- Maggioranza divisa. La Lega, che ha iniziato i contatti con gli altri partiti per il Colle, chiede più risorse contro il caro energia. Il M5s insiste sull’addio all’Isee per il Superbonus. E Laura Castelli chiude a un rinvio dei pagamenti al fisco. Lunedì Mario Draghi vede i sindacati.
- Carlo Bonomi: «I fondi del Green deal andranno alla Germania, che usa tuttora il carbone».
Lo speciale contiene due articoli.
La manovra (sulla manovra) è a tenaglia. Da una parte Matteo Salvini, dall’altra Giuseppe Conte. Alleati nel governo gialloblù, fieri avversari in quello giallorosso, ritornati con l’arrivo di Mario Draghi dalla stessa parte della barricata loro malgrado, ora tengono sotto tiro il premier in vista dell’approvazione della legge di bilancio. Il gioco è quello del tiro alla fune, ognuno ha le sue richieste. E il risultato è quello di creare ancora più tensione nell’esecutivo, a pochi giorni dallo sciopero di giovedì proclamato da Cgil e Uil proprio contro la manovra economica che il governo sta faticosamente tentando di approvare. Palazzo Chigi non ha comunque chiuso la porta: le organizzazioni sono state convocate lunedì prossimo.
Su un solo punto i leader di Lega e 5 stelle si trovano d’accordo: la richiesta di aggiungere fondi per attutire il rincaro del costo dell’energia. «Per ridurre le bollette servono più coraggio e altri soldi», ha detto Salvini, «Occorre uno sforzo in più per abbassare i costi perché il taglio di tasse di 8 miliardi di euro che aiuterà i lavoratori rischia di essere vanificato proprio dal caro bollette». I fondi stanziati finora sono considerati largamente insufficienti. Ma dove andare a prendere le somme che mancano? Il segretario della Lega non ha dubbi: «Uno dei posti dove trovare altre risorse è dal reddito dei furbetti perché una parte di questo spreco può essere gestito meglio. Il presidente Draghi ha trovato quasi 4 miliardi per luce e gas, bisogna trovarne di più e in prospettiva continuare a investire sia sul gas sia sulle energie alternative e sicure come il nucleare, come sta facendo tutto il resto del mondo». Salvini ha anche avviato gli incontri già annunciati con gli altri leader di partito in vista dell’elezione del nuovo capo dello Stato: ieri ha sentito Silvio Berlusconi e incontrato Giovanni Toti, seguiranno Conte, Enrico Letta e Matteo Renzi.
Anche Conte ha chiesto più soldi per luce e gas. Ieri mattina l’ex premier ha incontrato Draghi a Palazzo Chigi. «Continueremo a lavorare sul caro bollette in parte compensato dalle misure già decise», ha detto all’uscita dopo un’ora di colloquio, «ma bisogna fare di più. Non solo per le famiglie ma anche per le imprese che sono in difficoltà con questi costi aggiuntivi». Assieme alla riduzione del costo della materia prima, il leader dei 5 stelle ha chiesto che vengano rivisti gli oneri generali di sistema per bollette più trasparenti. Naturalmente Conte, a differenza di Salvini, non si sogna di recuperare i fondi dal reddito di cittadinanza. La soluzione proposta è più complessa: «Un recupero dell’extragettito delle aste di emissioni di CO2 al fine di riuscire a compensare questi ricavi».
Uniti sulla richiesta di più soldi, divisi su come recuperarli, e in mezzo c’è Draghi. Ma le bollette non sono l’unico terreno di battaglia. Sul tappeto Conte ha messo anche il Superbonus edilizio: «Abbiamo ribadito le priorità del Movimento 5 stelle», ha detto parlando di sé al plurale, «quindi l’importanza di estendere il Superbonus per il 2022: deve saltare la soglia Isee che è troppo bassa e ci stiamo lavorando». E poi tra le richieste «c’è anche un ulteriore esonero per la Tosap», la tassa di occupazione del suolo pubblico per i tavolini all’aperto, perché «i ristoratori e i bar hanno bisogno di continuare a lavorare. Quelle agevolazioni vanno prorogate».
Oltre a Superbonus e bollette, sul tavolo delle divisioni tra i partiti di maggioranza c’è anche il tema delle cartelle esattoriali. Il centrodestra compatto, compresa Fratelli d’Italia, ha preteso nei giorni scorsi di rinviare ancora il pagamento degli atti fiscali congelati durante la fase più acuta della pandemia. «Serve una dilazione per consentire a cittadini e imprese di non trovarsi nuovamente in difficoltà», ha detto il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, minacciando lo stop alla manovra senza la dilazione. Ma il viceministro all’Economia Laura Castelli (M5s) si è opposta: «Nello schema di taglio delle tasse approvato dal Consiglio dei ministri le cartelle non ci sono. Il tema è importante però mancano le risorse».
Le convergenze quindi sono ancora lontane. Su Draghi continuano a piovere richieste di soldi in un braccio di ferro che surriscalda la temperatura attorno alla manovra, anche perché si fanno sempre più stretti i tempi per l’approvazione della legge di bilancio se si vuole evitare di finire all’esercizio provvisorio. Al momento il testo è fermo in commissione Bilancio al Senato, dove non è ancora cominciata la votazione sui 700 emendamenti presentati dai vari partiti. È un numero enorme, anche se in origine erano oltre 6.000 le novità proposte al testo approvato dal Consiglio dei ministri. La norma in discussione subirà comunque una profonda modifica dopo che il governo avrà presentato il suo maxiemendamento, che dovrebbe contenere innanzitutto il taglio delle tasse in base all’accordo raggiunto tra le forze di maggioranza.
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