Continua il gioco sporco sull’Iva. Vogliono alzarla ma non l’ammettono
  • Il sottosegretario Laura Castelli apre con La Stampa: «Ci pensi il Parlamento». Poi, bacchettata dal M5s, ritratta. L’intento però è chiaro: rimodulare l’imposta. E se Giuseppe Conte rinvia il rincaro dei ticket, arriva la stretta sulle colf.
  • Il sito Dagospia rivela un piano per una nuova aliquota Irpef al 50% sui redditi sopra i 300.000 euro. A suggerirla a Roberto Gualtieri sarebbero «Dracula» Vincenzo Visco, l’esperto di gabelle Vieri Ceriani e l’ex capo del fisco renziano Ernesto Maria Ruffini. Nessuna smentita da Pd e ministero.
  • La riforma dei valori degli immobili scompare dalla versione della Nadef pubblicata sul sito del Mef. Il sottosegretario Antonio Misiani: «Non c’è nella manovra, ma va fatta…».

Lo speciale contiene tre articoli.

L’Iva manda ai pazzi il governo. «Lo stiamo dicendo da settimane, basta con titoli fuorvianti e false ricostruzioni. L’Iva non si aumenta», ha scandito in una nota Laura Castelli, sottosegretario dell’Economia e delle Finanze. Smentendo il titolo della Stampa che recitava «Su Iva nessun tabù, liberi di discutere». Non ha però eccepito nulla sul contenuto dell’articolo nel quale si spiegava che la ridiscussione delle percentuale spetta al Parlamento. Infatti l’aumento Iva uscito dalla porta ritorna quotidianamente dalla finestra.

E impone ai pr dei due partiti di maggioranza continui interventi tampone. «Ancora oggi sui giornali sentiamo parlare di rimodulazione dell’Iva. Lo ribadiamo per l’ennesima volta: no a giochini e giri di parole, l’Iva non deve aumentare», fanno sapere dal quartier generale dei 5 stelle.

«Questo governo nasce su due principi fondanti: il blocco dell’Iva e il taglio dei Parlamentari. Se uno dei due viene meno, allora si perde il senso di questo governo». Peccato che sempre ieri in una chiacchierata con Avvenire il ministro agli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha detto che le rimodulazioni Iva «si faranno perché oggi in questa imposta ci sono situazioni ingiuste». Fraintendimento dei giornalisti? Assolutamente no perché, sempre ieri, alla Camera dei deputati, a margine dell’audizione in commissione per le questioni regionali, ha ribadito: «Siamo nella condizione in cui assorbenti e pannolini sono tassati con Iva ordinaria al 22% e alcuni beni anche di lusso vivono di evidenti agevolazioni. Rimodulare le aliquote Iva rivedendo i panieri entro la legislatura è dovere di un governo che è nato con le intenzioni di ridurre le ingiustizie presenti nella società».

Se non fosse stato sufficientemente chiaro, Boccia rincara la dose. «Dire con chiarezza che ci sono ingiustizie che vanno corrette è nostro dovere. Questo significa rimodulare l’Iva non altro e non certamente le ricostruzioni macchiettistiche dei giorni scorsi secondo le quali c’era chi voleva aumentare l’Iva e chi non voleva. Nessuno vuole aumentarla ma eliminare le ingiustizie è un dovere», ha aggiunto il ministro. Tutte le frasi che fanno appello alla giustizia sociale si possono comprendere tramite un semplice esercizio. Basta tornare indietro al 13 ottobre del 2011 leggere l’audizione di Vieri Ceriani e di Daniele Franco a Bankitalia sul progetto di riforma fiscale e rimodulazione dell’Iva. Il secondo firmatario dopo essere stato alla Ragioneria è ritornato a Bankitalia, mentre il primo – inventore delle principali tasse italiane – dal ruolo un po’ secondario al Sose in questi giorni è rispuntato dalle parti del Mef. Non è un advisor ma un consulente rinomato per la sinistra. Ed è il maggiore esperto di bilanciamento tra le rimodulazioni Iva e il taglio delle cosiddette tax expenditures, le detrazioni e le deduzioni. «Gli interventi andrebbero selezionati anche sulla base del loro impatto redistributivo. La riduzione di tutte le detrazioni e le deduzioni ai fini Irpef inciderebbe maggiormente sulle classi di reddito più basse, soprattutto per effetto della struttura delle detrazioni (decrescenti rispetto al reddito complessivo). La valutazione degli effetti redistributivi di eventuali inasprimenti dell’Iva è più complessa», spiegava Ceriani otto anni fa, «l’impatto è differente a seconda dell’aliquota: l’aumento dell’aliquota ordinaria incide maggiormente sulle famiglie con redditi più elevati; quello delle aliquote ridotte incide significativamente sulle famiglie in condizioni economiche meno favorevoli». La posizione di riforma è chiara e spiega perfettamente il concetto di rimodulazione. All’epoca lo storico consulente dei governi di sinistra spiegava che per bilanciare l’effetto Iva sarebbe stato necessario intervenire sulle aliquote Irpef, ridurle e portare la percentuale massima di prelievo dal 43 al 40%.

Invece adesso il Mef sembra volersi muovere nella direzione opposta. Rimodulare l’Iva lasciando le aliquote Irpef invariate o peggio alzandole significa alzare le tasse. È un fatto scientifico. La sfilza di dichiarazione dei politici di maggioranza non cambierà mai i fatti, perché la realtà dimostra che a coprire la manovra finanziaria mancano tra i 4 e gli 11 miliardi di euro. A questo servirà rimodulare l’Iva così come servirà mettere in cantiere la revisione dei costi di accesso alla sanità. Tant’è che la mezza smentita di Giuseppe Conte, arrivata dopo l’ennesimo intervento per negare l’aumento Iva, si è dimostrata una conferma. «Gli interventi su super ticket e ticket sanitari sono programmati non domani mattina: il nostro è un progetto riformatore che non scade a dicembre, abbiamo un patto da attuare in questa legislatura. Anche i tempi degli interventi li dobbiamo dosare nel corso dei mesi e degli anni, non possiamo pensare che tutto si esaurisca a dicembre». Nessuno ha mai immaginato che la botta di tasse potesse arrivare di colpo dal primo gennaio, c’è un intero anno lungo il quale spalmare l’aumento della pressione fiscale e purtroppo anche degli adempimenti burocratici. Per contrastare il nero si stanno studiando diversi meccanismi, uno dei quali potrebbe essere quello di rendere i datori di lavoro dei sostituti di imposta e pagare, così, oltre ai contributi, anche l’Irpef a colf e badanti. Tradotto servirà pure il commercialista con tanto di parcella.


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