Mannaia di Palazzo Chigi sulla casa. Addio a sconti in fattura e crediti
  • Mentre l’Ue spinge per gli interventi green, un decreto stringe le maglie sui bonus edilizi: ammesse solo detrazioni. Allarme Ance: «Così si affossano imprese e famiglie». Il cdm: sì al dl sulla governance del Pnrr.
  • Vertici Pa, deroga per i pensionati. Abolito il divieto di offrire loro incarichi manageriali nel pubblico introdotto da Marianna Madia. Il niet riguardava perfino le cariche fiduciarie affidate dall’esecutivo.

Lo speciale contiene due articoli.

Niente più cessione dei crediti né sconto in fattura, ma solo detrazioni. E niente più acquisti dei crediti fiscali da parte delle amministrazioni locali, per evitare che i bilanci pubblici si appesantiscano oltremodo di debiti. È questa la duplice e repentina mossa portata a compimento dal governo ieri nella riunione del cdm, sancita da un decreto che si è aggiunto all’ultimo momento a un ordine del giorno che inizialmente recava il solo esame del dl Pnrr. Evidentemente l’esecutivo ha ritenuto urgente occuparsi di questa materia, dopo che i cassetti fiscali delle imprese si erano ingrossati di crediti incagliati e che numerose giunte regionali avevano deciso di correre in soccorso di queste facendosi così carico del problema. Con il rischio, però, di trasferirlo dalle casse private a quelle pubbliche.

Nella conferenza stampa che è seguita al cdm, dapprima il vicepremier Antonio Tajani ha osservato che «c’era stata una lievitazione dei crediti perché nel governo precedente era mancata una pianificazione e si è lasciato lievitare il numero dei crediti che era fuori controllo», poi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che «è una misura di impatto ma necessaria per bloccare gli effetti di una politica scellerata utilizzata anche in campagna elettorale e che ha prodotto un beneficio per alcuni cittadini ma ha posto in carico a ciascuno italiano un onere di 2.000 euro a testa».

Quando i contenuti del provvedimento hanno cominciato a filtrare, le reazioni politiche sono state immediate. I più critici , ovviamente, sono i grillini, padri del Superbonus: Giuseppe Conte ha parlato di «colpo letale al settore dell’edilizia» e ha chiesto agli esponenti di Fi di opporsi. Sul fronte delle imprese, non mancheranno dure critiche, visto che nei giorni scorsi le associazioni di categoria avevano lanciato un allarme: «Se, come sembra in queste ore, il governo bloccherà per sempre la cessione di nuovi crediti da bonus senza aver individuato prima una soluzione per sbloccare quelli in corso vorrà dire che si è deciso di affossare famiglie e imprese in nome di non si sa quale ragion di Stato», ha scritto Federica Brancaccio, presidente di Ance, in un post su Facebook. Secondo Ance ci sono 15 miliardi di crediti bloccati che mettono a rischio 25.000 imprese e 90.000 cantieri. A questo proposito il sottosegretario Alfredo Mantovano ha annunciato che lunedì ci sarà un incontro a Palazzo Chigi proprio con le associazioni di categoria. Anche perché la scelta del governo pone ora la questione di come la stretta sul Superbonus si coniugherà con la direttiva Ue sulle case green. Prospettando un possibile fronte di intervento sul tema dei crediti incagliati, Giorgetti ha ritenuto «fondamentale è che si riattivi la possibilità da parte degli intermediari, in particolare finanziari, nell’acquisto di questi crediti che in questo momento era di fatto bloccato per incertezza normativa che noi in questo decreto risolviamo». «Dobbiamo agire di concerto col settore bancario», ha aggiunto, «come sistema per risolvere questo “bucone” che si è formato in ragione di una normativa definita con leggerezza». A questo proposito, è stato escluso il concorso nella violazione per i fornitori che hanno applicato lo sconto e per i cessionari che hanno acquistato il credito in caso vengano riscontrate irregolarità nei lavori, se non in presenza di dolo. D’altra parta le misure per dare sollievo agli imprenditori con crediti bloccati, come lo Spalmadebiti o l’accesso alla garanzia SupportItalia, finora si erano rivelate inefficaci.

L’altro provvedimento di rilievo approvato dal cdm è stato il dl per la nuova governance del Pnrr, annunciato nei giorni scorsi dal ministro competente Raffaele Fitto, che al termine della riunione dell’esecutivo ha tenuto una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio le novità. Che consistono, a grandi linee, in un maggiore accentramento in capo alla presidenza del Consiglio e in una semplificazione delle procedure, per scongiurare il rischio (molto concreto) di sforare coi tempi, di non raggiungere gli obiettivi e pertanto di perdere le risorse di Bruxelles. Per quanto riguarda la governance, viene istituita una nuova struttura di missione presso la presidenza del Consiglio dei ministri, con quattro direzioni generali e un coordinatore. All’interno dei singoli ministeri, inoltre, i dirigenti delle unità di missione potranno essere esautorati in caso di inefficienza, anche se gli incarichi inizialmente erano stati assegnati fino al 2026. Poi ci sono le norme che puntano a velocizzare le autorizzazioni per gli impianti che sfruttano fonti rinnovabili e quelle che consentono di commissariare più facilmente i Comuni indietro con gli appalti relativi al Pnrr. Importante anche la parte del decreto che riguarda l’edilizia scolastica, che permette alle amministrazioni comunali di fare affidamenti diretti dei lavori sotto alcune soglie di spesa. «Sopprimiamo l’Agenzia della coesione», ha spiegato il ministro Fitto, «e riorganizziamo le competenze all’interno del dipartimento delle Politiche di coesione, poi procediamo alla soppressione dei due nuclei esistenti, accorpandoli in uno e riducendo di 20 unità il numero di persone coinvolte».

Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…