) è pressoché a carico delle famiglie per la carenza di strutture pubbliche e per gli alti costi di quelle private.

La normativa vigente prevede che le famiglie versino i contributi previdenziali Inps e Inail. Nella busta paga viene indicata la retribuzione mensile, il rateo di tredicesima e il Tfr. Spetta poi al lavoratore, cioè a colf e badante, compilare la dichiarazione dei redditi e pagare le tasse. Il progetto del governo è di trasformare le famiglie in sostituti d’imposta, obbligandole ad effettuare le trattenute mensili e a versarle all’Erario tramite il modello F24 o altri modi semplificati.

Il ruolo di sostituto d’imposta non è per niente facile. Per calcolare i contributi da trattenere, occorre innanzitutto individuare l’aliquota che è il 23% per un reddito fino a 15.000 euro e il 27% oltre questa soglia. Poi vanno calcolate le detrazioni, se il contratto è a tempo determinato o indeterminato, e quelle familiari se il lavoratore ha coniuge o figli a carico. Dulcis in fundo ci sono le addizionali regionali e comunali. C’è poi una fascia di lavoratori che non supera gli 8.100 euro l’anno e che sono esentati dal pagare le tasse.

Ve lo immaginate il vecchietto alle prese con i calcoli e la compilazione dei moduli o la famiglia trasformata in studio di commercialista?

Senza contare che ci sarebbero precise responsabilità e il sostituto d’imposta dovrebbe rispondere al Fisco di eventuali errori.

Un bel pasticcio. A meno di non rivolgersi ad un professionista ma sono in pochi a poterselo permettere. Ci sono i Caf, però un paio di questi, interpellati, hanno già lasciato intendere che l’operazione avrebbe un costo aggiuntivo. E non finisce qui.

La famiglia deve vedersela pure con il lavoratore che a causa del prelievo per l’Irpef, avrebbe lo stipendio decurtato. Non è difficile immaginare che questo cerchi di rivalersi della perdita esigendo un aumento.

La famiglia verrebbe messa alle strette anche per un’altra situazione. Come detto prima, coloro che percepiscono un reddito sotto 81.00 euro l’anno non pagano imposte. Colf e badanti potrebbero quindi chiedere di non dichiarare tutte le ore lavorate in modo da rientrare in questo caso e non pagare l’Irpef.

Si verrebbero a creare, pertanto, tutte le condizioni per indurre, anche chi è sempre stato in regola, a rifugiarsi nel nero, pur di scampare a nuove incombenze burocratiche e a maggiori spese. Per il governo l’ennesima operazione fallita e un clamoroso effetto boomerang.


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