• Il mercato italiano dei crediti deteriorati è in gran fermento. Come spiega uno studio del settore realizzato da Banca Ifis e aggiornato a metà 2019, nei bilanci delle banche italiane rimangono circa 164 miliardi di crediti non performanti, 177 miliardi sono stati ceduti ma solamente 11 miliardi sono stati recuperati al 2019. Ci sono quindi da gestire 330 miliardi di crediti deteriorati.
  • Il record a Unicredit: in quattro anni dismessi 33 miliardi. Seguono Banca Mps e Banco Bpm.

Lo speciale comprende due articoli e infografiche.

Il mercato italiano dei crediti deteriorati è in gran fermento. Come spiega uno studio del settore realizzato da Banca Ifis e aggiornato a metà 2019, nei bilanci delle banche italiane rimangono circa 164 miliardi di crediti non performanti, 177 miliardi sono stati ceduti ma solamente 11 miliardi sono stati recuperati al 2019. Ci sono quindi da gestire 330 miliardi di crediti deteriorati.

Se dunque il mercato nazionale è florido con 49 operatori specializzati e 984 agenzie di recupero crediti (in totale si tratta di un settore da 13.300 persone con un fatturato di circa due miliardi di euro), il problema del recupero dei crediti deteriorati non è ancora stato risolto. La crisi economica, pertanto, è stata messa sotto lo zerbino, ma il problema dei crediti che non vengono restituiti resta.

«Le strutture di recupero», spiega Luciano Colombini, ad di Banca Ifis, «devono essere appropriate alla dimensione, complessità e caratteristiche delle attività delle banche con sistemi di monitoraggio continui ed efficienti. Gli investimenti in intelligenza artificiale e It saranno fondamentali e, per sostenerli, l’economia di scala costituirà un vantaggio competitivo».

Per il 2019 si stimano 46 miliardi di euro di transazioni npl complessive, il 17% coperte da Gacs (garanzia statale sulle cartolarizzazioni), il 35% nel mercato secondario.

L’Italia, nel confronto europeo, è tra i Paesi con la riduzione più significativa dell’esposizione a crediti deteriorati: -50,9% dal 2015 a oggi. Meglio di noi hanno fatto la Germania, che dal 2015 ha ceduto il 57,6% di npl e l’Irlanda che, nello stesso periodo di tempo, ha ridotto la sua esposizione del 72,7%.

Il problema vero, però, è che nonostante gli sforzi fatti dalle banche italiane per cedere npl che ne appesantiscono i conti, il nostro Paese rimane ancora al di sopra della media europea. L’esposizione delle banche al primo trimestre 2019 era infatti dell’8%, rispetto a una media Ue del 3%.

In parole povere, stiamo risalendo la china, ma la strada è lunga. Nel solo 2018 le banche italiane hanno venduto 18 miliardi di crediti deteriorati, mentre dal picco del 2015 gli istituti hanno pulito i bilanci cedendo 173 miliardi di euro di npl.

Certo, va detto che il numero di crediti che passano da essere potenzialmente inadempienti (utp, in gergo tecnico) a non performanti (npl, quelli che non vengono restituiti) è alto.

Tornando al settore, la previsione di Banca Ifis per il 2020 è di 43 miliardi di transazioni npl. Alla fine di quest’anno, grazie ad alcuni grosse transazioni, le operazioni di utp potrebbero raggiungere i 29 miliardi.

Dal 2015 a oggi, spiega lo studio di Banca Ifis, circa il 66% delle transazioni Npl sono state originate da dieci istituti di credito. I primi cinque compratori per volumi sono in ordine: Quaestio, la stessa Banca Ifis, Fortress, LindorfIntrum-Carval Investors, Fonspa. Circa il 50% delle transazioni sono Npl secured.

«Il 2020 sarà un anno ancora molto dinamico per il mercato delle cessioni dei crediti non performanti», spiega Francesco De Marco, responsabile del workout management IFIS NPL e direttore generale FBS (società del gruppo Banca Ifis), «ci aspettiamo nel 2020, come reso pubblico durante il nostro Npl Meeting di settembre, transazioni per circa 43 miliardi di euro con forte sviluppo del mercato secondario che dovrebbe coprire ben il 40% delle operazioni», dice.

«I prezzi dovranno esser competitivi per continuare a soddisfare le esigenze dei soggetti che vogliono vendere ma soprattutto per rendere sostenibili le strategie aziendali di recupero. L’industria che si sta formando», continua l’esperto, «è composta da numerosi professionisti. I volumi che andranno ad alimentare questa industria saranno sicuramente importanti anche nei prossimi anni ma i processi di lavorazione del credito diventeranno sempre più strategici per poter mantenere gli obiettivi fissati dai piani in fase di acquisizione: efficienza, specializzazione e digitalizzazione delle parti operative saranno i fattori chiave da mettere a regime per migliorare sempre di più la macchina».


INFOGRAFICA



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