Cgil a Siena. A occuparsi di Mps
Maurizio Landini contro lo spezzatino. In vista, forse, delle suppletive: la possibile elezione di Enrico Letta e il mancato spacchettamento della banca andrebbero a favore del sindacato.

La Cgil torna a Siena. Per occuparsi di Mps. Ieri Maurizio Landini, il segretario generale del sindacato che spesso ha condiviso importanti scelte con il Pd, ha fatto sapere di essere contrario allo spezzatino del gruppo e la dispersione degli oltre 20.000 lavoratori. Il sindacalista è stato interpellato da alcuni giornalisti all’uscita dalla sede della Banca d’Italia al termine della lettura delle Considerazioni finali da parte del governatore Ignazio Visco.

A dirla tutta, le frasi di Landini destano non poco sconcerto, perché apparentemente mostrano un disimpegno da quel territorio che per anni è stato bacino di voti di Pd, Ds e della stessa Cgil. «Non siamo convinti che la prospettiva per salvare il Monte dei Paschi e darle una prospettiva sia uno spezzatino», ha detto Landini. «Le categorie hanno già chiesto incontro al ministro Franco e noi stiamo sollecitando affinché avvenga per collocare, anche la prospettiva di una banca importante come il Monte dei Paschi, dentro a un’idea di riorganizzazione del settore bancario nel Paese».

Landini ha anche ricordato come Visco nelle Considerazioni finali abbia toccato il tema della rivoluzione digitale che sta ridisegnando anche l’industria finanziaria e del credito. «Oltre a usare bene i soldi europei dobbiamo fare tante politiche industriali, anche verso il settore bancario», ha detto. «Mi auguro che il governo colga la nostra disponibilità; l’accordo sul subappalto della scorsa settimana dimostra che il confronto può produrre risultati». Quello che si potrebbe pensare, in realtà, è che la posizione della Cgil abbia più di una sfumatura politica. Tra il 15 settembre e il 15 ottobre a Siena ci saranno le elezioni suppletive ed Enrico Letta, numero uno del Pd, potrebbe candidarsi per prendere il posto lasciato vacante da Padoan. Va ricordato, infatti, che l’ex ministro dopo essersi candidato per il seggio del collegio Toscana XII e averlo vinto ha lasciato la poltrona a seguito della nomina a presidente di Unicredit, la stessa banca che, nelle speranze del precedente governo avrebbe dovuto rilevare Mps.

Del resto, se Letta riuscisse nel suo intento e se la banca non venisse spacchettata, questo potrebbe essere di certo un vantaggio anche per la Cgil. Almeno questo sarebbe l’intento, sebbene chi conosce i problemi di Rocca Salimbeni sa bene che opporsi al suo spezzatino è pura fantasia (oppure non conosce il mondo bancario).

Allo stato attuale, infatti, è impossibile sperare che Mps resti in piedi con le sue gambe e, purtroppo, lo spezzatino è inevitabile. Potrebbe avvenire in prima battuta per mano del Tesoro, che deciderà di vendere al miglior prezzo e in blocco gioielli di famiglia, oppure potrebbe avvenire dopo la sua cessione, quando la grande banca che la rileverà sarà costretto a spezzettarla.

Ammesso, infatti, che le nozze con Unicredit vadano in porto, è chiaro che l’ad Andrea Orcel si troverà costretto, anche solo per questioni di antitrust, a dover cedere alcuni business (o parte di essi) dove Unicredit è già presente. È il caso, ad esempio, degli sportelli in centro e nord Italia dove Mps e Unicredit sono molto presenti. In questo caso, insomma, parte della rete dovrebbe finire per forza tra più gruppi bancari. Qualcuno, in tutto questo, si chiede quale sia il parere, rispetto alla posizione di Landini, di Nino Baseotto. Il capo dei bancari della Fisac Cgil, che su questo tema dovrebbe avere voce in capitolo, è considerato vicino a Susanna Camusso e non sempre allineato all’attuale vertice di Corso Italia. Pure lì battaglie tra correnti, proprio come nel Pd.

Ma questa è un’altra storia.

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