- Intanto torna il tormentone Mes con la scusa del fallimento della banca Usa. Pierre Gramegna: «Dobbiamo convincere Roma».
- Assobalneari prepara controdenuncia a Ursula von der Leyen e ricorre alla Consulta.
Lo speciale contiene due articoli.
La riunione dei ministri delle finanze dell’Unione europea (Ecofin) si è conclusa ieri con un accordo assai vago sui principi già fissati nella proposta della Commissione europea per la riforma del patto di stabilità e crescita, attualmente sospeso ma in predicato di tornare in vigore nel 2024.
Nella riunione si sarebbe registrato un consenso sulla necessità di garantire «finanze stabili e sostenibili», come recita il comunicato finale. Formula non nuova che significa in ogni caso la riduzione dei livelli di deficit e debito pubblico per i Paesi che sforano i rispettivi parametri. In effetti, il comunicato finale si premura di chiarire che il nuovo Quadro di governance economica non modificherà i due criteri chiave del vecchio Patto di stabilità, cioè il famigerato 3% del Pil per il deficit di bilancio e il 60% del Pil per il debito.
Ciò che potrebbe cambiare è la modalità con cui i Paesi fortemente indebitati dovranno rientrare all’interno dei parametri. In generale, gli Stati presenteranno una pianificazione di bilancio pluriennale. L’idea di fondo è che i governi affrontino un negoziato con la Commissione per stabilire un percorso di riduzione del debito calato sulla realtà del singolo Paese, con vincoli relativi a riforme e investimenti per la transizione ecologica e digitale. Criteri e condizioni saranno stabiliti in base a un’analisi di sostenibilità del debito a cura della Commissione. Sarà necessario trovare un accordo, che ora appare molto lontano, sulla metodologia di analisi della Commissione.
Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha affermato che «le conclusioni di oggi riflettono l’obiettivo della Commissione di un sistema più semplice, di una maggiore partecipazione dei Paesi e di un più ampio margine di manovra per la riduzione del debito, unitamente a un’applicazione più stringente». «Abbiamo lavorato in maniera ferma e costruttiva affinché le conclusioni sulla riforma del Patto di stabilità fossero approvate oggi dall’Ecofin. Il testo finale, che condividiamo, prevede, come avevamo auspicato, che la nuova riforma sia approvata entro l’anno per poter affrontare la transizione del 2024 in maniera realistica e con obiettivi raggiungibili», ha invece detto il ministro Giancarlo Giorgetti.
Gelido il commento del ministro delle finanze tedesco, il liberale Christian Lindner: «C’è ancora molto lavoro da fare. Il treno può lasciare la stazione solo quando la sua destinazione è chiara», ha affermato, riferendosi in particolare alla necessità di ulteriori consultazioni tra gli Stati membri dell’Ue e la Commissione. La Germania e altri Paesi temono un eccessivo allentamento delle regole. Lindner non è favorevole neppure a considerare i nuovi principi di governance già nelle linee guida per i bilanci del prossimo anno. «Attualmente abbiamo regole chiare, non siamo in un vuoto giuridico, abbiamo un Patto di stabilità con regole da applicare» ha detto. Massima incertezza, quindi, su quale debba essere il quadro di riferimento per la legge di stabilità 2024.
Intanto, le parole di lunedì del presidente irlandese dell’Eurogruppo Pascal Donohe a proposito della ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) da parte dell’Italia, hanno riacceso la polemica politica in Italia. Riferendosi al crollo della banca americana Silicon valley bank, Donohe ha affermato che il Mes «rafforzerà la capacità dell’Ue di fronteggiare situazioni di dissesto che dovessero verificarsi in futuro».
A stretto giro arrivavano ieri le parole di Pierre Gramegna, direttore esecutivo del Mes, cui l’assist costituito dal fallimento di una banca americana deve essere apparso miracoloso: «Cercheremo di fare il nostro meglio per convincere il governo italiano alla ratifica» ha detto ieri, annunciando poi un non richiesto giro di incontri da tenersi «nelle prossime settimane» in Italia. Subito dopo, in un tweet, Veronica de Romanis ha affermato ieri che «Chi al governo si preoccupa delle conseguenze fallimento banca Silicon valley bank, dovrebbe ratificare nuovo statuto Mes. La riforma serve proprio a introdurre uno strumento (backstop) che argina il contagio se crisi bancaria. Continuare a rimandare ancora non ha davvero senso». Una lettura, questa, già più volte criticata.
Oggi alla Camera si terrà un question time durante il quale il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, risponderà all’interrogazione firmata da Luigi Marattin (Italia viva), che chiede di sapere «se e quando intenda presentare in Consiglio dei ministri il disegno di legge di ratifica della riforma del Trattato istitutivo del Mes».
Sarebbe proprio la revisione in corso del complessivo quadro di governance economica europea, però, a rendere la ratifica del Mes superflua o superata dagli eventi. È molto probabile che la risposta di Giorgia Meloni all’interrogazione sarà proprio questa.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >