• Tito Boeri rimette in dubbio il governo: «Io fornisco le simulazioni, loro mi aggrediscono». Luigi Di Maio lo gela: «Andiamo avanti».
  • Fattura elettronica. Alberto Bagnai, commissione Finanze: «Serve riflessione più profonda». Guerra di emendamenti alla legge di bilancio: più di 1.000 bocciati.

Lo speciale contiene due articoli

Tito Boeri torna all’attacco del governo, che ribatte a muso duro confermando la riforma delle pensioni che supera la Fornero. Questa volta il presidente dell’Inps, più volte e inutilmente invitato a non fare politica, sferra il colpo basso alla legge di bilancio dalle colonne del Corriere della Sera. In un’intervista a Federico Fubini ribadisce che su quota 100 i conti non tornano, perché a suo dire la spesa per applicare la nuova normativa pensionistica sarebbe insostenibile per le casse dello Stato. Spiega che «il governo ci ha chiesto delle simulazioni e ne abbiamo fatte tantissime. Tutte implicano per forza che ci sia un forte incremento della spesa nei primi anni». «Insomma», affonda Boeri, «in tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L’idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l’anno non è minimamente supportata», ma «quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi».

E arriva addirittura a lanciare un allarme per l’incolumità degli stessi dipendenti Inps, che subirebbero aggressioni per colpa delle promesse fatte dal governo di Giuseppe Conte: «Non vogliamo fare da parafulmine per reazioni a promesse non mantenute. I nostri dipendenti negli uffici territoriali subiscono quotidianamente aggressioni al punto che, Salvini lo sa bene, abbiamo dovuto chiedere di rafforzare la sorveglianza davanti alle sedi». Se non bastasse dice anche di temere, non essendo sufficienti le risorse per tutti gli aventi diritto, «che le sedi Inps vengano prese d’assalto perché tutti cercheranno di scappare prima che scattino le chiusure». Il numero uno della previdenza sociale dipinge così uno scenario apocalittico di rivolta sociale. La colpa? Di un esecutivo che Boeri invita a «scendere con i piedi per terra». Non manca un passaggio anche sui tagli alle pensioni che la riforma comporterebbe: a suo parere, la decurtazione sarà di circa il 35 per cento a causa del mancato versamento dei contributi che ogni singolo lavoratore non fornirà più all’Inps, che erogherà così assegni più bassi.

Infine Boeri interviene anche riguardo alle sue dimissioni che non intende presentare, altro punto di scontro con Lega e 5 stelle: «Se il presidente del Consiglio mi convocasse e mi dicesse che non c’è più fiducia in me, non aspetterei un minuto di più. Lascerei. Ma non posso farlo per un tweet. E trovo pericolosa per la nostra democrazia la delegittimazione sistematica di organi indipendenti, autorità di controllo, regolatori o pareri tecnici». Di sicuro la corda sta per spezzarsi e Palazzo Chigi non ha intenzione di continuare a subire i quotidiani attacchi del presidente Inps. Secondo indiscrezioni riferite dall’Adnkronos, si starebbe pensando di reintrodurre a distanza di dieci anni una governance basata sul consiglio di amministrazione sia all’Inps sia all’Inail, ai cui vertici c’è Massimo De Felice. La misura, che potrebbe essere inserita nel provvedimento sul riordino delle pensioni, avrebbe proprio la finalità di azzerare gli attuali vertici dell’ente previdenziale e di quello che si occupa di assicurare gli infortuni sul lavoro. Ieri è stato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, a chiedere per l’ennesima volta un passo indietro da parte di Boeri: «Si dimetta perché non è in linea con le proposte di riforma previdenziale che sono nel contratto di questo governo, perché non vuole quota 100, perché non vuole un calo dell’immigrazione perché a suo dire saranno gli immigrati a pagarci le pensioni. Nessuno lo trattiene, Boeri se ne vada senza continuare a criticare tutto. È una semplice questione di coerenza, se ne vada».

Comunque dopo l’intervista al vetriolo rilasciata al Corriere è arrivata, puntuale, la replica del vicepremier Matteo Salvini: «Sono orgoglioso che questo sia un governo che passa dalle parole ai fatti. Ci eravamo impegnati con gli italiani a cominciare a smontare una legge ingiusta come la Fornero e in questa manovra economica ci sono i primi miliardi di euro per aiutare migliaia di italiani a uscire dalla gabbia che si chiama legge Fornero. Il presidente dell’Inps è ormai da mesi in campagna elettorale con il Pd e magari sfiderà Marco Minniti alle primarie, non lo so». A stretto giro anche la reazione del vicepremier Luigi Di Maio: «Io eviterei allarmismi inutili. Quota 100 si farà», dice a margine della sua visita all’Its Barsanti di Pomigliano. Inoltre, sempre sullo stesso argomento, risponde anche alle critiche mosse dall’ex ministro, Elsa Fornero, che accusava il governo di raccontare bugie: «Vedremo con i fatti quanti posti di lavoro si libereranno grazie al superamento della Fornero con quota 100. Oggi un giornale, che non è del Movimento 5 stelle, dice che si libereranno 620.000 posti di lavoro, con 40.000 assunzioni nella pubblica amministrazione».

Alfredo Arduino

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