- Di sponda con gli eletti grillini vicini a Roberto Fico, il prof ha provato a inserire nel dl fiscale il taglio lineare degli assegni. Una mossa che falcidierebbe le rendite del ceto medio.
- Il direttore regionale Inps Lazio: «Le strategie previdenziali spettano solo a chi governa, evitare le querelle».
Lo speciale contiene due articoli.
In questi giorni l’esimio professore Tito Boeri ha voluto fornire nuovi indizi sul suo disegno politico, che, secondo i ben informati, è quello di candidarsi a campione e baluardo dell’anti sovranismo.
L’11 ottobre, di prima mattina, ha partecipato alle audizioni presso la Camera dei deputati e qui ha difeso la legge Fornero sostenendo che con quota 100 il debito pubblico aumenterebbe di 100 miliardi di euro, ma non ha specificato in quanto tempo, facendosi sbertucciare contemporaneamente dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha ammesso che quel debito pensionistico potrebbe accumularsi, ma in 34 anni, e dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso («Penso che di allarmi del presidente dell’Inps ne abbiamo avuti sin troppi»).
Impermeabile alle critiche, Boeri è tornato nel suo ufficio in zona Eur e ha ricevuto il senatore dei 5 stelle Nicola Morra, capogruppo grillino al Senato e vicepresidente della commissione Affari costituzionali e gli ha fornito informazioni sul numero di dirigenti dell’Istituto interessati dalla quota 100. Ha annunciato che con l’entrata in vigore della nuova norma potranno lasciare il posto nove dirigenti di prima fascia su 41, quasi un quarto dei suoi generali. In parole povere Boeri, in pubblico, sveste i panni del tecnico e, fascia da Rambo in testa, mitraglia numeri contro la proposta di legge, mentre in privato, più pragmaticamente, si preoccupa, come un boiardo qualsiasi, delle conseguenze della nuova legge sullo scacchiere Inps e in segreto, insieme con i politici di riferimento, studia mosse e prepara avvicendamenti per tenere sotto controllo la macchina. In pochi dentro all’Istituto si sono stupiti: «Si prepara allo spoils system per accreditarsi con i 5 stelle», commenta un alto dirigente, infastidito dall’uso politico che Boeri sta facendo dell’ente. Per inserire l’episodio nella giusta cornice bisogna ricordare che Morra viene considerato un autorevole esponente dell’ala sinistra dei grillini, quella che fa riferimento al presidente della Camera Roberto Fico e mal digerisce il matrimonio tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un’area in cui Boeri cerca sponde in vista della scadenza del suo mandato da presidente, prevista per febbraio 2019.
Sempre l’11 ottobre, i 5 stelle tendenza Fico hanno tentato un blitz per inserire il contenuto del disegno di legge sulle cosiddette pensioni d’oro dentro al decretone fiscale. Un disegno di legge che, come abbiamo già raccontato, se applicato andrebbe a penalizzare con tagli lineari e algoritmi le rendite previdenziali di categorie molto vicine alla Lega come agricoltori, forze dell’ordine e commercianti.
Gli emendamenti sono stati accantonati, su consiglio degli esperti del ministero, in quanto non coerenti con la materia fiscale del decreto. Ma l’approvazione della norma sul taglio delle pensioni d’oro resta in cima all’agenda di Boeri e dei suoi referenti politici, nonostante i dubbi sulla costituzionalità di un provvedimento che punta a tagliare gli assegni previdenziali, ricalcolando retroattivamente la corretta età di pensionamento, attraverso modelli statistici stabiliti ora per allora.
Uno degli ispiratori della fallita incursione sarebbe Pasquale Tridico, docente di Economia del lavoro dell’università di Roma 3, già ministro in pectore di Di Maio e mediatore tra i 5 stelle e Boeri nei momenti di maggiore frizione (ma soprattutto durante la messa a punto della norma sul taglio dei vitalizi).
Ma i giochini del professore non finiscono qui. Giovedì i componenti grillini delle commissioni Lavoro e Bilancio della Camera hanno sottolineato che il presidente dell’Inps «ha difeso strenuamente i privilegi dei sindacalisti». Lo stesso Boeri ai suoi collaboratori il 2 agosto aveva scritto in una mail: «Vorrebbero anche inserire norma sui sindacalisti. Riusciamo ad aggiungerla?». Ma deve averci ripensato.
Il piano, per molti osservatori, è lampante: Boeri vuole sabotare il governo dall’interno, usando come una clave i dati a cui lui solo ha accesso. Nei giorni scorsi su questo giornale abbiamo raccontato come abbia voluto scegliere personalmente il coordinatore generale statistico attuariale, l’uomo che vidima dati e analisi, ignorando una rosa di nomi selezionata da una commissione istituita dallo stesso Boeri. Dopo il nostro articolo l’Unione sindacale di base ha pubblicato un comunicato intitolato: «Aridanghte, Boeri ci ricasca: allo statistico attuariale un petalo “fuori rosa”». Nel testo il sindacato ricorda il precedente dell’incarico «affidato a Maria Cozzolino, proveniente dal ministero dell’Economia, dopo il sistematico impallinamento di tutti i professionisti del coordinamento statistico attuariale». Ma la lista delle presunte anomalie non è terminata: «Quando c’è da trattare i dati dell’Inps, Boeri degli interni non si fida, tanto è vero che a guardia dei dati ha preferito mettere Massimo Antichi, persona di sua fiducia, che va avanti da una vita a incarichi» a chiamata «non avendo mai vinto un concorso da dirigente della pubblica amministrazione».
I numeri sono macinati per lo più da Visit Inps scholars. Per alcuni il ricorso di Boeri a questo centro studi rappresenta un conflitto d’interessi: «Una struttura privata composta di ricercatori universitari finanziati dalle banche per rielaborare dati e lanciare allarmi ingiustificati che si traducono in aumento di spread e problemi per il sistema Paese», evidenzia un dirigente Inps. Il sindacato ricorda che per Visit Inps, Boeri, docente della Bocconi, «ha chiamato a sé una schiera di professori universitari, tra questi Pietro Garibaldi, a cui ha affidato la direzione scientifica dei Visit Inps scholars, compensandolo per l’incomodo con l’incarico di amministratore unico di Italia Previdenza – Sispi Spa, società interamente partecipata dall’Inps».
Ha dato l’impressione di tirare le orecchie a Boeri anche Giorgio Ambrogioni, presidente della Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità del pubblico impiego: «Se occorre grande prudenza nel proporre interventi legislativi volti a modificare il regime pensionistico» ha detto, «è indispensabile estrema chiarezza e precisione nell’indicarne gli effetti economici: il rischio è quello di determinare un caos di cifre e una totale confusione fra i cittadini e gli addetti ai lavori (…) Non è solo un fatto formale, di ortodossia statistica ed attuariale: sull’incertezza e sulla confusione in casa nostra poggiano anche le decisioni che le agenzie di rating si apprestano dare sui nostri conti, sul nostro futuro». Chissà se Boeri avrà preso appunti.
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