L’Europa fa muro sui dazi contro gli Usa. Pechino e Washington vicine all’accordo
Maroš Šefčovič (Ansa)
  • Bruxelles pensa a possibili alternative, ma per Confindustria bisogna trattare. Emmanuel Macron va in Groenlandia e complica tutto.
  • Serve una convergenza tra maggioranza e opposizione per un progetto di ampio respiro. L’obiettivo è aumentare l’export e ridurre il debito per salvare il Paese dal declino.

Lo speciale contiene due articoli

Le trattative tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sul commercio non stanno andando bene e a Bruxelles qualcuno comincia a preoccuparsi, in vista della scadenza del 9 luglio. In quella data infatti scadrà la sospensione dei dazi del 50% imposti da Donald Trump su tutti i beni esportati negli Usa da parte dell’Ue.

La piattaforma negoziale europea si basa sulla rimozione reciproca di tutti i dazi, in ottica zero-per-zero. Una proposta non molto allettante per gli Stati Uniti, che hanno un deficit commerciale enorme e dunque non avrebbero vantaggi da una soluzione di questo tipo, che lascerebbe inalterato lo squilibrio. Nel 2024, l’Ue ha registrato un surplus commerciale con gli Stati Uniti di circa 198,2 miliardi di euro, con l’Ue che ha esportato beni per 531,6 miliardi di euro, mentre le importazioni dagli Usa sono state di 333,4 miliardi di euro. L’amministrazione americana ha già fatto sapere che la proposta, messa in questi termini, non è interessante. Come riporta il sito Politico.eu, alcuni anonimi funzionari europei hanno espresso pessimismo sull’esito del negoziato su queste basi. Ragion per cui, a Bruxelles si sta iniziando a ragionare su proposte diverse.

Ma per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini «il governo italiano è consapevole che gli States sono il secondo Paese per le nostre esportazione. Quindi serve il dialogo, che piaccia o non piaccia».

Nell’incontro di questa settimana a Washington con il neocancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente Trump ha fatto chiari riferimenti al fatto che l’Europa comprava molto gas dalla Russia, sottolineando il fatto che gli USA sono oggi il maggior esportatore di Gnl al mondo. I negoziatori europei, dunque, stanno ragionando su come inserire il Gnl americano nella trattativa sui dazi per formulare una proposta accettabile per la Casa Bianca. Vi è poi la questione dell’acciaio: l’innalzamento dei dazi al 50% su acciaio e alluminio in ingresso negli USA da qualunque paese (salvo Messico e Regno Unito) avrà effetti deleteri sul comparto europeo, che sarebbe spazzato via dall’eccesso di produzione asiatica. In quest’ottica, una collaborazione europea per limitare l’ingresso dell’acciaio cinese nel circuito commerciale occidentale potrebbe avere il duplice vantaggio di proteggere l’industria europea e di piacere a Washington. La Casa Bianca però ha fatto riferimento più volte alle barriere non di prezzo che l’Ue pone all’ingresso nel proprio mercato. Questi ostacoli si annidano nella regolazione dei mercati, dunque Trump si aspetta non tanto di poter esportare di più alcune merci in particolare, quanto di avere parità di trattamento in generale per le aziende americane. Formalmente, il negoziato viene descritto da parte europea come costruttivo. Il rappresentante dell’Ue per il commercio Maroš Šefčovič ha incontrato mercoledì a Parigi l’omologo statunitense Jamieson Greer e le successive dichiarazioni alla stampa erano improntate all’ottimismo.

Non gioverà certo alla trattativa la visita che il presidente francese Emmanuel Macron effettuerà in Groenlandia per dimostrare il suo sostegno al territorio autonomo danese, ambito da Donald Trump, come ha annunciato l’Eliseo. Si recherà lì «su invito» del premier della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen.

Ma la preoccupazione inizia a serpeggiare a Bruxelles. La Banca Centrale europea ha lanciato l’allarme. Nello scenario «grave», cioè con i dazi Usa al 25% e con relativa risposta reciproca europea, il Pil dell’area euro sarebbe inferiore di uno 0,5% nel 2025, 0,7% nel 2026 e 1,1% nel 2027. con un’inflazione dell’1,8% nel 2027 anziché 2%. Intanto, dall’altra parte, riprendono le trattative tra gli Usa e la Cina. Dopo la telefonata tra Trump e Xi Jinping di questa settimana, il presidente americano ha annunciato per domani a Londra un nuovo incontro tra negoziatori americani e cinesi.

«Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, quello al Commercio, Howard Lutnick e il rappresentante Usa per il Commercio, Jamieson Greer, vedranno i rappresentanti di Pechino per l’accordo commerciale» ha scritto Trump in un posto sul social Truth.

Mentre i commenti di politici e analisti si concentrano sul possibile raffreddamento dell’economia come effetto della politica commerciale di Trump, sembra sfuggire ai più che quella commerciale è soprattutto una leva negoziale che la Casa Bianca sta utilizzando per allineare l’Occidente in chiave anti-cinese.

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