I danni fatti non bastano. Monti vuole altre tasse

Non essendo riuscito a dare il colpo di grazia all’Italia nel 2011, Mario Monti ci riprova. Dall’oltretomba di Palazzo Madama dove, grazie all’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, occupa una poltrona di senatore a vita, l’ex rettore della Bocconi si è fatto vivo per suggerire una misura economica risolutiva delle difficoltà di bilancio del Paese. A far quadrare i conti, secondo il professore, basterebbe una bella patrimoniale, ovvero una stangata su quegli italiani che non siano ridotti alla canna del gas, ma abbiano una casa e un conto corrente. In un colloquio (…)

(…) pubblicato dal Foglio, Monti ha spiegato che nell’introduzione di un’imposta sui risparmi non ci vedrebbe nulla di strano. «Una patrimoniale annuale ad aliquota moderata esiste in vari Paesi che consideriamo civili come o più del nostro», ha sentenziato sulle colonne del quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Dunque, pare la logica conclusione del nostro, se gli altri già sono obbligati a pagare, perché l’Italia dovrebbe fare eccezione e non tartassare i contribuenti? Si faccia una bella tassa sulle proprietà immobiliari e mobiliari e in un colpo solo avremo risolto i nostri problemi. Per l’ex rettore ed ex presidente del Consiglio, l’imposta patrimoniale garantirebbe le risorse per ridurre il cuneo fiscale. «Se vogliamo che l’occupazione aumenti, non basta stimolare la domanda», ha spiegato l’illustre docente, «occorrono investimenti, che invece scarseggiano, e serve rendere meno pesanti, come avviene in altri Paesi, gli oneri fiscali e sociali sul lavoro». Tradotto in poche parole, Monti sponsorizza una tassa promettendo in futuro di ridurne altre.

La ricetta dell’ex premier, del resto, non è nuova. Anche quando, nel novembre del 2011, si insediò a Palazzo Chigi, sostituendo Silvio Berlusconi alla guida del governo, il professore spiegò al Paese la necessità di dover fare i compiti a casa per poter guadagnare la promozione. I «compiti» erano un modo molto edulcorato per dire che gli italiani dovevano mettere mano al portafoglio per tappare i buchi di bilancio. E infatti, subito dopo il governo in loden (dal sobrio capo di abbigliamento indossato dall’ex rettore) fece una manovra da decine di miliardi, la maggior parte delle quali in tasse. Monti introdusse l’imposta sulla casa, per poi passare a quella sulle auto di grossa cilindrata e a una terza sulle barche. Si deve a lui la tassa sulle seconde case, sulle case all’estero e sui conti correnti fuori dai confini nazionali. Di tagli alla spesa neanche l’ombra, nonostante le molte dichiarazioni sulla spending review e la nomina di un apposito mister mani di forbice.

Il risultato di quella che in breve si rivelò una patrimoniale diffusa è noto. Il mercato immobiliare si fermò e i prezzi delle case crollarono, facendo sentire gli italiani, che in maggioranza investono nel mattone, tutti un po’ più poveri. Il mercato delle auto di lusso all’improvviso si bloccò e chi aveva in garage un bolide cercò di disfarsene al più presto, vendendo all’estero ogni vettura che desse nell’occhio. Quanto alle barche, i possessori fecero rotta sui porti esteri, in Croazia o in Costa Azzurra, con la conseguenza che insieme franarono sia i cantieri specializzati in natanti sia le società di gestione degli attracchi. Una catastrofe accompagnata dall’aumento del nero e dal ritorno degli spalloni, perché chi portava i soldi in Svizzera, visto il rischio di dover pagare le tasse anche sui conti correnti all’estero, decise di dirottare il denaro in posti discreti, al riparo dagli occhi del fisco. Insomma, la patrimoniale di Monti, invece di farci uscire dal tunnel come aveva promesso l’ex rettore, ci fece entrare in una spirale di sfiducia e di conseguenza di calo del Pil dai quali ancora non ci siamo ripresi.

È per questo che il fantasma del professore è ricomparso. Visto che si torna a parlare di clausole di salvaguardia, di finanza pubblica e debito alle stelle, l’uomo al quale si devono la riforma Fornero e centinaia di migliaia di esodati, persone che all’improvviso si ritrovarono senza lavoro e senza pensione, ci riprova. La teoria economica è ovviamente la stessa e si regge sempre sulla stangata: un colpo a sorpresa, mentre gli italiani sono in vacanza oppure dormono. Un po’ come fece Giuliano Amato nel lontano 1992, quando una domenica, con un blitz, mise mano ai conti correnti dei cittadini, prelevando il 6 per mille a chiunque, ricchi e pensionati.

Del resto, Monti non è solo. Di teste d’uovo come la sua ce ne sono anche altre e tutte, dall’alto della loro cattedra, tifano per la patrimoniale.

Per quanto ci riguarda, possiamo dire che non esiste alcuna prova che una patrimoniale consentirebbe di raddrizzare la barca dell’Italia. Al contrario ne esistono molte che portano a ritenere come, con un’imposta del genere, invece di riprendere il largo la nave andrebbe a fondo. Nel dubbio, noi eviteremmo di fare esperimenti, anche se ai professori gli esperimenti piacciono molto. Perché il conto non lo pagano loro.

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